Cinque cose che non sai su Sant’Agostino: lasciati stupire dalla sua adolescenza tormentata

Scopriamo il dark side di un giovane ribelle attraverso il percorso di maturazione di Agostino di Ippona.

Agostino di Ippona - Città Nuova - Città Nuova

Padre della Chiesa, scrittore latino, teologo e filosofo, Agostino (354-430) rappresenta un punto di riferimento per la religione cristiana e per la filosofia europea; i suoi scritti più famosi le Confessiones e il De civitate Dei, infatti, vengono studiati ancora oggi in tutto il mondo. Eppure, proprio nelle Confessioni, racconta la sua vita e ci mostra un “Agostino” diverso, vero e umano, che sbaglia, che pecca, che ha un rapporto conflittuale con se stesso e, inizialmente anche con Dio; un fanciullo come tanti che odia andare a scuola, che ha difficoltà in alcune materie e che preferisce giocare a palla; un ragazzino come tanti che nasconde la verità ai genitori, che frequenta “cattive compagnie”, che scopre i piaceri dei sensi…

1. Adolescenza tormentata: il rapporto con i genitori

Agostino ha un rapporto difficile con il collerico padre, Patrizio (libro IX), ma è molto legato alla madre, Monica. La parte autobiografica delle Confessioni, infatti, si chiude proprio con la sofferta trattazione della dipartita di lei (libro IX).

Mia madre mi disse: “Figlio, […] c’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio”

Monica era una fervente cristiana e favorì la conversione di Agostino che, dapprima vicino al manicheismo, anche ascoltando i discorsi del vescovo Ambrogio a Milano, decise di farsi battezzare. Il padre, invece, era pagano e si convertì al cristianesimo soltanto in tarda età; garantì ad Agostino un’educazione letteraria e retorica più che discreta.

Era del resto uomo singolarmente affettuoso, ma altrettanto facile all’ira

SANTA MONICA E SANT'AGOSTINO

2. È intelligente ma non si applica

Per quanto riguarda l’educazione, Agostino segue le lezioni prima a Tagaste (la città natale, in Algeria), poi a Madaura, infine a Cartagine. È molto intelligente, sveglio e curioso, ma non è affatto uno studente esemplare, anzi, spesso gli insegnanti lo bacchettano e lo rimproverano; preferisce giocare a palla piuttosto che seguire le lezioni. Inoltre, detesta e ha difficoltà con il greco, ma ama il latino e si commuove, leggendo l’Eneide di Virgilio:

non amavo lo studio e odiavo di esservi costretto […] odiavo il greco che mi veniva insegnato da fanciullo […] Invece mi ero appassionato al latino

Confessioni, Libro I.

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3. La crisi dei 16 anni

La riflessione sull’ iter vitae prosegue e Agostino commenta gli episodi salienti della sua giovinezza. Fin da piccolo, compie marachelle, oltre a saltare le lezioni, talvolta mente ai genitori e agli insegnanti, rubacchia dalla dispensa e, nei giochi, imbroglia per vincere.

A sedici anni è prima a Tagaste, poi, studia a Madaura e, di nuovo, a Tagaste. Si tratta di un anno molto particolare per Agostino durante il quale conduce un’esistenza oziosa e abbastanza sregolata, “trascinata fra i dirupi delle passioni, sprofondata nel gorgo dei vizi” (libro II), dandosi al gioco e agli amori, “. Un  periodo di crisi intellettuale e morale, pieno di dubbi, inquietudini, durante il quale le parole preoccupate della madre -che lo invita alla prudenza- appaiono vane, mentre quelle dei coetanei contribuiscono ad accrescere in lui una quasi attrazione per il peccato.

4. A ladro, a ladro!

Rientrato a Tagaste, dopo Madaura, Agostino continua la sua vita dissoluta, in compagnia di amici poco raccomandabili. Una notte, Agostino e il suo gruppo invadono una proprietà privata e rubano alcune pere per poi darle in pasto ai maiali. Il fatto che si tratti di un furto premeditato e non dettato da necessità rendono il reato ancora più grave e meno giustificabile: Agostino ruba le pere con gli amici un po’ perché si lascia coinvolgere in un’impresa trasgressiva (“Oh amicizia inimicissima, seduzione inesplicabile dello spirito”, libro II)  e, soprattutto, per il gusto di infrangere la legge. Si sente attratto dal desiderio del proibito, dal gusto dell’ingiusto (libro II). Dopo l’aneddoto, Agostino riflette sul perché di tale gesto con richiami al furto del frutto proibito da parte di Adamo ed Eva; da qui scaturisce una lunga riflessione sul peccato e sulla naturale inclinazione umana a compiere il male e a sfidare le leggi scritte e naturali.

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5. I primi amori e il figlio “illegittimo”

Nell’incipit del libro III delle Confessiones Agostino scrive:

Giunsi a Cartagine, e dovunque intorno a me rombava la voragine degli amori peccaminosi.

Dopo l’anno ozioso e sfrenato trascorso a Tagaste, Agostino si reca a Cartagine per riprendere gli studi, ma -ancora una volta- il suo spirito ribelle ha la meglio: si appassiona agli spettacoli teatrali e ai “tenebrosi amori” (libro I). Si innamora di una ragazza -di cui si ignora il nome- e i due iniziano una relazione. Dalla loro unione nasce Adeodatus (=dono di Dio). Agostino è padre all’età di soli diciannove anni (non è ancora cristiano, infatti, si convertirà al cristianesimo intorno ai trent’anni), resta fedele alla sua compagna e porterà il figlio con sé a Roma e Milano.

 

Nelle Confessioni Agostino mette a nudo se stesso e i suoi peccati, attraverso un lento e faticoso percorso di crescita fino alla conversione, alla ricerca di se stesso, della verità e di Dio. Confessa i suoi peccati (confessio vitae) e il suo credo (confessio fidei), arrivando a lodare Dio (confessio laudis).

Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo.

Confessioni, (libro X)

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