Il Superuovo

Cecco Angiolieri e De Andrè ci raccontano vizi e segreti degli abitanti dei paesini

Cecco Angiolieri e De Andrè ci raccontano vizi e segreti degli abitanti dei paesini

Le storie degli abitanti dei paesini raccontate da Faber e Cecco Angiolieri.

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Immaginate di correre in un paesino da cartolina, cosa vedreste?


Cu futti futti, Dio perdona a tutti

“Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” è proprio qui che si svolgono molte delle canzoni di De Andrè: nelle viuzze di un paesino, che, vivo e variopinto si riempie della eco dei chiacchiericci delle comari e delle urla dei bambini che corrono per strada.

Per ogni vecchietta che recita il rosario o fa la maglia, peró, c’è una coppia che fa l’amore; per ogni prete che celebra messa, una sposa che tradisce il marito; per ogni nonno con un nipote sulle gambe, ce n’è uno che va a puttane. 

Come in un quadro di Silvestro Lega dotato di vita propria, gli sguardi vivi e giudicanti di chi forse ha peccato e non vuole ammetterlo, osservano e condannano chi invece certamente sta peccando con fierezza.

 

Bocca di Rosa e La città vecchia

Nelle canzoni “Bocca di Rosa” e “La cittá vecchia” si raccontano due storie diverse, ma simili per ambientazione.

Bocca di Rosa è la storia di una giovane donna che, arrivando in un paesino, svolge il mestiere più antico del mondo, e viene cacciata a seguito di una rivolta delle comari che lo abitano (sì esatto, come Malena di Tornatore).

Nella “Città vecchia” Faber racconta invece di come si viva in un paese, scattando una fotografia della doppia vita di molto abitanti, dell’ignoranza di altri, e delle stranezze di altri ancora.

 

“Vecchio professore cosa vai cercando

In quel portone

Forse quella che sola ti può dare

Una lezione”

 

Non è solo De Andrè peró a parlare dei paesini e del loro assordante e sibilante chiacchiericcio, anche Cecco Angiolieri nei suoi sonetti ci racconta dei peccati di una Siena curiosa, a tratti pittoresca, di fine 1200.

 

Tre cose solamente

Nel sonetto “Tre cose solamente m’enno in grado”, Cecco Angiolieri fa un racconto delle uniche cose che gli provocano piacere e gioia: la donna, la taverna e ’l dado.

È infatti noto come la poesia di Cecco parlasse delle bassezze della società, parodizzando e facendosi beffe del dolce stil novo, a sottolineare come sotto le virtù delle donna angelo tanto cantate dagli stilnovisti, esistesse un mondo totalmente piegato agli istinti più bassi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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