Chi deve andare all’inferno? Le idee da Dante a De André

Quali sono i crimini o le azioni immorali da commettere per andare all’inferno? Ecco due proposte di illustri figure come Dante Alighieri e Fabrizio De André.

L’inferno è uno dei punti più discussi quando si sfiora il delicato argomento dell’oltretomba, nello specifico in cosa consista e quali sono le spregevoli azioni che ci potrebbero destinare a questo luogo. Tra gli autori che trattano la questione ci sono Dante nella celebre Commedia e De André nella canzone Preghiera in Gennaio.

L’ Inferno dantesco

Il capolavoro dantesco è sicuramente associabile con la Commedia, opera mastodontica che racconta il viaggio dell’autore nell’oltretomba. Il testo è diviso in tre cantiche, una per ogni luogo dell’aldilà: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Il suo viaggio inizia proprio dal regno del male, che si trova esattamente sotto Gerusalemme ed è diviso in cerchi e bolge in base al peccato commesso. Questa suddivisione è basata su un criterio religioso, infatti le colpe sono raggruppate in base ai 7 peccati capitali: ira, lussuria, accidia, superbia, gola, avarizia e invidia. Emerge così subito la funzione dell’inferno nell’immaginario di Dante, ovvero un luogo dove Dio reclude per l’eternità coloro che in vita non hanno rispetto le leggi divine. I dannati sono soggetti ad un contrappasso nella loro pena, ovvero una punizione che, per eccesso o difetto, faccia comprendere loro gli errori commessi in vita. Ad esempio gli indovini hanno il viso rivoltato all’indietro, poiché in vita vollero guardare troppo avanti nel futuro. Il peccato in Dante diventa così qualcosa di assolutamente negativo, che deve essere evitato per non incorrere in una punizione divina. Esso viene visto come una libera scelta dell’arbitrio umano verso una strada dominata dalle passioni e lontana da Cristo.

(La voragine infernale di Botticelli)

Preghiera in Gennaio di Fabrizio De André

Nel 1967 De André scrisse Preghiera in Gennaio dopo la morte dell’amico intimo Luigi Tenco. Il cantautore genovese rimase fortemente impressionato dall’accaduto, ciò lo portò a fare delle riflessioni su Dio e sulla vita dopo la morte. Nel testo infatti vi sono numerose polemiche riguardo le idee della Chiesa e dei credenti a proposito del suicidio:

Signori benpensanti
Spero non vi dispiaccia
Se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
Soffocherà il singhiozzo
Di quelle labbra smorte

Egli condanna il pregiudizio riguardo questo gesto estremo, visto ancora come uno dei peggiori peccati che porta inevitabilmente all’inferno; ricordando la natura buona e caritatevole di Dio verso gli ultimi. Implicitamente fa riferimento ad un perdono che gli uomini hanno dimenticato, come dichiarerà in un’intervista anni dopo: Nella mia canzone c’è una specie di tentativo di riscatto, da parte di un ente supremo come Dio, che fa proprio il contrario di quello che hanno fatto gli uomini: cioè, lo perdona. De André scrive inoltre come l’idea di aldilà si sia dogmatizzata con il passare dei secoli, allontanandosi dalla dimensione originale, di come paradossalmente l’Inferno sia più vicino ai credenti più sfrenati, di una Chiesa che è diventata intollerante verso gli ultimi e i peccatori:

Dio di misericordia
Il tuo bel Paradiso
L’hai fatto soprattutto
Per chi non ha sorriso
Per quelli che han vissuto
Con la coscienza pura
L’inferno esiste solo
Per chi ne ha paura

L’idea del cantautore genovese verso il peccato e l’Inferno, nonostante il suo agnosticismo, è molto vicina ad una visione solidale e cristiana dei vangeli. Vede nel peccatore, non un condannato da denigrare ed emarginare, bensì un uomo da perdonare ed amare, così come scritto nelle Sacre Scritture. De André viene considerato spesso come la voce degli ultimi, infatti nella sua discografia ha spesso trattato dei ceti più bassi della società, come prostitute, transessuali, clochard ecc.

(Fabrizio De André)

Due mondi distanti

Tra Dante Alighieri e Fabrizio De André intercorrono più di sei secoli, ovviamente diventa impossibile paragonare due mentalità e due mondi completamente diversi se non opposti. Nel primo caso ci troviamo in un’Italia trecentesca, che si scontra tra guelfi e ghibellini per il primato politico tra papato ed impero; e nel secondo in un paese distrutto dalla guerra e reduce da un miracoloso boom economico. Sicuramente l’aspetto religioso rimane ancora uno dei temi che influenzano la società di oggi, e l’idea di chi debba essere condannato all’inferno è uno dei dibattiti che tutt’oggi persistono. Le posizioni sono molteplici, ma si possono raggruppare in una più conservatrice e rigida, come lo schema dantesco, ed una più rivoluzionaria e liberale, come quella di De André.

(Orfeo all’inferno di Jan Brueghel il Vecchio)

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