Cos’è la fantasia? Kant la razionalizza, i PopX la portano alla massima espressione

La fantasia: facoltà che permette a noi umani di creare, di liberarci dalla nostra naturale passività, di generare idee sempre nuove. Kant vuole darle delle regole per usarla al meglio. La musica, per portarla al suo apice, le fa superare ogni limite. 

 

La musica dei Pop X è psichedelica: testi che arrivano al no sense, ritmo sempre in divenire, suoni sperimentali. Nelle loro canzoni, la fantasia è lasciata del tutto libera, non sono imposti limiti, le immagini evocate vanno ben oltre l’esperienza, affrontano il regno dell’illogico. Ad aver paura dell’illogicità, invece, era il filosofo Immanuel Kant, che, pur celebrando la fantasia, le voleva trovare un senso razionale ad ogni costo.

Una stampa raffigurante Immanuel Kant

Fantasia razionalizzata

La prima vera e propria definizione filosofica di “fantasia” risale a un tempo molto lontano da Kant. Il primo a trattarne, infatti, è stato Aristotele, che a questa facoltà dedica un’intera sezione del suo De Anima. La fantasia (φαντασία) non è legata né alla sensibilità né alla razionalità, è a se stante, per Aristotele ha la funzione di richiamare le immagini, combinarle tra loro, modificarle, creando qualcosa di nuovo e diverso da ciò che c’è nella realtà. Kant ammira questa teoria aristotelica, e la riprende in parte quando descrive il fondamentale ruolo dell’immaginazione produttiva.  La fantasia, per il filosofo tedesco, è istintivamente portata a produrre immagini in continuazione, sempre diverse, sempre più lontane da ciò di cui abbiamo avuto concreta esperienza. Tende, in poche parole, a “strabordare”, ad arrivare all’insensato e all’illogico. Il “pericolo” è che tale facoltà crei delle immagini che poi vengano ritenute veritiere dalla sfera del razionale. Può insomma farci sembrare reale ciò che non lo è. Per questo Kant è del tutto convinto che la fantasia abbia bisogno di regole. Essa, per essere produttiva in modo positivo, deve seguire degli schemi. Questi non sono altro che le categorie dell’intelletto, una sorta di insieme di leggi che ci permetterebbero di comprendere ciò che ci sta intorno, uniche a non ingannarci.

I Pop X, mai fermare la creatività

Ad infrangere ogni limite che si voglia imporre alla fantasia, invece, ci sono i Pop X. Letto sia popics che popper, il collettivo fondato da Davide Panizza nel 2004 non può essere in alcun modo classificato. Ciò che i Pop X più rifiutano e da cui sfuggono maggiormente sono gli schemi. Le sonorità non sono mai le stesse, spaziano ampiamente tra l’elettronica, il pop, la disco, il synth. Non si può nemmeno trovare un unico genere musicale a cui i Pop X appartengano pienamente: sarebbe riduttivo definirli un gruppo semplicemente “elettro” o “indie”. Forse alcune canzoni rispecchiano questi generi, ma questi generi non rispecchiano i Pop X. Non c’è limite alla creatività, nella loro musica si tende sempre a qualcosa di nuovo, di diverso, mai una canzone deve esprimere le stesse cose di un’altra. Anzi, non necessariamente la canzone deve esprimere qualcosa. Creare è l’importante.  In un’intervista di qualche anno fa, a conferma di tutto questo, il fondatore Panizza ha dichiarato:

Pop X è un vortice di azioni in continua rivoluzione il cui punto cardine è continuare a distruggere per creare.

Davide Panizza, fondatore del collettivo

 

L’importanza dell’illogico

La massima espressione della creatività ricercata dal gruppo, di certo, viene raggiunta nei testi. Le immagini evocate sono spesso assurde, fantastiche, interpretabili in innumerevoli modi. Il senso non ha del tutto importanza. Per fare un esempio: Fammi crepare / Oppure giocare / Verso il cuore/ Sul suolo lunare / Una storia d’amore / Una possibile guerra / Un libro sul vandalismo / Una poesia naturale, sono i versi di “Sparami” (canzone dell’album Lesbianitj). O ancora: È un mattino fantastico / Farei colazione con le amiche / Mi ricorderò di noi / Il giorno in cui ci sarà un guerra / Per ora le cose rimangono uguali a sé stesse / Una donna riposa distesa, che odiosa /Il suo odore mi arriva e mi uccide / Mi sembra normale, la faccio sparire. Questa è invece una strofa tratta da “Drogata schifosa”, traccia dell’album “Abete di Pile”. Né i titoli né i versi sembrano aver significato. Ci sono spesso immagini colorate, evocative, scenari completamente diversi posti uno accanto all’altro. I Pop X sembrano voler fare quello di cui Kant aveva paura: sforare la barriera del logico, esplorare l’irrazionale, esprimerlo, metterlo in musica. E far sì che anche chi ascolta le loro canzoni faccia lo stesso, metta in gioco la fantasia, cercando di trovare un significato al testo, o semplicemente immaginando a modo suo ciò che raccontano.

 

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