Stiamo per provare ad intraprendere un percorso concettuale sul senso delle nostre esistenze. Il punto di partenza, che coincide con quello di arrivo anche, è la caducità, la transitorietà della vita umana. Troppo breve per i tempi della storia o dell’universo, tanto preziosa quanto vanificabile, troppo grande per noi, troppo piccola per il resto delle cose. L’unico elemento a donare alla nostra esistenza un senso di immortalità è ciò che ne resta nella memoria dei posteri, di chi ci sopravvive.

“La ballata di Buster Scruggs”

Questo è il titolo dell’ultima fatica dei fratelli Coen  che si presenta come un’antologia di 6 storie, come sei capitoli, ambientate nel West e che parlano del West a tinte fosche e dark. Ogni storia si conclude con un finale enigmatico in cui viene fuori l’ombra della morte che sembra accompagnare i personaggi di ogni vicenda. Un trionfo del tragicomico e dell’assurdo, dove atmosfere fiabesche e personaggi caratteristici sono ombreggiati all’improvviso dal timor mortis ( paura della morte ). Ognuna delle storie può avere una lettura specifica e fine a se stessa, ma ognuna può anche essere vista come una metafora più universale sul senso della vita. Metafora sulla fugacità dell’esistenza, su come nel vecchio West, e non solo, tutto sia rapido e meschino, intriso di bugie. Tutto è tranquillo e un attimo dopo è tutto finito. Per Heidegger la morte, l’ultimo fatto, è essa stessa a dare senso alla vita, non è solo il momento finale, ma elemento costitutivo della vita stessa.

Bolle di sapone

I pittori nei secoli hanno scovato diversi modi per rappresentare attraverso simboli le tematiche più svariate. La caducità dell’umana esistenza è sicuramente un elemento intrinseco nell’arte in ogni sua forma, nonché una tematica molto trattata all’interno delle opere. Esiste un filone artistico molto caratteristico, che ha attraversato i secoli, che ha descritto la fugacità e la vanitas dell’umana esperienza attraverso le bolle di sapone. Artisti di ogni nazione hanno usato le bolle di sapone, e il gioco di farle, come metafora di una spensieratezza della vita, ma anche come estrema fragilità di questa. Dipinti raffiguranti bambini sorridenti, felici, come simbolo di vita e vitalità, nell’atto di fare bolle di sapone, però celando nel quadro anche un elemento che rappresenti la morte, come una spada di Damocle pronta a colpire all’improvviso.

Karel Dujardin, Allegoria della vanità umana, 1663, oil on canvas

Nel corso dei secoli , con l’ammodernarsi dei tempi, le bolle di sapone sono diventate anche strumento per la satira, per rappresentare la fugace transitorietà delle brame di potere e conquista di generali, papi e imperatori.

immagine satirica di Napoleone che fa le bolle di sapone

Dunque se il nostro cammino sull’orbe terrestre è fragile come una bolla di sapone, che speranza abbiamo di darle la consistenza più durevole a cui aneliamo? L’unica cosa che ci può sopravvivere, dandoci una consistenza post mortem, è il ricordo. Possiamo continuare a vivere solo nella memoria dei posteri, nella memoria di chi ci sopravvive. Il funzionamento della memoria è molto curioso e conosciuto in parte, molto complesso e affascinante.

La memoria.

La memoria è il processo con cui si codificano, si immagazzinano e si recuperano informazioni. La codifica è il primo processo con cui l’informazione viene momentaneamente processata, l’immagazzinamento è il processo complesso grazie a cui l’informazione viene registrata in maniera definitiva nel sistema mnesico. Uno scorretto immagazzinamento potrebbe rendere difficile, se non impossibile, il recupero del ricordo in un momento successivo. L’ultimo processo è il recupero che consiste nell’individuazione della collocazione del ricordo e nella sua rievocazione. Il recupero avviene grazie al cue di recupero  che è uno stimolo, di qualunque natura, che permette un collegamento immediato con quel ricordo e ne permette la rievocazione nel momento giusto. La memoria è divisibile come memoria a lungo termine o a breve termine. La memoria a breve termine è il primo magazzino in cui l’informazione viene riposta, in cui per un breve lasso di tempo è possibile ripescarla velocemente per poter essere  utilizzata sul momento. Da questo primo contenitore, se l’informazione deve essere conservata, attraverso un complesso processo passa alla memori a lungo termine. A livello neuroscientifico non esiste un luogo deputato nel nostro cervello ad immagazzinare informazioni, le tracce di memoria sembrerebbero essere dislocate su tutta la corteccia cerebrale. La posizione delle tracce mnesiche dipende dalla tipologia di materiale appreso e dunque dall’area cerebrale che ha processato quell’informazione. L’immagazzinamento è collegato ai siti specifici di elaborazione. Il problema della memoria è che i contenti immagazzinati non restano gli stessi per sempre, ma vanno in contro a processi che li modificano. I contenuti della memoria vanno in contro a decadimento della traccia mnesica, ma anche ad interferenza del ricordo, in cui un ricordo disturba la rievocazione di un altro ricordo. Inoltre ogni volta che riportiamo un ricordo a consapevolezza lo arricchiamo di particolari che non gli sono mai appartenuti, ma che a noi, in quel momento, sembrano davvero calzanti e realmente presenti. Inoltre la rievocazione di un ricordo può essere pilotata da qualcuno che sa come edulcorare il vostro ricordo. Date le caratteristiche non esattissime di un ricordo rievocato è capitato spesso che si riscontrassero problemi nelle testimonianze.

Anche sopravvivendo nella memoria dei posteri dunque, sicuramente non sarà una nostra immagine fedele nel loro ricordo. Comunque sembra che la stessa caducità e imperfezione della nostra esistenza tocchi anche alle nostre memorie, e dunque ogni speranza è persa di sopravvivere alla putrefazione delle carni.

Giuseppe Benedetto.

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