“Lo sai cosa sono? Sono un cane che insegue le macchine. Non saprei che farmene se le prendessi! Ecco io… agisco e basta. La mafia ha dei piani. La polizia ha dei piani. Gordon ha dei piani. Loro sono degli opportunisti. Opportunisti che cercano di controllare i loro piccoli mondi. Io non sono un opportunista. Io cerco di dimostrare agli opportunisti quanto siano patetici i loro tentativi di controllare le cose. Quindi quando dico… vieni qui. Quando dico che con te e la tua ragazza non c’era niente di personale, capisci che ti dico la verità. Sono gli opportunisti… che ti hanno messo dove sei. Anche tu eri un opportunista. Avevi dei piani. E, guarda dove ti hanno portato. Io ho solo fatto quello che so fare meglio: ho preso il tuo bel piano e l’ho ribaltato contro di te! Guarda cosa ho fatto a questa città con qualche bidone di benzina e un paio di pallottole. Uhm? Ho notato che nessuno entra nel panico quando le cose vanno “secondo i piani” …Anche se i piani sono mostruosi. Se domani dico alla stampa che un teppista da strapazzo verrà ammazzato o che un camion pieno di soldati esploderà, nessuno va nel panico, perché fa tutto parte del piano. Ma quando dico che un solo piccolo sindaco morirà… Allora tutti perdono la testa! Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… Tutto diventa improvvisamente caos.Sono un agente del caos. Ah, e sai qual è il bello del caos? È equo.”

Il mondo e il caos

Questo monologo esprime appieno l’essenza del Joker, acerrimo nemico di Batman e suo antagonista nel film “Batman: il cavaliere oscuro”. Il personaggio, interpretato da Heath Ledger è originale, controverso e a tratti inquietante nel suo modo di parlare. Egli dice di essere un agente del caos. Agisce infatti solo per agire, non è guidato da fini esterni, non fa piani. I criminali solitamente lo diventano perché guidati dalla sete di guadagno o comunque da altre motivazioni simili. Ma Joker no, lui è il cattivo per eccellenza, e lo è senza un motivo preciso, se il cavaliere oscuro è il garante dell’ordine, Joker è il puro caos, il male che agisce semplicemente per sé stesso. Ma anche questo male così insensato ha in fondo una spiegazione ed essa è legata al modo attraverso il quale Joker vede il mondo.L’essenza del mondo è per lui il caos. Gli uomini nel corso delle loro vite non fanno altro che creare dei ripari dal caos e danno vita così a dei piccoli mondi ordinati dove tutto è sotto controllo. Ma il disordine, essendo l’essenza del mondo, è sempre lì in agguato e semina terrore. Terrore che le nostre vite tranquille vengano un giorno distrutte di punto in bianco. E’ proprio questo l’intento del Joker, diffondere il caos, non in maniera negativa ma come elemento positivo. Egli può essere considerato il messia del caos e ci esorta ad accogliere il disordine nella nostra vita, perché non tutti gli eventi hanno una spiegazione razionale e inoltre perché in fin dei conti: “il caos è equo.” E se Joker avesse ragione? Se noi ci trovassimo spaesati di fronte agli eventi caotici che ci colpiscono soltanto perché siamo vissuti nell’abitudine di dare un ordine al mondo? La volontà di dare ordine agli eventi che accadono nel mondo è stata infatti la molla che ha dato avvio alla nascita della filosofia e poi della scienza. E’ infatti chiedendosi “perché?” che l’uomo ha iniziato a fornirsi delle risposte, le quali gli consentivano di avere una conoscenza certa di ciò che accadeva attorno a lui e successivamente anche di prevedere l’accadimento futuro di determinati eventi. 

Immanuel Kant e il giudizio riflettente

Secondo il filosofo tedesco non solo la nostra mente cerca sempre una correlazione tra una causa e un effetto per fornire una spiegazione di tutto ciò che accade in natura, ma addirittura la facoltà della ragione sarebbe caratterizzata da una particolare volontà che la spinge a racchiudere tutte le leggi naturali in principi sempre più generali col fine di arrivare ad un principio primo; ovvero una legge che spieghi tutto. Per questo motivo la ragione vede la natura come un ambiente ospitale che viene incontro alla nostra esigenza di unificazione del sapere e ci rallegriamo scoprendo che due leggi riguardanti fenomeni tra loro molto diversi possono ricondursi ad una legge che le racchiude e spiega entrambe. In questo mondo regolato da principi generali non c’è spazio per il caos, la natura ci è amica e ci mostra il suo ordine prestabilito che noi strutturiamo in un sapere possibilmente sempre più semplice e ridotto. Ovviamente la ragione non arriverà mai a trovare questo principio primo che spiega tutto perché esso funge soltanto da principio limite, ma comunque sta lì a guidare il nostro processo e progresso conoscitivo. Le leggi particolari della natura dunque, per quanto abbiano per il nostro intelletto un carattere contingente e possano essere determinate solo a posteriori, appaiono comunque stabilite in modo tale da consentirci di pensare alla natura come un tutto unitario in cui la conoscenza si può addentrare ed arrivare a leggi sempre più generali e comprensive. Questa conformità della natura alle nostre esigenze è per Kant un principio che adotta la facoltà di giudizio riflettente ovvero quella facoltà che riflette sui fenomeni e cerca di trovare unità nella natura. Quando si scopre che la legge che stabilisce la velocità dei corpi in caduta libera sulla terra e la terza legge di Keplero che regola i tempi di rivoluzione dei pianeti, sono da ricondurre alla sola legge della gravitazione universale la natura ci si mostra in tutto il suo ordine prestabilito e matematico. Ecco perché in un universo così preciso e meticoloso non riusciamo a concepire il caos e il suo solo pensiero ci terrorizza. In fondo però, riprendendo Joker:

“La follia, come sai, è come la gravità: basta solo una piccola spinta.”

Pier Carlo Giovannini

 

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