Cos’è la rabbia da marciapiede e l’importanza delle emozioni spiegata da Inside Out

La rabbia da marciapiede è un fenomeno appartenente al nostro tempo e sarà capitato a tutti, almeno una volta, di osservarlo o di viverlo in prima persona. Ma perché tale fenomeno è così diffuso?

 

Rabbia da marciapiede
Si tratta di un mix di emozioni rabbiose rivolte nei confronti di pedoni ed altri utenti della strada.

Quante volte ci sarà capitato di avere mille cose da fare in una giornata e di correre avanti e indietro per la città o magari di essere anche in ritardo per un impegno. In queste circostanze quindi mettiamo il turbo, sperando di ridurre al minimo il ritardo. Sembra però che l’universo abbia altri piani per noi. Puntualmente, durante la nostra frenetica corsa, ci si para innanzi una persona (spesso una persona anziana, ma non è detto) che proprio quel giorno non ha impegni né fretta, quindi ha ben pensato di godersi la giornata passeggiando tranquillamente e pensando solo ai fatti suoi. Ci costringe ad inchiodare, rischiando anche di finirle addosso. Una volta compresa la situazione, cerchiamo un modo per superarla e per riprendere la nostra corsa, ma non si sa per quale motivo, questa persona si trova giusto al centro del marciapiede, impedendoci di superarla da entrambi i lati. Ed è proprio in quel momento che si manifesta la cosiddetta ‘rabbia da marciapiede‘.

 

Cos’è la rabbia da marciapiede

In parole povere, si tratta di un mix di emozioni rabbiose suscitate da altri pedoni o da altri utenti della strada, i quali sembrano avere tutti una cosa in comune: la lentezza. Può però manifestarsi anche lontano dagli orari di lavoro o quando non abbiamo alcun tipo di impegno. I ricercatori hanno individuato due diverse forme di questa rabbia pedonale: attiva e passiva. Nel primo caso i pedoni aggrediscono verbalmente gli altri e si comportano in modo inappropriato tra la folla. In alcuni casi addirittura arrivano ad aggredire gli altri, fenomeno spesso documentato dai fatti di cronaca. Nel secondo caso invece i pedoni i comportano come se ignorassero o non si curassero dei bisogni legittimi o delle necessità degli altri pedoni nei dintorni. Inoltre è stata creata una scala di misura per questo tipo di rabbia, la Pedestrian Aggressiveness Syndrome Scale, ideata da Leon James (Università delle Hawaii). Alla base di questa rabbia c’è l’intolleranza alla lentezza.

 

Rabbia da marciapiede
La società impone ritmi di vita sempre più frenetici, alterando il nostro timer interno.

 

Perché siamo diventati così intolleranti alla lentezza?

L’intolleranza alla lentezza sembra ormai far parte della nostra quotidianità e si manifesta in molteplici occasioni differenti. Gli psicologi cognitivi hanno ipotizzato l’esistenza di uno scopo evolutivo sia nell’impazienza sia nella pazienza. Entrambe fungono da timer interno, grazie al quale siamo in grado di capire se abbiamo aspettato a sufficienza per ottenere una determinata cosa oppure se è il caso di cercare altrove ciò di cui abbiamo bisogno. In altre parole, l’impazienza ci permette di capire quando abbiamo sprecato abbastanza tempo in un’attività non gratificante e ci permette di agire di conseguenza. Se però in passato quest’aspetto era altamente funzionale, oggi è diventato tutto l’opposto ed il motivo principale è il nostro stile di vita molto frenetico.

Siamo sempre più abituati ad avere tutto e subito, per cui quelle situazioni nelle quali bisogna attendere più tempo del normale scatenano in noi frustrazione e rabbia, le quali sono ovviamente sproporzionate rispetto alla situazione. Col tempo si è creato un circolo vizioso perché la società e l’attuale stile di vita frenetico hanno alterato il nostro timer interno. Questo quindi si attiva sempre più spesso in situazioni lente, rendendocele intollerabili e quindi desiderosi di passare alla situazione successiva. In contemporanea iniziamo a provare rabbia e frustrazione e tutto questo altera ulteriormente il nostro timer interno.

 

La rabbia, una delle nostre emozioni basilari

I ricercatori hanno unanimemente definito la rabbia come una delle cinque emozioni primarie, insieme a gioia, tristezza, paura e disgusto. Altri invece ritengono che le emozioni primarie siano sei e che comprendano anche la sorpresa. A parte tutto ciò, la rabbia è una delle prime emozioni a formarsi e si può osservare nel bambino già a partire dai 3 mesi di vita. Come le altre emozioni, anche la rabbia è provocata da una serie di avvenimenti differenti, ma a differenza delle altre, genera un impulso all’azione aggressiva nei confronti della fonte di tale emozione. Crescendo però le persone imparano a reprimere e a nascondere la loro rabbia e proprio per questo motivo essa è considerata una sensazione prevalentemente interna, perché non necessariamente è accompagnata da un comportamento.

Le situazioni nelle quali si manifesta sono generalmente quelle in cui il soggetto percepisce una minaccia nei confronti di qualcosa che sente gli appartenga oppure nelle situazioni in cui sente di stare perdendo autostima o il proprio status. Come tutte le altre emozioni, la rabbia ha una funzione adattiva perché ci spinge ad agire nel momento in cui ci sentiamo minacciati.

Dal punto di vista cognitivo, la nostra corteccia frontotemporale analizza la situazione per capire se è il caso di generare rabbia o no. Se è il caso, viene attivato il nostro sistema limbico, in modo particolare il nucleo centrale dell’amigdala. Di conseguenza il midollo surrenale inizia a produrre adrenalina e noradrenalina, le quali entrano subito in circolo in tutto il nostro corpo perché trasportate dal sangue. In contemporanea aumentano anche i livelli di glucosio, il quale prepara il soggetto ad un eventuale attacco.

 

Inside Out ci spiega l’importanza delle emozioni

In moltissimi avranno visto più e più volte questo film d’animazione del 2015. Al di là della storia, ci sono dei messaggi più profondi che cerca di trasmettere ed uno di questi è proprio l’importanza delle emozioni. Esse infatti sono una delle componenti principali della nostra vita perché la rendono più colorata e vivace, ci permettono di gustarcela e di viverla al meglio. La felicità che proviamo quando superiamo brillantemente un esame o quando nasce un bambino è merito di Gioia, il malumore che a volte ci prende in seguito ad una brutta giornata è merito di Tristezza, il terrore che ci assale di fronte ad un ragno è merito di Paura, il nervosismo che ci annebbia la mente è merito di Rabbia e la repulsione che proviamo nei confronti dei broccoli o dei cavolfiori è merito di Disgusto.

 

Inside Out
Da sinistra verso destra: Rabbia, Gioia, Paura, Disgusto ed in basso Tristezza.

 

Senza la nostre emozioni saremmo dei gusci vuoti, incapaci di vivere la vita e Inside Out ce ne dà un assaggio. Verso la fine del film, Rabbia, Disgusto e Paura perdono completamente il controllo della piccola Riley perché la console piena di pulsanti che utilizzavano per dirigere la sua mente smette di funzionare. Fino a quando non riprenderanno il controllo, Riley non è in grado di provare alcun tipo di emozione. Agisce come un automa, utilizzando solo la componente cognitiva e razionale, tralasciando completamente la componente emotiva, la quale colora la nostra intera esistenza.

 

 

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