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Cos’è il paradosso della democrazia? Scopriamolo con il governo Draghi e la filosofia di Hobbes

Cos’è il paradosso della democrazia? Scopriamolo con il governo Draghi e la filosofia di Hobbes

La democrazia nasconde un paradosso: Hobbes ce lo fa scoprire e il nuovo governo Draghi ce lo pone di fronte.

Mario Draghi, nuovo presidente del consiglio incaricato da Mattarella, si trova a dover formare un nuovo governo. Che ministri scegliere? Voci come questa dicono che sarà scelto un ministro per ogni partito politico, in accordo con l’ideale della democrazia che vuole che venga rappresentato il volere del popolo. Questo tuttavia è anche ciò che cerca di fare Hobbes, filosofo politico del 1600, ma i cui esiti sono catastrofici. Partiamo dal caso specifico di Draghi per scoprire qualcosa di più profondo: il Paradosso della democrazia. 

Tra potere assoluto e volontà generale

Thomas Hobbes, filosofo politico del 1600, è spesso associato all’idea di uno stato totalitario e assolutistico al massimo livello. Questo è sicuramente ciò a cui giunge, ma i suoi intenti sono nobili: ciò che vuole è una forma politica in cui la volontà di tutti sia veramente rispettata. Questo tentativo è tra i più innovativi, ma gli esiti lasceranno sconcertati. Alla fine viene messa in discussione la democrazia stessa. Vediamo quindi come funziona la sua idea. Come parte? Immaginiamo di chiudere in una stanza 100 persone e che queste vogliano accordarsi per vivere bene insieme, formando così una nazione. L’idea è che debbano essere sottomesse solamente alla volontà  di tutti nell’insieme, ovvero alla volontà generale. Questo è anche proprio ciò che vuole la democrazia. Primo passo è quindi trovare questa volontà generale. 

La volontà generale non esiste

Niente di più facile sembrerebbe e in vece si dimostra proprio il contrario: la cosa è impossibile. Immaginiamo fisicamente di essere in una stanza con 100 persone e di voler capire che cosa vuole la maggioranza. Ci vuole per lo meno uno che alzi la mano e faccia una domanda: “quanti vogliono questa o quella cosa?”. Il problema è proprio che ci vuole una persona che alzi la mano. La volontà generale non esce da sola, deve essere messa in forma da qualcuno. Ma proprio il fatto che una persona particolare debba farlo rende la volontà non più generale. La domanda la scelgo io ma magari un’altro la avrebbe posta diversamente. Potete provare ad immaginare altri modi, è impossibile. 

Il contratto sociale e il sovrano

Questo è il grande problema anche della democrazia. Il potere appartiene al popolo, ma cosa vuole il popolo? Tutto gira intorno alla risposta a questa domanda. Vediamo come se ne esce Hobbes. Abbiamo detto che queste persone vogliono vivere insieme accordandosi. Decidono quindi di fare un contratto sociale nel quale ognuno, nei confronti di chiunque altro, giura che si sottometterà al volere del gruppo. Viene così a crearsi una entità superiore che andrà ad incarnare questa volontà generale. Il punto è che è un posto vuoto, che va impersonato da qualcuno. Serve una volontà particolare, che viene scelta fuori dal gruppo, e che incarni quella volontà generale. Questa persona è il sovrano, al quale tutti hanno giurato di sottomettersi, il cui potere è assoluto. L’immagine sotto, copertina del Leviatano (libro dove Hobbes espone questa concezione) rende l’idea. Un individuo, il sovrano, il cui corpo è composto da tutte le persone che hanno sottoscritto il contratto. 

Nasce un potere assoluto

Assurdo? Lo è. Alla fine abbiamo che ad esprimersi è la volontà particolare del sovrano e non quella generale. Il fatto è che questo è l’unico modo che trova Hobbes per fare un governo che sia secondo lui veramente giusto e che incarni gli interessi di tutti. I presupposti ci sono: delle persone si mettono d’accordo e decidono ognuna di sottomettersi al volere di tutte insieme. Fino a qua va benissimo, il problema è capire quale sia quella volontà generale e allora viene chiamata una persona esterna che la incarni. Qui cade tutto e ciò che ne esce è il potere più assolutototalitario che si possa immaginare. 

Draghi e il problema ai nostri giorni

Torniamo ai giorni nostri e vediamo se il problema si presenta ancora. Il nuovo governo Draghi ci dà l’occasione per pensarci. In questo articolo leggiamo che i ministri scelti saranno “Uno per ogni forza politica, al massimo due per i partiti maggiori”. Ciò ci da l’idea che la volontà generale sia effettivamente rappresentata, in quanto i partiti sono costituiti dai rappresentanti del popolo. Il punto è proprio questo: che i rappresentanti rappresentano. Nel momento in cui votiamo diamo la possibilità ad un’altra volontà (quella dei partiti) di sostituirsi alla nostra. Alla fine ad esprimersi è la volontà dei singoli partiti, mai la nostra o quella generale. 

Il paradosso della democrazia 

Questa è la democrazia. Ciò a cui diamo vita è lo stesso potere assoluto che ci descrive Hobbes. C’è chi sta pensando a delle forme di politica alternative? Si. Per ora possiamo pensare a questa come la meno peggio. Questo è il paradosso della democrazia.

 

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