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Come prendere le giuste decisioni: l’equilibrio tra “saggezza della testa” e “saggezza del cuore”

“C’è una saggezza della testa, e una saggezza del cuore” scriveva poeticamente Dickens, senza immaginare che l’esistenza della “saggezza del cuore” sarebbe stata riconosciuta dalla scienza.

In viaggio con Dickens di Kate Douglas Wiggin - Letteratura - Rai Cultura

Siamo abituati a pensare che, quando occorre prendere una decisione importante, non dobbiamo farci influenzare dalle emozioni. Ricorriamo quindi al ragionamento logico e razionale, con la speranza di non rimanere vittima di un’emozione che potrebbe condurci sulla strada sbagliata.
E se invece le decisioni prese a mente fredda non fossero sempre le migliori?

Come prendiamo le decisioni?

Se ci riflettiamo, ogni giorno la nostra vita è costellata di decisioni. Potranno essere scelte di poca importanza, come decidere se arrivare o meno alla fine di questo articolo, oppure potranno essere più impegnative, come stabilire se continuare una relazione con un’altra persona. (A tal proposito, per saperne di più sulle fasi di una relazione amorosa: https://www.ilsuperuovo.it/dallattrazione-tra-due-sconosciuti-alla-fine-del-loro-amore-ernia-ne-canta-in-superclassico/ )
Molte teorie psicologiche sulla capacità di prendere decisioni si basano sul ragionamento razionale e matematico. Secondo tali teorie, procediamo confrontando i costi e i benefici di ciascuna opzione, per poter poi scegliere la strada che porta al massimo profitto. Queste teorie hanno però una pecca: tengono poco conto del ruolo delle emozioni, che si sono in realtà rivelate più importanti di quanto si credesse.
Alcuni studi recenti hanno infatti scoperto che le emozioni possono essere delle vere e proprie guide nel prendere decisioni.

 

L’ipotesi dei marcatori somatici

L’esistenza della “saggezza del cuore” di Dickens sembra aver trovato una conferma negli studi del neurologo A. Damasio, che ha proposto l’ipotesi dei marcatori somatici per spiegare il ruolo delle emozioni nelle scelte.
Quando siamo davanti a una decisione, soprattutto se importante, gli elementi che la caratterizzano provocano in noi delle variazioni fisiologiche, come l’aumento del battito cardiaco o un nodo allo stomaco. Una zona anteriore del cervello, la corteccia orbitofrontale, confronta queste variazioni fisiche con esperienze passate che hanno provocato le stesse sensazioni. Da questo confronto con l’esperienza, la corteccia orbitofrontale ed altre aree del cervello riescono ad assegnare un significato emotivo a tali sensazioni fisiche. Basandoci dunque sulle esperienze passate e le relative emozioni provate, possiamo decidere come comportarci in una certa situazione e valutarne le conseguenze.
Ma cosa succede se la corteccia orbitofrontale, collegata strettamente ad aree cerebrali che elaborano le emozioni, non funziona correttamente? Il risultato è un’incapacità di prendere decisioni efficaci. Pazienti con lesioni alla corteccia orbitofrontale non apprendono dagli errori, né anticipano le conseguenze emotive delle loro azioni. Il loro cervello ragiona principalmente attraverso la logica, facendo bilanci tra costi e benefici delle opzioni di scelta.

Sede della corteccia orbitofrontale (fonte: Infanzia e Neuroscienze)

Cervello pensante e cervello emotivo

L’ipotesi dei marcatori somatici di Damasio non solo restituisce alle emozioni un ruolo fondamentale nelle decisioni. Suggerisce qualcosa in più: la dimensione razionale e astratta del pensare umano non può essere separata dalla dimensione delle sensazioni corporee, a cui il nostro cervello razionale cerca di dare un significato.
Il problema è che non sempre sappiamo perché proviamo certe emozioni, piacevoli o spiacevoli che esse siano, così il loro ruolo di guida ci è meno chiaro. A volte il “cervello emotivo” sa già cosa vuole e protesta per farsi sentire dal “cervello pensante“, quest’ultimo magari troppo impegnato nel suo bilancio razionale costi-benefici.
D’altra parte, prendere decisioni solo in base alle emozioni del momento può rivelarsi distruttivo, ecco perché l’ideale è saper conciliare le due parti, creando un equilibrio tra la “saggezza della testa”, logica e razionale, e la “saggezza del cuore”, passionale ed emotiva.

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