E se l’unico vero Dio fosse il tempo? Analizziamolo attraverso Dark e la mitologia greca

Il tempo ha perseguitato le menti di scienziati e filosofi fin dall’antica Grecia fino ad essere considerato il vero Dio

La serie Dark, tramite i suoi intrecci temporali, ha affascinato e allo stesso tempo confuso le menti di molti utenti Netflix e tra tutti i messaggi allegorici che ha voluto trasmettere ce n’è uno più “concreto” di altri: il tempo

Dark

Dio non commette errori” ripete il personaggio che interpreta Noah, perché Dio è il tempo e non a caso il suo personaggio è vestito da prete. E su questa base che si sviluppa la serie NetfixDark” che ha appassionato migliaia di utenti. Nella serie in questione si è cercato di trattare nel miglior modo possibile il tema del tempo e il suo essere tanto astratto quanto concreto. Ciò che porta i personaggi a identificare la figura di Dio nel Tempo è l’impossibilità da parte dei protagonisti di prendere decisioni in grado di modificare quelli che saranno i futuri avvenimenti, avvolgendo ancor più nel mistero una delle domande che assilla la mente degli uomini da anni: “siamo davvero fautori del nostro destino?”. Negli episodi delle prime due stagioni si può ben notare come inevitabilmente gli attori nel corso del tempo dicano e compiano le stesse medesime cose che i loro alter ego passati hanno detto e fatto prima di loro non riuscendo, neanche volendo, a cambiare il futuro e le proprie azioni.

Il tempo per i greci

Il tema del tempo non assilla solo filosofi e fisici contemporanei ma ha avuto una certa importanza anche nell’età greca come viene dimostrato da mito di Crono. Secondo la mitologia Crono (il tempo) sarebbe l’ultimo figlio di Urano, il cielo, e Gea, la terra. Urano decise di nascondere all’interno delle grotte i figli avuti con Gea la quale triste per questa decisione chiese ai suoi figli di ribellarsi. A ribellarsi fu solo Crono che in un agguato evirò Urano dal cui sangue nacquero le Erinni, i Giganti e le Ninfe che diedero vita alla stirpe umana. A questo punto Crono si unì alla sorella Rea ma gli venne predetto che la sua prole lo avrebbe spodestato portando perciò il dio del tempo a prendere la decisione di ingurgitare i suoi figli. Dopo aver mangiato Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone, Rea decide di scambiare il suo ultimo figlio, Zeus, con un masso che verrà poi ingerito da Crono. Grazie a questo stratagemma Zeus poté crescere sano e forte e una volta adulto fece sputare a suo padre tutti i suoi fratelli e le sue sorelle e insieme mossero guerra contro Crono, sconfiggendolo e imprigionandolo ma senza ucciderlo. Questo mito è servito ai nostri predecessori per spiegare il tempo come divoratore di ciò che egli stesso crea perché è solo lo scorrere del tempo che ci conduce verso la morte. Ciò che ci insegnano Dark e il mito di Crono è la necessità di vedere il tempo come creatore e distruttore del tutto dandogli un ruolo assolutamente divino.

Libertà

Il tempo per quanto infinito rappresenta il più grande limite dell’uomo e ci tiene sempre a bada, sul lastrico, perché non si può mai sapere quando esso cesserà di esistere sia a livello personale e singolare sia a livello collettivo. La nostra libertà di agire all’interno del nostro mondo è limitata perché tutto prima o poi finisce allo stesso modo in cui è iniziato ovvero senza alcuna consapevolezza e senza la possibilità di scegliere se e quando nascere o morire. Il tempo è una sorta di prigione nella quale, come in Dark, ci finiamo per caso e per quanto possiamo sforzarci uscirne è praticamente impossibile. Tutto va come deve andare.

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