Il cospirazionismo è un movimento che sta sempre più ampliano i propri consensi, ma al di là dell’eventuale valenza scientifica o pseudo-scientifica, può essere definita propriamente come una filosofia?

Chi non ha mai sentito parlare di teorie cospirazionistiche o di complotti di gruppi di persone ricchi e potenti, celati ai più e a discapito di tutto il resto della popolazione? A partire dal terrapiattismo, per arrivare sino al mancato allunaggio, di esempi ce ne sono molti. Ma qual è l’origine di questo movimento? Può essere studiato, in quanto ricerca il nascosto, al pari di una filosofia?
Il cospirazionismo si invigorisce durante la pandemia
La pandemia di Covid-19, che ha vissuto e continua tutt’ora a vessare l’intero mondo, ha consegnato agli occhi di tutti una proliferazioni delle tesi cospirazionistiche all’interno dell’ambiente degli addetti ai lavori e non.
Negli ultimi mesi sono sorte numerose teorie sull’origine del Covid-19 -creato in un laboratorio cinese oppure di origine naturale?-, sul legame tra la sua diffusione e il 5G, tra la necessità dello sviluppo di un vaccino e Bill Gates. Queste sono solo alcune delle ultime tesi cospirazionistiche che hanno inondato il web e di cui molti sono venuti a conoscenza.
Secondo un rapporto pubblicato da NewsGuard si sta assistendo in Europa ad un’ampia diffusione del movimento Q Anon, movimento complottistico sorto nel 2017 negli Stati Uniti, e che ultimamente sta promuovendo l’uso dell’idrossiclorochina come farmaco per curare il Covid-19, a fianco della dottoressa Stella Immanuel, tanto apprezzata dal presidente americano Trump.
Il ricercatore della Concordia University di Montreal Marc-André Argentino, infatti, sostiene che il movimento si sia diffuso tanto da toccare un numero vicino ai trenta paesi negli ultimi due mesi, tra Europa e Sud America.

Il rapporto tra cospirazionismo e filosofia
Il fulcro del pensiero cospirazionistico è il dubbio, che viene instillato nei confronti di un data verità accettata dalla maggioranza della popolazione, quale per esempio l’utilità del vaccino nella battaglia alla diffusione del Covid-19, o anche i più illustri esempi di sfericità della Terra, criticata dal movimento dei terrapiattisti, o dell’effettivo allunaggio. Il dubbio è centrale all’interno di questo pensiero e conduce spesso ad una svalutazione delle tesi affermate dalla parte più preponderante della cultura mondiale.
Spesso la questione del cospirazionismo viene sottovalutata e nel momento in cui una tesi viene definita complottistica o cospirazionistica viene affrontata con una dignità inferiore. Eppure l’interrogativo da cui parte è un interrogativo che accomuna una gran parte della filosofia occidentale e sicuramente tutta la filosofia moderna e contemporanea: si pensi al dubbio esistenziale di Cartesio, che partendo dal dubitare dell’esperienza dei sensi giunge ad un dubbio universale e generalizzato. La filosofia stessa, come disciplina, ha nella sua stessa definizione il dubbio, la riflessione critica su quanto già appurato o conosciuto è uno dei punti essenziali dell’interrogazione filosofica.
Dunque, una volta appurato il tema centrale del dubbio, qual è il discrimine tra filosofia e cospirazionismo?
La differenza tra filosofia e cospirazionismo
Nel momento in cui si pone in dubbio una tesi appurata, come potrebbe essere quella della sfericità della Terra, si rimane con un vuoto all’interno del sistema della conoscenza, vuoto che va colmato il più in fretta possibile per non rimanere in una condizione di incertezza conoscitiva. Al pari di Nietzsche, che una volta appurato la vacuità del sistema epistemico tradizionale e l’erronea accezione di morale, ha dovuto definire un nuovo modello, così il cospirazionismo riempie i vuoti lasciati da tesi ritenute non valide o corrotte a causa di un complotto di un certo gruppo di persone.
La differenza tra filosofie come quella nietscheana e quella cartesiana e il cospirazionismo si può individuare, però, nell’origine del dubbio: nella prima è un dubbio esistenziale, una critica alla verità comunemente accettata, per Nietzsche, che nasce dall’essere umano stesso e dal suo rapporto con l’impianto ontologico presente, mentre nella seconda il dubbio sorge dal rapporto con altre sfere e altri gruppi della propria realtà, è un dubbio che viene instillato dalla consapevolezza di non avere spesso alcun controllo su quel che succede intorno a noi e dunque dalla convinzione antropocentrica che vi siano verità di cui non siamo messi a conoscenza.