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Cosa accomuna i norreni di “Vikings” e l’ “Orlando Furioso”? Il richiamo primordiale del Furor

Cosa accomuna i norreni di “Vikings” e l’ “Orlando Furioso”? Il richiamo primordiale del Furor

Dal mito alla letteratura, fino alle serie tv, l’ideale del Furor affascina cavalieri, guerrieri, scrittori fin dalle epoche più antiche. 

All’interno delle narrazioni mitologiche e letterarie più antiche, nelle quali si racconta delle gesta dei grandi guerrieri del passato, è possibile trovare un elemento che torna con continuità: è il furor. Uno stato d’essere che accomuna cavalieri e guerrieri vichinghi e che trova nel sue origini nel mito. Scopriamo quali sono le sue caratteristiche e le sue diverse manifestazioni in “Vikings” e nel celebre “Orlando Furioso”.

Il furor: ideale o condanna?

E’ necessario premettere che non esiste una definizione univoca di furor, sebbene attorno a questo concetto siano stati condotti svariati studi e in diverse epoche. Filologi, classicisti, medievisti, letterati e storici si sono tanto interessati ad approfondire l’argomento e ne hanno riscontrato delle tracce in opere sia di tipo mitologico, sia di tipo letterario, appartenenti a epoche diverse e riconducibili a culture differenti.

Il furor è una condizione di alterità psico-fisica di cui alcuni guerrieri fanno esperienza. Si può parlare di ira bellicosa, di furore, impeto e ciò che emerge, dunque, è che si tratta indubbiamente uno stato di agitazione che vive il guerriero o il cavaliere, durante il quale abbandona quasi del tutto le capacità di raziocino e sperimenta un mutamento fisico, che può essere più o meno evidente. In alcuni racconti appartenenti alle saghe nordiche si racconta di vere e proprie trasformazioni durante le quali il combattente perde il suo aspetto umano e somiglia sempre più a un predatore.

Le cause che scatenano una tale ira possono essere diverse. Infatti, queste manifestazioni possono verificarsi in battaglia, ma anche al di fuori del contesto bellico, come avviene proprio nell’”Orlando Furioso“.

La furia guerriera in “Vikings

Per alcuni guerrieri tale condizione di furia era un vero ideale, poiché anticamente – specialmente nelle comunità norrene – si credeva fosse un “segno” divino proveniente dagli dei. Questa particolare e, certo, affascinante caratterizzazione dei guerrieri vichinghi è molto presente nella serie tv “Vikings”. La serie è dedicata alle vicende dei norreni alla conquista di nuove terre. Tra i vari episodi messi in scena, ampio spazio è dedicato alle scene di guerra. In esse, i guerrieri pagani si scontrano contro i guerrieri cristiani, che devono difendere le proprie terre dalla conquista vichinga e soprattutto il loro credo. I norreni, avidi di gloria, amano mettersi alla prova sul campo di battaglia, non hanno paura della morte, perché – secondo le loro antiche credenze – la morte in battaglia avrebbe permesso loro l’ingresso nel Valhalla. Durante i combattimenti, si vede come alcuni guerrieri perdono completamente le staffe. Si scagliano sul nemico e non si accontentano di ucciderlo, ma ne fanno a pezzi il corpo, si sporcano del suo sangue e godono della sua morte. Questi guerrieri appaiono come “invasati”, infatti, vengono descritti spesso come demoni, infuriati, oppure feroci come orsi e lupi.

Il XXIII canto dell’ “Orlando Furioso

Il XXIII canto dell’”Orlando Furioso” è il canto in cui il cavaliere Orlando scopre della relazione tra Angelica, la donna da lui amata, e Medoro, un fante saraceno. I due, conosciutisi per caso, si sono sposati all’insaputa di Orlando, che quando scopre la verità diventa “furioso”, a causa del dolore provato. Questo episodio, che è già uno dei passi più celebri dell’intero poema cavalleresco, rappresenta anche un’altra tipica manifestazione di furor. Stavolta, la causa che scatena l’eroe non è la guerra ma il dolore derivante dalla delusione amorosa.

L’”Orlando Furioso” è un poema cinquecentesco, quindi appartenente ad una produzione molto più tarda rispetto alle saghe nordiche di cui si parlava precedentemente. Queste saghe non sono l’unico filone letterario in cui è presente il topos del furor, ma, insieme ad esse, va menzionata anche buona parte della letteratura cavalleresca in lingua d’oil, che celebra le gesta dei cavalieri arturiani, delle imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini.

La furia di Orlando

Nelle lasse finale del canto, Ariosto descrive minuziosamente come si declina la rabbia di Orlando. Dopo essersi rifugiato nella foresta, l’eroe sguaina la spada e distrugge tutto ciò che trova attorno a se, successivamente si spoglia della sua armatura. Questa ira incontenibile offusca la sua mente e non gli permette di ragionare lucidamente. Tutto è caos attorno a lui.
Lo stesso Orlando, lamentandosi del suo dolore, dice di “essere diviso da se stesso”: ecco un terzo elemento tipico della furia guerriera. L’eroe in stato furioso non è in sé e non è davvero cosciente delle sue azioni.

“Veder l’ingiuria sua scritta nel monte
l’accese sì, ch’in lui non restò dramma
che non fosse odio, rabbia, ira e furore;”

Orlando Furioso, XXIII, 129

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