Il Superuovo

C’era una volta… a Hollywood: nel finale Tarantino sconvolge tutti usando la Poetica di Aristotele

C’era una volta… a Hollywood: nel finale Tarantino sconvolge tutti usando la Poetica di Aristotele

Nel suo ultimo film Quentin Tarantino sconvolge la sua poetica portando sullo schermo una storia che può farci sognare

I protagonisti del film

In quest’ultima pellicola Tarantino decide di trascurare la frenetica azione violenta particolare dei suoi film per farci fare un viaggio nella Hollywood del 1969, nel tramonto della sua età dell’oro. Infatti nel corso del film il regista ci presenterà come co-protagonisti personaggi storici come Sharon Tate (Margot Robbie), Steve McQueen, Bruce Lee, Charles Manson e molti altri. Lo scopo del film di Tarantino non è solo farci viaggiare nel passato, ma anche sbeffeggiare il Male, come si vedrà nel finale e per farci vivere quasi in prima persona questa storia il regista sceglie di inserire come protagonisti un attore ed il suo stuntman inventati per questo contesto, Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e Cliff Booth (Brad Pitt).

L’illusoria felicità americana

Cliff Booth (Brad Pitt) al Ranch di Manson

Los Angeles nel 1969 era una meta da sogno, come ci mostra Tarantino, piena di dive e icone del suo tempo. Infatti nella trama i personaggi sono inseriti in modo tale da essere allegorie delle tematiche del film, per esempio Rick Dalton rappresenta il passato degli anni ’50 a Hollywood, non a caso il suo personaggio deve lottare per farsi strada nel nuovo panorama cinematografico, passa da eroe protagonista amato dal pubblico ad antagonista che viene sistemato a dovere dall’eroe della situazione; dall’altro lato c’è Sharon Tate che sembra rappresentare la diva della nuova generazione hippie, questi infatti hanno un ruolo cruciale nella loro epoca in quanto rappresentano il moto di rivolta culturale e pacifista contro la guerra del Vietnam, come ci dimostra anche il personaggio interpretato da Margaret Qualley. Tuttavia, come vedremo anche nel finale del film, alcuni gruppi di hippie diventano ciò che odiano, la violenza, questo è quello che accade al gruppo di Charles Manson, la “Manson family“, che nel film viene a contatto con Cliff Booth, la controfigura di Rick Dalton, che rappresenta la vecchia era del cinema fatto di film sulla Seconda Guerra Mondiale e Spaghetti Western. Da questo incontro al ranch di Manson Cliff rimane disgustato dallo stile di vita senza regole del gruppo e decide di tornare a Los Angeles. Nel film di Tarantino c’è proprio tutto, anche l’ironia, che si vede quando il regista sminuisce il personaggio di Bruce Lee facendolo picchiare da Cliff, oppure quando il regista ci porta alla festa della Playboy mansion insieme a Roman Polanski e Sharon Tate.

Epilogo a Cielo Drive

Durante la visione del film quello che tutti aspettano è il tragico finale, che a differenza delle aspettative sconvolge tutti, perché lo scopo di Tarantino, come indica anche il titolo del film, è creare una favola con una Hollywood che ci sembra ormai lontana e irraggiungibile. Proprio per questo a Cielo Drive non si verifica lo storico massacro compiuto dalla banda di Manson ai danni di Sharon Tate e dei suoi amici, ma al contrario la Tate viene salvata da Rick Dalton (che era suo vicino di casa) e Cliff Booth, presi di mira dalla banda che li riteneva colpevoli di aver lavorato per la società che li aveva resi così violenti. Nonostante fossero armati di pistola e coltello i proseliti di Manson vengono annientati da Cliff (stuntman addestrato a combattere) ed il suo pitbull, una membra della banda viene addirittura incenerita con il lanciafiamme che Rick conservava dopo le riprese di un film. Si può anche parlare di un’estetica morale riguardante la fine della Manson family, perché Tarantino è finalmente riuscito a vendicare Sharon Tate ed a mettere in ridicolo la setta di Manson, facendo assaporare allo spettatore una immaginaria giustizia per il massacro.

La purificazione attraverso lo spettacolo

Teatro greco sull’acropoli di Atene

Tarantino nell’impostare la sua pellicola sembra seguire gli insegnamenti di Aristotele riguardanti la tragedia contenuti nella sua Poetica, infatti lo Stagirita nel suo trattato indica quali sono i caratteri tipici della tragedia e tra questi quello che per noi è il più importante è sicuramente la catarsi delle passioni. Questo carattere riguarda infatti la sensazione che ha lo spettatore dopo il finale del film, è una sensazione di illusoria leggerezza e sollievo perché nell’immaginario giustizia è stata fatta. Anche in questo caso Tarantino usa un aspetto della Poetica, cioè riportare sullo schermo un evento storico come il massacro di Cielo Drive, ma cambiando il finale mostrando come i fatti si sarebbero dovuti svolgere seguendo l’ideale della giustizia, perché lo scopo dell’arte teatrale secondo Aristotele è rappresentare come i fatti si dovrebbero svolgere in modo ideale, per questo il teatro ha anche una funzione educativa per le virtù.

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