Cannabis Light in Italia: il punto sulla situazione

Cannabis Light in Italia: il punto sulla situazione

13 Settembre 2018 Off Di Francesco Rossi

In una circolare destinata a forze dell’ordine, questori e prefetti il ministero dell’Interno rivolge l’attenzione sul consumo della marijuana “legale”. Dopo oltre un anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge che approva la coltivazione e la vendita della Cannabis light, nuove restrizioni vengono alla luce per negozianti e acquirenti.

Come nasce la “Cannabis Light”

Dal 14 gennaio 2017 è entrata in vigore in Italia la legge numero 242 del dicembre 2016 riguardante le “disposizioni per la promozione della coltivazione della canapa. La legge aveva fin da subito l’obiettivo di promuovere la coltivazione della cannabis legale agli agricoltori e non di legalizzare il consumo della cannabis.

Cannabis Light

Differenze tra CBD (principio attivo della marijuana light) e il normale THC. Fonte: Il Corriere della Sera

Con la pubblicazione della legge ne divengono quindi legali la produzione e la “commercializzazione”: è permessa la coltivazione della marijuana legale (il principio attivo della pianta, il THC, non deve comunque superare il limite massimo dello 0,6%, limite che solleva l’agricoltore da qualunque responsabilità) ed è consentita la vendita della stessa con un principio attivo non superiore allo 0,2%. Tale principio attivo è infatti stato sostituito dal CBD, legale e con basse percentuali di THC. Con l’approvazione della legge 242 è inoltre consentita la commercializzazione degli altri impieghi della canapa: oli, vernici, alimenti, semi, ma anche vestiti, tessuti, carta in fibra di canapa, bio-plastica e medicinali.

L’uso ricreativo

Per quanto riguarda il consumo della sostanza per uso creativo, rimane proibito dalle vigenti normi sanitarie, in quanto nella legge non sono presenti riferimenti riguardo tale uso della sostanza. Anche se il principio attivo della cannabis legale non può superare lo 0,6% (limite che non produce alcun alterazione delle percezioni e nessun effetto psicotropo: la percentuale di THC nella marijuana “illegale” va dal 15 al 18%), favorendo così il rilassamento e curando i disturbi del sonno, la cannabis rimane comunque una sostanza stupefacente e, per legge, non si potrebbe fumare.

Il successo della Canapa Legale

Pur essendo un prodotto “per uso tecnico, non atto alla combustione” (così si legge nel testo di legge) la Cannabis Light ha registrato un notevole successo da quando è stata commercializzata. Al giorno d’oggi sono più di 600 i punti vendita in cui è possibile acquistare cannabis light. Giovani e adulti sembrano aver apprezzato il provvedimento legislativo che “legalizzerebbe” il consumo della cannabis light. I genitori sostengono che potrebbe essere un’alternativa valida, meno dannosa e meno pericolosa alla marijuana “dark”.

Cannabis Light

mappa dei punti vendita principali in Italia. Fonte: EasyJoint.it

È proprio grazie all’allontanamento del tabù della marijuana e dei suoi effetti nocivi che il mercato della canapa light ha raggiunto un boom inaspettato di consensi ed adesioni. Solo nel primo anno sono nati oltre 300 rivenditori autorizzati di canapa legale in tutta Italia. Nonostante questo, le norme che dovrebbero regolare la vendita e il consumo della sostanza non sono ancora chiare. Come si è detto, la canapa light si può comprare ma non si potrebbe fumare (poiché la marijuana rimane una sostanza stupefacente), stessa cosa per le cartine lunghe o i filtri di cartone, disponibili in ogni tabaccheria ma destinati all’uso con il tabacco.

Ad ogni modo il confronto con i vertici istituzionali continua per “dimostrare l’assurdità delle normative attraverso vie legali” sostiene Luca Marola, il fondatore di Easy Joint. Chiaramente l’aumento del consumo di questo tipo di canapa, regolamentato e autorizzato dalla legge, andrebbe a ledere il mercato illegale e criminale monopolizzato dalle mafie.

La “fumosa circolare” del ministero dell’Interno

Negozi di marijuana che sembrano centri massaggi cinesi, un bordello, è quanto afferma ad agosto Matteo Salvini riguardo i Grow Shop. Arriva così la circolare che reca le disposizioni da tenere sul controllo delle piante destinate alla vendita.

Come chiarito in precedenza, la legge prevede che l’agricoltore sia esente da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il raccolto di canapa registri un tasso di THC fino allo 0,6%: la circolare del Viminale esclude così rivenditori e negozianti dall’imputabilità derivante dalla vendita di cannabis oltre la soglia consentita dello 0,2%. D’ora in poi, se i titolari dei vari Grow Shop non rispetteranno il limite di legge sul THC, possono incorrere nella denuncia a piede libero, sequestro dei prodotti e segnalazione al Prefetto dei consumatori.

Cannabis nel resto del mondo

Se in Italia la vicenda legata alla legalizzazione o alla depenalizzazione del consumo di marijuana è destinata a subire modifiche ed accorgimenti continui, altri paesi nel resto del mondo hanno già da anni attuato la legalizzazione dell’erba.

In Olanda il consumo di erba è consentito all’interno degli appositi esercizi (Coffe-shop) mentre è tollerato al di sotto dei 5 grammi fuori dai negozi.
In Uruguay le farmacie la vendono ad un prezzo inferiore rispetto al mercato “nero”, ma i consumatori devono prima registrarsi presso il governo per acquistare massimo 10 grammi di marijuana a settimana.
Negli USA il consumo di erba è completamente legale in 8 stati: Alaska, Colorado, Maine, Massachusetts, Nevada, Oregon, Washington DC e, dal 1° gennaio 2018, California. Sono stati in cui l’uso di marijuana è legale anche per scopo ricreativo; i negozianti dovranno comunque ottenere ben due licenze, una municipale e una statale.
In California, ad esempio, è consentita la vendita a persone con più di 21 anni. Queste potranno portare con sé un massimo di 28 grammi (un’oncia) e coltivare un massimo di 6 piante (con adeguata licenza). I negozi non potranno vendere nulla fra le 22 e le 6 di mattina.

Effetti della legalizzazione in USA

Cannabis Light

Stati USA in cui la marijuana è legale. Fonte: Il Corriere della Sera

Prendendo come paragone gli stati americani in cui la marijuana è completamente legalizzata, un’analisi effettuata dalla organizzazione no profit Drug Policy Alliance (e riportata dal Corriere della Sera) relativa ai dati ottenuti nel 2016 mostra i benefici della legalizzazione.
In primis si evince che il consumo di cannabis tra gli adolescenti non è aumentato: in Colorado è diminuito quasi del 4% dal 2009 al 2015.
Gli arresti sono di conseguenza calati del 46%, sempre in Colorado nello stesso periodo.
Non sono aumentati gli incidenti stradali per alterazione dovuta al consumo di sostanze stupefacenti: -18% in Colorado fra il 2014 e il 2015, -8% a Washington DC nel biennio 2013\14.
Solo in Colorado, in soli 3 anni, il fisco ha incassato mezzo miliardo di dollari dalle entrate relative alla legalizzazione della marijuana.

Negli USA esistono anche centri per anziani affetti da dipendenza di alcol e droghe come Rehabnet.com, che hanno visto l’impatto tutt’altro che negativo di questo tipo di tendenza alla legalizzazione.

In un paese in cui è forte l’impronta della criminalità organizzata nella gestione e nel traffico di ogni tipo di sostanza stupefacente, promuovere una campagna informativa per evidenziare le differenze tra droghe pesanti e droghe leggere potrebbe offrire uno spunto di riflessione a tante famiglie spaventate dagli effetti della cannabis. Per non parlare dell’enorme fetta di mercato che sarebbe in questo modo sottratta alle organizzazioni mafiose che restano i detentori del “monopolio del narcotraffico”.

Gian Marco Renzetti