Cosa sta succedendo tra Russia e Ucraina? Analizziamo i fatti principali dell’ennesimo conflitto

Ancora tensione tra la Russia e l’Ucraina. L’area del Donbass è ancora il teatro di guerra tra separatisti filorussi e nazionalisti ucraini. 

 

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La Guerra del Donbass non si ferma mai. La tregua sembra davvero essere lontana. Soprattutto in vista dei recenti avvenimenti, che hanno portato la guerra russo-ucraina ad un nuovo triste capitolo. Adesso il mondo guarda, con la speranza che si possa trovare una soluzione.

Il contesto storico delle Repubbliche di Doneck e Lugansk

I motivi che hanno scaturito questa ripresa delle ostilità possono essere molteplici. Tuttavia i protagonisti sono sempre di quelle terre rivendicate dalla Russia. Vale a dire la Repubblica Popolare di Doneck, e la Repubblica Popolare di Lugansk.
Entrambe le repubbliche, ancora non riconosciute dall’ONU, sono il frutto di un processo che ha visto lo stato ucraino come protagonista. Basti pensare ad esempio all’Euromaidan, una serie di proteste dopo l’ennesimo allontanamento di Kiev all’Unione Europea. Un evento storico che ha portato come conseguenza alla firma dell’accordo di associazione tra Ucraina ed UE, il 27 giugno del 2014.
Per la Russia tutto ciò venne visto come un affronto. Tant’è che persino gli stati filorussi, come la Crimea, suscitarono nel paese una profonda crisi. La penisola comunque entrò nella Federazione Russa due mesi più tardi. E senza alcun spargimento di sangue.
Ma il referendum presentò diversi dubbi fondati sulla sua dubbia legittimità. E soprattutto portò ad una ondata insurrezionalista degli oblast di Doneck e Lugansk. L’occupazione da parte delle truppe russe continua ancora ad essere presente.

U.S. Protests and Lessons from Ukraine's EuroMaidan - Newlines Institute
Immagine dell’Euromaidan.

La Guerra del Donbass adesso: com’è cambiata la situazione?

Sono passati quasi 7 anni dalla firma del Protocollo di Minsk, un accordo che pose fine alla Guerra del Donbass. E a quanto pare questo cessate-il-fuoco sembra essere diventato carta straccia! Infatti per citare un esempio, subito dopo la firma, avvenne il tragico bombardamento dell’Aeroporto di Doneck. I continui attacchi ‘furtivi’ continuarono ad aumentare durante il tempo. Sorprendendo sia entrambe le nazioni, che i media. Fino ad oggi.
L’Ucraina sembra aver reagito per tentare di riportare il Donbass sotto controllo nazionale. Le Repubbliche Popolari tuttavia non vogliono cedere all’influenza aggressiva dello Stato. La stessa Federazione Russa ha mosso per precauzione un contingente piuttosto numeroso di soldati. Si pensa che il tutto si sia intensificato alla notizia della morte di un bambino per mano delle truppe ucraine.
Tuttavia in campo è scesa anche la Nato, che affiancherà l’Ucraina. Secondo loro, l’occupazione russa delle aree del Donbass sarebbe illegittima. Di conseguenza, il capo Jens Stoltenberg ha intimato la Russia di ritirare il suo contingente dai confini ucraini. In risposta, il viceministro degli esteri russo Sergei Ryabkov ha accusato la Nato di trasformare l’Ucraina in una polveriera. E come se non bastasse, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova punta il dito contro la CNN, incolpandola di trasmettere filmati falsi sui carri armati al confine. Il clima quindi non sembra distendersi.

A Keynote Address by Jens Stoltenberg, Secretary General, … | Flickr
Il segretario della Nato Jens Stoltenberg.

Perché la Russia vuole mantenere l’area del Donbass?

Come abbiamo già accennato prima, le Repubbliche di Doneck e Lugansk hanno una loro indipendenza. Forti di un sostegno da parte del governo russo, entrambe si sono dichiarate tali dopo il referendum del 2014. Nonostante le votazioni si siano tenute in maniera legale, le organizzazioni internazionali trovarono delle anomalie nei risultati. Effettivamente, solo la Russia riconosce la legalità del referendum. Il presidente ucraino ad interim Oleksandr Turcynov tuttavia procedette per via legali, senza ripercussioni per le due repubbliche. Il progetto di una Nuova Russia poté di conseguenza attuarsi, ma venne accantonato nel 2015.
I russi reclamano numerose violazioni da parte dell’Ucraina. A cominciare dal Rogo di Odessa, dove un gruppo di ultras nazionalisti appiccarono il fuoco in un edifico con all’interno dei manifestanti filorussi. Lo stesso Vladimir Putin paragonò gli assedi delle città del Donbass, all’assedio di Leningrado da parte delle forze naziste. Il governo russo però non si è mai espresso chiaramente sulla situazione dell’Est Ucraina. Nonostante gli attacchi di Kiev, il ministero degli Esteri accusò spesso lo Stato ucraino di mentire sulle colpe date. Anzi, molto spesso la dose venne rincarata dalla stessa Russia, con le minacce di voler trasformare l’Ucraina in una Federazione.

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La controparte: l’Unione Europea, la Nato e le accuse ucraine

Se da una parte però troviamo la Russia che rivendica saldamente il Donbass, dall’altra abbiamo le ormai giornaliere incriminazione delle organizzazioni internazionali al governo Putin. Non è una novità che il paese non abbia un feeling con l’occidente! In particolare con l’Europa e la Nato.
La prima ha imposto sanzioni già nel 2014, condannando di fatto l’annessione della Crimea e l’intervento militare russo. Tra questi paesi, i più severi continuano ad essere la Germania e, prima della Brexit, il Regno Unito.
La seconda invece sembra riportare le continue accuse da parte dell’Ucraina, per quanto riguarda la situazione del Donbass. Possiamo dire che la Nato in Russia ha la stessa reputazione di Gorbaciov! L’organizzazione sembra essere per loro una sorta di occhio vigile degli Stati Uniti. Nel vertice Nato tenutosi ieri infatti, Joe Biden ha espresso l’intenzione di mediare con Putin. Lo stesso presidente americano che ha definito “assassino” il suo collega russo.
Nel frattempo le vittime aumentano nel Donbass. Sia filorussi che governativi stanno rivivendo lo stesso incubo di quasi sette anni fa. E dare la colpa alla Russia per la sua perseveranza, o all’Ucraina per le sue offensive, non sembra essere la soluzione.

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