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Il confine tra pensiero e conoscenza: The Master e la gnoseologia kantiana

Il confine tra pensiero e conoscenza: The Master e la gnoseologia kantiana

Il confine tra pensiero e conoscenza è spesso oggetto di fraintendimenti. Quali sono le caratteristiche che ci permettono di distinguere una teoria che produce conoscenza da una speculazione priva di fondamento? The Master, film del 2012 di P.T.Anderson racconta la storia di Dodd e Freddie e ci può aiutare a rispondere alla nostra domanda.

confine tra pensiero e conoscenza
Da destra: Joaquin Phoenix (Freddie Quell), Philip Seymour Hoffman (Lancaster Dodd)

«Sono uno scrittore, un dottore, un fisico nucleare, un filosofo teoretico». Così si presenta Lancaster Dodd (interpretato da un brillante Philip Seymour Hoffman) a Freddie Quell (Joaquin Phoenix), marinaio impulsivo e apatico, reduce della Seconda Guerra Mondiale frustrato dalle proprie esperienze. The Master, film del 2012 scritto e diretto da Paul Thomas Anderson, racconta dell’incontro tra questi due soggetti e del rapporto che ne scaturisce. A partire da una sceneggiatura ridotta all’essenziale, una fotografia stupenda e dall’interpretazione magistrale dei due attori protagonisti Anderson riesce a regalarci un capolavoro estetico in grado di porre grandi questioni filosofiche. Tornato dal fronte Freddie fatica a trovare il proprio posto nella società. Sperimenterà lavori e relazioni prima di imbarcarsi per caso su una nave diretta a New York. La nave su cui Freddie si è imbarcato appartiene a Dodd, carismatico leader della setta “La Causa” i cui membri, a partire dalle teorie e dalle pratiche di introspezione ideate da Dodd, cercano di liberare spirito e corpo da costrizioni imposte dalla cultura dominante. Le pratiche introspettive cercano di fare riaffiorare ricordi centrali nella storia dell’individuo alludendo alla possibilità di risalire a ricordi di vite precedenti alla ricerca della propria identità reale. Queste pratiche partono da presupposti filosofici forti e controversi come il rifiuto della concezione hobbesiana dell’homo homini lupus, secondo la quale l’uomo allo stato di natura (prima di stipulare un contratto sociale) è lupo in mezzo ad altri lupi. Secondo Dodd le pulsioni animalesche non appartengono alla natura dell’uomo ma sono il frutto di convinzioni dalle quali è possibile liberarsi.

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Da sinistra: Joaquin Phoenix (Freddie Quell), Philip Seymour Hoffman (Lancaster Dodd)

Dodd è da subito colpito dalla personalità di Freddie tanto da sottoporlo ad una sua seduta introspettiva. Il risultato del primo incontro sarà la nascita di un sodalizio che legherà indissolubilmente i due protagonisti in un rapporto di scambio reciproco. Freddie, che trovava conforto e gratificazione nelle pratiche, diventerà col tempo il principale seguace di Dodd. Anche Dodd necessità della compagnia di Freddie che è in grado di preparare un mix di alcol e farmaci che dona euforia e poi oblio, effetti utili per combattere la frustrazione che Dodd nasconde sotto la maschera dell’uomo felice e sicuro di sè.

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Ron Hubbard, fondatore di Scientology

La figura di Dodd è molto affine a quella di Ron Hubbard, fondatore di Scientology e pseudo-intellettuale eccentrico che ha ispirato Anderson che ha però sottolineato di non aver voluto girare un film sulla sua storia. Anderson critica queste forme associative facendo emergere le contraddizioni nelle teorie di Dodd che pongono al centro del cosmo l’uomo riscoprendo un antropocentrismo che alcune concezioni scientifiche (evoluzionismo, teoria eliocentrica, psicoanalisi) hanno reso sempre più difficile sostenere. Le teorie di Dodd sono il sostrato ideale che tramite la pratica rende possibile gratificare l’Io dell’individuo che si sottopone ad esse. Ma Dodd non apre le sue teorie al confronto e alle critiche alle quali reagisce in maniera violenta e incontrollata, contraddicendo le sue stesse teorie e l’immagine che vuole trasmettere di sè.

Il film non si risolve però nello smascheramento delle teorie antiscientifiche del maestro Dodd mostrando la centralità che vengono ad assumere nella vita di Freddie e di tante altre persone che trovano senso e gratificazione nel credo. La questione che rimane aperta e ci spinge a riflettere è però più profonda: qual’è il confine che separa il libero pensiero dal terreno della conoscenza scientifica e quindi dell’applicazione pratica? Quali sono i criteri entro i quali una teoria umana può essere definita conoscenza e non solo pensiero?

A questa domanda ci può aiutare a rispondere Immanuel Kant che con la pubblicazione della “Critica della ragion puradel 1781 ha aperto uno spartiacque nella ricerca filosofica sulla conoscenza. L’atteggiamento filosofico di Dodd può essere paragonato al razionalismo dogmatico che ha caratterizzato la storia del pensiero moderno fino a Kant. La Critica della ragion pura si apre proprio con una critica verso questo atteggiamento responsabile della non scientificità della ricerca filosofica. I razionalisti dogmatici sviluppano i propri sistemi a partire da alcuni dogmi assunti senza essere problematizzati (i tre che riporta sono la certezza dell’esistenza del mondo, dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima). Secondo Kant questi dogmi assunti a verità assolute dai razionalisti sono in realtà pensieri che elabora liberamente la ragione (che è altro rispetto all’intelletto che organizza e produce le conoscenze). Questi pensieri sono necessari e servono per permetterci di pensare alle nostre conoscenze in modo sistematico, come se fossero elementi di un grande sistema e non esperienze indipendenti le une dalle altre.

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Edizione arcaica della “critica della ragion pura”.

Ma per Kant pensieri e conoscenze sono due cose diverse, i primi sono elaborati senza vincoli dalla ragione mentre le conoscenze scaturiscono in maniera necessaria dalle esperienze sensibili. Per illustrare al meglio la questione Kant introduce una metafora nella quale paragona l’intelletto (il terreno della conoscenza) ad un isola mentre la ragione (terreno dei pensieri) all’oceano che la circonda. Costruire una casa sull’oceano è molto più problematico rispetto al costruirla sulla terraferma. Secondo Kant i razionalisti dogmatici – quindi anche Dodd – costruiscono i loro sistemi su fondamenti che non sono conoscenze ma pensieri, quindi stanno facendo l’errore di costruire la loro casa sull’oceano e non sulla terraferma.

Il film di Anderson si spinge però oltre la critica al dogmatismo mossa da Kant. Le teorie che elabora infatti sono deboli e non resisterebbero alla prova della scienza. Ma l‘oggetto dell’indagine è l’essere umano, con le sue pulsioni e i suoi drammi esistenziali che ancora oggi costituiscono in parte un grande mistero per la conoscenza scientifica. Proprio per questo motivo la fede nelle sue teorie di Dodd potrebbe essere fonte di felicità autentica. Ma riguardo questa questione Anderson ci abbandona al beneficio del dubbio.

Edoardo Dal Borgo

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