La ciclicità alla base della vita: dalla scultura ”Arch of Hysteria” ai cicli metabolici

Tutto ritorna dove è cominciato, la vita è davvero basata sulla ciclicità?

”Arch of hysteria” è una nota scultura di Louise Bourgeois che raffigura un uomo senza testa, in preda all’isteria, incurvato all’indietro come a volersi tuffare. E’ un inno alla ciclicità della vita.

Arch of Hysteria: la ciclicità come parte dell’essenza umana

L’opera risale al 1993, è tutt’ora esposta al museo MoMa di Londra, insieme a tanti altri artisti, moderni e non. Fin, da subito, questa scultura ha riscosso successo e destato curiosità nei visitatori, sia per la sua originalità, che per il particolare significato che vi si cela dietro. L’opera raffigura un uomo senza testa ed in preda ad un attacco di follia, che cerca di inarcare la schiena fin quasi a toccarsi la punta dei piedi, contratti. L’artista si è interessato all’ ”Hysteria” in seguito a delle sedute di psicoanalisi con il Signor Freud, decidendo così di dedicare una scultura alla follia. Oltre al significato prettamente psicologico, ne esiste, però, uno più profondo e meno percepibile. L’opera, infatti, sembra essere un vero e proprio inno alla ciclicità della vita, a come ogni cosa tenda a ritornare dove è cominciata, a come tutto sembri far parte di un unico grande ciclo, quello della vita. L’uomo raffigurato, infatti, cerca di afferrarsi i piedi, come a voler tentare, in preda alla pazzia, di voler tornare all’inizio… Ma se la vita stessa è un ciclo, esiste davvero un inizio ed una fine? Se si, quale? Queste domande, purtroppo, non hanno ancora una risposta certa, anche se siamo ben consapevoli di come la nostra vita possa essere paragonata ad un anello. ”Arch of Hysteria”, secondo alcune interpretazioni, infatti, sembra raffigurare un anello dalle sembianze umane, proprio per sottolineare la precedente analogia. Un altro aspetto interessante correlato alla scultura, è il grande senso di movimento che riesce a comunicare.

I cicli metabolici: protagonisti della biochimica

Il ciclo, oltre ad essere un concetto astratto e filosofico, si concretizza nella biochimica. Il nostro metabolismo, infatti, consta di migliaia di reazioni, le quali, quasi sempre, sono inserite in processi ciclici, nei quali l’ultimo prodotto corrisponde al primo reagente, e così via. I cicli più famosi sono due: il ciclo di Krebs, o ciclo degli acidi tricarbossilici, o dell’acido citrico e il ciclo dell’urea. Ad accomunarli non vi è soltanto la modalità di reazione, ma anche lo scopritore e la sede cellulare. Infatti, entrambi i processi sono stati studiati da Krebs ed hanno sede mitocondriale ( il ciclo dell’urea soltanto in parte). La dipendenza dal mitocondrio ha decretato la loro esclusività alle cellule eucariote, dunque dotate di nucleo e compartimenti sub-cellulari ben distinti. Il ciclo di Krebs è un processo metabolico che consente la completa ossidazione di una molecola di acetil-CoA, dopo aver subito il distacco dal Coenzima A, un importante cofattore di derivazione vitaminica principale attivatore degli acili. Il distacco dal Coenzima A e la condensazione con un ossalacetato sono garantiti da un importante enzima, principale punto di regolazione del ciclo: il citrato sintasi (o sintetasi). Dopo una seria di step ossido-riduttivi, il risultato del ciclo, oltre alla produzione del reagente di partenza, ovvero l’ossalacetato, è la produzione di coenzimi ridotti ( delle molecole ricche di energia che possono essere sfruttate per produrre ATP), di anidride carbonica e GTP ( altra forma di energia cellulare).  Questi passaggi sono fondamentali per poter poi formare energia, dunque fondamentali per il nostro organismo. Il ciclo dell’urea, invece, consente di liberarci dall’ammoniaca, derivate dal catabolismo degli amminoacidi, includendola in una molecola non tossica per il nostro corpo: l’urea. Si parte dal Carbammil Fosfato, una molecola che presenta un gruppo carbonilico, un gruppo amminico e un fosfato, che può reagire con l’ornitina, un amminoacido non utilizzato nella costruzione delle nostre proteine, per formare la citrullina. Dopo numerose reazioni, alcune anche irreversibili e dispendiose a livello energetico, si ritorna all’inizio, grazie alla sintesi di urea, da una parte e di ornitina dall’altra.  Oltre a questi due esempi di cicli metabolici, ve ne sono altri, come per esempio il ciclo di Calvin nella fase oscura della fotosintesi clorofilliana.

La vita come ripetersi: verità o pura follia?

E’ ben evidente quanto il nostro organismo, affinchè tutto funzioni al meglio, debba far affidamento ad un qualcosa che, seppur complesso, è più concreto di quanto sembri: la ciclicità. Borugeois ha raffigurato in maniera superba questo concetto nella sua scultura, cercando di glorificare la ciclicità dei nostri giorni, delle nostre azioni, delle reazioni chimiche che ci tengono in vita. Esistono numerose patologie a carico dei cicli descritti sopra, le quali minacciano di mandare fuori controllo il nostro organismo. L’ammoniaca, se non viene inclusa nell’urea, può gravemente danneggiare il sistema nervoso, così come delle mutazioni enzimatiche nel ciclo di Krebs possono provocare l’insorgenza di fibromi uterini, patologie neurodegenerative e molto altro ancora. Pare, dunque, che il segreto della vita stessa, stia proprio nel ripetersi perpetuo delle cose, delle reazioni, delle azioni e, quando questo ripetersi viene interrotto, insorge una patologia e si mette a repentaglio la salute e il precario equilibrio sul quale si regge il metabolismo umano, ma non solo. In questa inesorabile danza, fatta di ripetizione e di perpetuazione, il nostro corpo resta sospeso su di un filo…basta un piccolo istante di incertezza per precipitare nell’abisso.

 

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