Il Superuovo

Caparezza ci racconta i problemi dell’Italia odierna nelle sue canzoni

Caparezza ci racconta i problemi dell’Italia odierna nelle sue canzoni

Michele Salvemini, in arte Caparezza, ha da sempre descritto il Belpaese nei suoi testi. Nel bene, ma anche nel male. 

 

 

 

Il rapper di Molfetta è ancora oggi uno dei cantautori più amati in Italia. La sua voce nasale e la sua folta capigliatura lo hanno reso un personaggio iconico nel panorama musicale italiano. Vediamo alcune delle sue canzoni significativamente celebri.

“Vieni a ballare in Puglia”: il racconto di una regione martoriata

“Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo
paese”

Caparezza con questa canzone ha voluto sottolineare gli evidenti problemi della regione Puglia. Dall’Ilva di Taranto , acciaieria che sta mietendo sempre più vittime nella provincia, fino alle organizzazioni mafiose che sfruttano braccianti stranieri nei campi di pomodori. Dagli incendi del Gargano, fino al menefreghismo delle grandi industrie sui temi ambientali (“Pensano che il Protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese“). Il testo ormai è diventato un cult, soprattutto per via del motivetto allegro e spensierato. Non è raro infatti trovare la canzone in un locale oppure in una discoteca. Se solo però ci soffermassimo di più sull’interpretazione delle parole, che sul ritornello, capiremmo che quello di Caparezza è in realtà un grido d’aiuto. ‘Ballare’ vuol dire in realtà ‘morire‘. E sono numerose le accezioni a fabbriche, caporalato, criminalità e disastri ambientali. Alla fine non converrebbe per niente ballare in Puglia. 

“Vengo dalla Luna”: una esplicita condanna al razzismo

“Torna al tuo paese sei diverso! Impossibile vengo dall’universo”

Un colpo di genio del nostro cantante pugliese è stato quello di comparare gli alieni con gli immigrati in cerca di fortuna. Si sa che in Italia, il problema dell’immigrazione suscita non poche polemiche, soprattutto nella frangia nazionalista della politica. Non a caso, secondo un sondaggio del 2019, siamo il paese più razzista dell’Europa occidentale. Ed è proprio il razzismo e la ormai dilagante xenofobia che Caparezza cerca di schernire in questo pezzo.
Si narra di un alieno che, come afferma il titolo, proviene dalla Luna. Stabilendosi sulla Terra, ha dovuto affrontare svariate difficoltà a carattere xenofobo. Come un signore che vuole metterlo sotto con l’automobile, vantandosi del suo ‘santo sul cruscotto’ (parabola purtroppo non così fantasiosa!). Oppure di persone che lo insultano per l’aspetto e per il fatto di ‘puzzare come un ratto’. In tutti eventi però l’alieno risponde per le rime, arrivando addirittura a ‘pisciare sul loro show’. Una cosa che dovremmo fare tutti all’indirizzo di chi usa l’ignoranza come cavallo di battaglia.

“Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)”: l’incompetenza della politica italiana

“Piacere, Luigi delle Bicocche. Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche”

Chiedersi perché si sia composta una canzone del genere, a tratti commovente, è del tutto legittimo. Caparezza, avente un pensiero politico vicino al comunismo, ha voluto spiegare da che parte schierarsi nella spaccatura sempre più accentuata tra politici e popolo. Questa di Luigi delle Bicocche infatti, non è altro che la triste storia fittizia di un qualunque padre di famiglia che fatica ad arrivare a fine mese, ma non si arrende alle evenienze. E per farlo combatte contro il sistema che lo opprime, rendendo sempre più povero. Il tutto per proteggere la propria famiglia dai ‘sicari dei cravattari’ (chiara espressione figurata per intendere chi lavora nella politica!). Di conseguenza Luigi delle Bicocche si vede come un eroe, ma in realtà sta solo sopravvivendo alle scellerate decisioni politiche che si sono prese nel corso del tempo. In tutto ciò Caparezza offre una velata critica a chi si è messo in affari illegalmente e alla burocrazia attanagliante che il nostro paese sorregge. Oltre alla ludopatia, sempre più diffusa in Italia.
Speriamo solo che al Parlamento si conosca la storia di Luigi delle Bicocche!

“La mia parte intollerante”: il rifiuto della diversità

“Non vivo di pallone, non parlo di figone, non indosso vesti buone, quindi sono fuori da ogni discussione”

Caparezza ha sempre ammesso di avere un carattere piuttosto solitario ed introverso. Il fatto che abbia inciso un brano del genere ne è un esempio. Ma se ascoltiamo la lirica attentamente, si nota che l’esperienza ‘scolastica’ del rapper ha molti punti in comuni con i ragazzi d’oggi. Come l’essere considerato l’ultimo della classe, ed essere preso sempre di mira da bulli ‘orgogliosi dei loro trascorsi malavitosi’. La violenza, secondo Capa, è un motivo di superbia nella sua classe. E se hai altre passioni differenti, oppure sei caratterialmente l’opposto di loro (vale a dire mite), verrai preso in giro, diventando un facile bersaglio.
Nonostante la storia abbastanza pungente di bullismo, si è preferito dare un finale felice, mostrando la soluzione. Che sarebbe fregarsene, preferendo la solitudine all’indottrinamento. Trovare dell’interesse nella cosiddetta ‘parte intollerante’. In questo modo, non si rischia di seguire la massa, ormai sempre più folta. Poiché la descrizione della ‘3B di un I.T.C’ ha delle scanalature inquietanti. Come se fossimo tutti in quel momento Caparezza.

Cosa ci insegna Caparezza diversamente dagli altri cantanti?

Tanto per cominciare, Michele Salvemini non si è mai autodefinito un rapper, e non ha mai condotto una vita sfrenata. Inoltre i suoi brani, raramente inneggiano alla droga, alla violenza o al sesso. Argomenti che oggi, sono diventati l’ordine del giorno nella musica moderna. Lo sguardo poi che ci dà della società di oggi lo rendono più che un cantante, un artista. Potrebbe diventare un sociologo anche lui, chissà! La politica, l’economia, il razzismo, la meritocrazia, la cultura…sono tutti argomenti che Caparezza affronta nelle sue canzoni, che spesso lui stesso compone. Come se fosse uno psicologo pronto a venirti incontro. E in questi tempi duri ce n’è bisogno!

 

 

 

 

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