Il Superuovo

Come il cinema influenza le nostre vite: Benjamin tra film e serie tv

Come il cinema influenza le nostre vite: Benjamin tra film e serie tv

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Walter Benjiamin ci spiega come il cinema abbia modificato il nostro intero modo di vivere e il nostro modo di percepire. Lo sguardo e la vita dell’uomo moderno sono cinematografici, perfettamente adattati alla frenesia della vita moderna.

 

 

 

 

 

 

 

Walter Benjamin

Le serie tv sono un potenziamento del cinema e della televisione. Sono un qualcosa che ci permettono di avere storie e avventure sempre a portata di mano, dove vogliamo e quando vogliamo. Vediamo come ciò influisce sulla nostra vita.

La perdita dell’aura

Nel 1936 il filosofo Walter Benjamin scrive il saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. La tematica principale di questo saggio è la perdita dell’aura nellarte per via della facilità di riprodurre le opere d’arte attraverso gli strumenti che la tecnica moderna garantisce. Il fatto che le opere possano essere riprodotte tecnicamente attraverso, ad esempio, la stampa o la fotografia, rendendole esponibili dovunque e a chiunque, le priva della loro dimensione auratica e cultuale (si pensi ad una statua di un dio greco appartenente ad un tempio, ad una cattedrale gotica e agli affreschi al suo interno, al Giudizio universale fiore all’occhiello degli affreschi rappresentanti la sacralità e l’autorità della cappella Sistina che ora sono reperti da museo), del qui ed ora della loro autenticità: “Anche nel caso  della riproduzione più perfetta, manca un elemento: l’hic et nunc dell’opera d’arte-la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova. […] In primo luogo, attraverso la fotografia essa può, ad esempio, rilevare aspetti dell’originale che sono accessibili soltanto all’obiettivo, che è spostabile e in grado di scegliere a piacimento il suo punto di vista, ma non all’occhio umano, oppure, con l’aiuto di certi procedimenti, come l’ingrandimento o la ripresa al rallentatore, può cogliere immagini che si sottraggono interamente all’ottica naturale. In secondo luogo essa può inoltre introdurre la riproduzione dell’originale in situazioni che all’originale stesso non sono accessibili. In particolare, gli permette di andare incontro al fruitore, sia nella forma della fotografia sia in quella del disco. La cattedrale abbandona la sua ubicazione per essere accolta nello studio di un amante dell’arte; il coro che è stato eseguito in un auditorio oppure all’aria aperta può venir ascoltato in una camera.” Si veda già, ben prima del film, come la fotografia sia stata in grado di modificare il rapporto percettivo nei confronti dell’opera d’arte (e il modo di percepire in generale) grazie alla fotografia si possono ingrandire particolari dell’opera, farcela vedere da prospettive diverse, farla viaggiare per il mondo facilmente e velocemente. Questo fa sì che il modo di percepirla non sia più quello di una volta, legato all’hic et nunc dell’opera, ma quello che la tecnica e il contesto storico-sociale moderno permettono, infatti: “Nel giro di lunghi periodi storici, insieme con i modi complessivi di esistenza delle collettività umane, si modificano anche i modi e i generi della loro percezione sensoriale. Il modo secondo cui si organizza la percezione sensoria umana non è condizionato soltanto in senso naturale, ma anche storico.” Con la morte dell’aura a causa della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte (si vedano la stampa e la fotografia), l’opera diviene un qualcosa di esponibile, consumabile e smerciabile ovunque e per chiunque, in maniera rapida e veloce: dall’ opera come una qualcosa da contemplare si passa ad essa come un qualcosa di guardabile e indicabile come una informazione. Così come la fotografia, ad aver cambiato il nostro modo di percepire l’arte e la vita stessa è stato il cinema. Il film non è altro, infatti, che una sequenza di fotogrammi che si susseguono indirizzando in maniera tante volte maggiore della fotografia, decisivamente, la nostra vita percettiva e la nostra vita in generale: “Le direttive che colui che osserva le immagini di un giornale illustrato si vede impartire attraverso la didascalia, diventeranno ben presto più precise e impellenti nel film, dove l’interpretazione di ogni singola immagine appare prescritta dalla successione di tutte quelle che sono già trascorse.”

 

Il film

Come la fotografia uccide l’aura dell’opera d’arte, così la ripresa cinematografica uccide l’azione attoriale“La prestazione artistica dell’interprete teatrale viene presentata definitivamente al pubblico da lui stesso, in prima persona; la prestazione artistica dell’attore cinematografico, viene invece presentata attraverso una apparecchiatura.” L’attore ha un contatto diretto con il pubblico, la sua prestazione è totale e totalizzante, sul palco egli rappresenta la vita, i suoi gesti sono gesti di vita e della vita, e questo il pubblico lo sente e lo percepisce. Con la ripresa cinematografica l’azione attoriale viene soppressa, tra il pubblico e l’attore è interposta la cinepresa che gestisce in maniera totale o quasi l’azione attoriale:“L’apparecchiatura che propone al pubblico la prestazione dell’interprete cinematografico non è tenuta a rispettare questa prestazione nella sua totalità. Manovrata dall’operatore, essa prende costantemente posizione nei confronti della prestazione stessa. La serie di prese di posizione che l’autore del montaggio compone sulla base del materiale che gli viene fornito costituisce il film definitivo. […] Così la prestazione dell’interprete viene sottoposta ad una serie di test ottici.” Il cinema costituisce dunque la definitiva sconfitta dell’aura nell’opera d’arte: si passa in maniera definitiva dalla contemplazione alla visione, dall’azione al montaggio. Il fatto che l’aura sia morta però, non vuole dire che sia morta anche l’arte. Vuol dire soltanto che non si può più fare arte come la si faceva prima, si può fare unicamente un’arte che indichi e presenti la morte dell’aura, un arte dall’aura morta, non auratica. Il cinema in questo senso è la più grande espressione di ciò: esso uccide la totalità e la vitalità dell’azione che ci viene presentata, adesso, come una serie di fotogrammi e di scene che ci si impongono in maniera istantanea come uno shock:“Poiché la loro azione, l’azione viva del loro corpo vivo, là, sulla tela dei cinematografi, non c’è più: c’è la loro immagine soltanto, colta in un momento, in un gesto, in una espressione che guizza e scompare.” L’attore che recita in un film diviene oggetto che viene pubblicizzato, esposto e consumato. Grazie al film egli è esposto ad un pubblico che non vede, a chiunque voglia acquistarlo (si veda come il cinema sia l’arte per eccellenza dei rapporti di produzione della modernità, ogni cosa o persona è merce esponibile e vendibile). “La consapevolezza di ciò non abbandona mai, nemmeno per un istante, l’attore cinematografico. Mentre si trova davanti all’apparecchiatura, l’attore cinematografico sa che in ultima istanza ha a che fare con un pubblico: il pubblico degli acquirenti, che costituiscono il mercato. Questo mercato, nel quale egli viene immerso, non soltanto con la forza lavoro, ma anche con la sua pelle e i suoi capelli, col cuore e coi reni, nel momento della prestazione che è chiamato a fornire gli è inaccessibile quanto un articolo qualunque prodotto in una fabbrica”. Il cinema ha modificato la nostra vita in maniera radicale. Si pensi soltanto ai modelli che propongono i protagonisti dei film nei quali ognuno si immedesima e che ognuno tende ad imitare. Lo spettatore si immedesima nel film, è trasportato dalle istantanee che compongono il film e da esse viene portato dove il film vuole, è come se il film prendesse il controllo dello spettatore. Si pensi alla differenza tra il quadro e il film, di fronte al primo: “Lo spettatore può abbandonarsi al flusso delle sue associazioni. Di fronte all’immagine filmica non può farlo. Non appena la coglie visivamente, essa si è già modificata. Non può venir fissata.” Scrive George Duhamel: “Non sono già più in grado di pensare quello che voglio pensare. Le immagini mobili si sono sistemate al posto del mio pensiero”. Le immagini cinematografiche sono una serie di shock che si impongono allo spettatore, proprio come gli innumerevoli shock a cui è sottoposto l’abitante delle città e delle metropoli moderne. Il modo di percepire cambia: tutto è colto in maniera istantaneamente informativa e all’improvviso, tutto è indicazione e informazione. Ma queste indicazioni e informazioni sia nel film, sia nella vita quotidiana vengono recepiti distrattamente e inconsapevolmente, senza doversi applicare più di tanto. Ma proprio ciò contribuisce a modificare grandemente le nostre capacità di percezione e di appercezione: La ricezione nella distrazione, che si fa sentire in modo sempre più insistente in tutti i settori dell’arte e che costituisce il sintomo di profonde modificazioni dell’appercezione, trova nel cinema lo strumento più autentico su cui esercitarsi. Grazie al suo effetto di shock, il cinema favorisce questa forma di ricezione. Il cinema svaluta il valore cultuale non soltanto inducendo il pubblico a un atteggiamento valutativo, ma anche per il fatto che al cinema l’atteggiamento valutativo non implica l’attenzione. Il pubblico è un esaminatore, un esaminatore distratto.” La nostra attenzione per qualsiasi cosa è aumentata, percepiamo di più, in maniera più immediata e netta, il livello di allerta è alle stelle. Siamo super animali moderni il cui habitat è la metropoli, e abbiamo sviluppato tutto ciò che serve(anche grazie al cinema e al film) per viverci e sopravviverci.

Serie tv

I cambiamenti nella vita degli uomini che il cinema e la televisione hanno comportato sono amplificati grandemente dalle serie tv. Se il cinema e la tv ci trasportano nelle avventure dei loro protagonisti in determinati momenti della settimana e della giornata (per andare al cinema devi avere un giorno libero e del tempo per arrivare fisicamente in un posto che non sia casa propria, il film alla tv è trasmesso a discrezione della programmazione televisiva) la serie tv è accessibile in qualunque momento della giornata grazie al fatto che ve ne sono una enorme quantità su applicazioni scaricabili sullo smart-phone. La visione e l’immedesimazione nel film che avveniva quando c’erano unicamente il cinema e la televisione ora è all’ordine del giorno, dell’ora e del minuto. In qualsiasi momento, dovunque ci si trovi è possibile entrare nel mondo dei propri beniamini protagonisti delle nostre serie tv e film preferiti. Questo anche se non sembra influisce grandemente sulla nostra vita. La realtà è vista in maniera nuova, e allo stesso tempo, i film e le serie tv propostici in questo modo nuovo sono proiezione della realtà nuova in cui viviamo: una realtà in cui ognuno può fare ciò che vuole e quando vuole, acquistare di continuo cose nuove, una realtà in cui ci si crea e ricrea di continuo, in cui un giorno si sceglie una cosa e un altro un altra, proprio come in ogni momento si può scegliere cosa vedere, in che ordine vederlo e quando vederlo. Siamo sottoposti ad un flusso di immagini continuo che rispetto a quello a cui si riferiva Benjamin è più di cento volte maggiore. Se prima l’indirizzare lo spettatore da parte del film era un qualcosa di delimitato al qui ed ora della visione della rappresentazione cinematografica, adesso è all’ordine del giorno e addirittura dell’ora: siamo di continuo indirizzati da immagini e azioni filmiche che abbiamo di continuo davanti agli occhi, esse addirittura ci appaiono davanti agli occhi prima di addormentarci o mentre sogniamo. Ciò che diceva Duhamel a proposito della visione cinematografica è amplificato grazie alle serie tv in maniera esorbitante: “Non sono più in grado di pensare quello che voglio pensare. Le immagini mobili si sono sistemate al posto del mio pensiero.” Se la maniera di percepire e di appercepire con il cinema all’inizio della modernità cambiò e si amplificò in maniera esorbitante adesso ciò è avvenuto di innumerevoli volte di più, la ritmicità con cui vediamo le puntate delle nostre serie preferite, con cui escono su Netflix nuove stagioni e nuove serie, corrisponde perfettamente ai ritmi frenetici e ai cambiamenti liquidi continui ed incessanti della modernità contemporanea. Le innumerevoli immagini da cui siamo continuamente indirizzati sui social e sulle serie tv sono il corrispettivo del nostro essere implicati e indirizzati nei contemporanei consumistici e liquidi rapporti di produzione.

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