Il Superuovo

“Calipso fai l’alta marea”: Madame ripercorre il viaggio filosofico dell’orgasmo femminile

“Calipso fai l’alta marea”: Madame ripercorre il viaggio filosofico dell’orgasmo femminile

Madame racconta un rapporto sessuale omoerotico pieno di passionalità, dando luce al grande tabù dell’Occidente: la sessualità femminile.

In un anno d’oro per la musica italiana, a Madame spetta una posizione d’onore. Dopo il grande successo di Sanremo la cantante veneta è pronta a conquistare l’estate con il suo singolo: Marea

UN AMORE CHE DIVENTA MITO: LA MAREA DI CALIPSO

Marea è il tormentone estivo che non ti aspetti. Le sonorità sono quelle tipiche delle canzoni da ballare sulla spiaggia, ma il testo si discosta dai canoni del genere. Nessun riferimento agli amori estivi, al sole, alle spiagge. Al contrario, protagonista della vicenda è una affascinante figura mitologica: Calipso.

È interessante però comprendere quale sia il senso dietro le parole. Sì perché Madame ha abituato il suo pubblico a testi criptici, allegorici, in cui la verità si nasconde dietro una foresta di simboli. Ebbene, Marea non fa eccezione. La ninfa omerica è infatti richiamata come simbolo della sensualità femminile. In fondo, fu proprio lei a legare a sé Odisseo mediante l’amore carnale e a promettere allo sventurato marinaio la vita eterna per unirsi a lei.

Tutta la canzone della cantante veneta, in effetti, non è altro che il resoconto allegorico di un rapporto sessuale omoerotico. La marea eponima scatenata da Calipso simboleggia il culmine del piacere.

Occhi che si fondono, labbra che esplorano, amore che si fa carnalità. Uno stralcio di amore saffico che si trasforma in poesia mitologica.

Certo, il tema è insolito, ma non così esclusivo. È vero, la sessualità femminile è stata spesso ai margini dei pensiero occidentale, trattata come uno scabroso tabù. Tuttavia, nella storia della filosofia si trovano tracce di essa. Ripercorriamole.

 LA DONNA È IL DIAMANTE DEL CREATO: ILDEGARDA DI BINGEN

Iniziamo il nostro percorso dal Medioevo. Non perché l’Età Antica non abbia prodotto riflessioni sulla sessualità. Anzi, specialmente il mondo greco ha portato avanti un paradigma sessuale ben definito e tutt’ora oggetto di discussione. Tuttavia, in ambito greco-romano il sesso e la sessualità attenevano a un contesto più antropologico e sociale che filosofico.

Dunque, per avere la prima riflessione sulla sessualità femminile dobbiamo approdare nel XII secolo, in particolare nel cuore dell’Impero. Nella piccola città di Bingen, infatti, si sviluppa il pensiero di Ildegarda, badessa della sua comunità femminile.

La particolarità della badessa è quella di scrivere opere profetiche e mistiche direttamente ispirate dalla viva voce di Dio, che parla attraverso di lei come un umile megafono. Nella sua opera più corposa, Liber divinorum operum, la mistica descrive l’intero disegno divino così come appare dalla creazione del mondo e dal suo funzionamento. All’interno della gigantesca mole di informazioni, c’è un passaggio davvero particolare. Specialmente se calato all’epoca in cui è stato scritto: la descrizione dell’orgasmo femminile. Sì. In un codice di teologia medievale, scritto da una donna, esiste la descrizione del punto più alto del piacere sessuale.

Per comprenderlo, tuttavia, occorre fare un passo indietro. Il pensiero di Ildegarda è un pensiero davvero icastico e di rottura con la tradizione. In un mondo prettamente maschile, la badessa tedesca riesce a ritagliare uno spazio totalmente femminile, quello del suo convento. In quello che è risconosciuto come un pensiero femminista ante litteram, la mistica fa della donna la creatura più alta di tutto il creato. La missione delle donne è quella di sciogliere i legami sociali che le vogliono sottomesse agli uomini per unirsi in comunità monastiche femminili e continuare l’opera di Maria. La Madonna ha conservato il figlio di Dio in grembo, le comunità femminili conservano la sua Parola.

È proprio in questo contesto che si collocaa descrizione dell’orgasmo femminile. Non è considerato come tabù, ma celebrato come il momento più alto e intimo della donna, da cui si origina la vita.

Quando una donna fa l’amore con un uomo, sentendo un senso di calore nel cervello che porta alla gioia dei sensi, comunica il gusto di quella delizia durante l’atto e stimola l’emissione del seme dell’uomo.

Non a caso, le parole usate sono le stesse attraverso cui descrive l’origine del mondo:

un fuoco che scalda, ma non brucia.

RICONOSCERE L’UNIVERSO FEMMINILE: LA FILOSOFIA DELLA DIFFERENZA

Se, dunque, l’orgasmo e la sessualità femminili trovano una prima celebrazione nel Medioevo, è tuttavia chiaro come essi siano ancora subordinati alla dimensione procreativa. Ci vorranno secoli perché la sessualità femminile sia svincolata dal fine riproduttivo e conquisti una sua autonomia anche rispetto alla figura maschile.

Il punto di riferimento, infatti, nasce nel XX secolo e prende il nome di filosofia della differenza. Con tale termine, si intende il pensiero nato a partire dalle riflessioni della psicanalista Ingray, la quale ribalta la prospettiva della sessualità femminile.

Il pensiero occidentale, infatti, ha da sempre considerato la donna come un maschio mancato. Le caratteristiche del femminile non sono valutate in modo singolare e specifico, ma come contraltare alle caratteristiche ideali, quelle maschili. Icona di questo è Freud e il suo fallocentrismo, secondo cui la donna vive l’assenza del pene come un lutto, come la perdita della perfezione. Ma ancora prima, Aristotele stesso sosteneva che la donna fosse la copia mancante di un modello perfetto, l’uomo.

Ecco, la filosofia della differenza rilegge tutto il paradigma e attribuisce alla donna e alla sua sessualità un ruolo paritario e al contemporaneo svincolato a quello dell’uomo.

La donna, sostiene il filosofo Derridà, non è più un uomo castrato.

Che effetto ha tutto ciò sulla sessualità femminile? Be’ un impatto dirompente, a ben vedere. Specialmente se si guardano gli ultimi sviluppi della filosofia della differenza. In particolare il pensiero femminicentrico dello psicologo e filosofo Kerner Ian, il quale rilegge tutto il meccanismo del rapporto sessuale alla luce dell’unicità della donna. O, ancor di più, le parole della filosofia femminista Anna Koedt.

In entrambi i casi, Ian e Koedt pongono la donna non più a servizio del piacere maschile, ma soggetto attivo e protagonista. Si aprono in queste mode nuove strade al rapporto sessuale, a cominciare dalla dissoluzione di quello che Koedt chiama: il mito dell’orgasmo vaginale. Secondo la scrittrice, infatti, esso non è altro che frutto di un retaggio culturale volto al soddisfacimento del piacere maschile, ma che poco ha a che fare con il reale soddisfacimento femminile. Sciolti questi paradigmi, se ne possono inventare di nuovi che abbiamo come obiettivo la reale parità dei sessi, anche nell’atto copulativo.

È qui che si inserisce Madame, la quale elimina l’elemento maschile ed esalta l’amore fisico tra due donne, vissuto nell’impeto di una passione tale da toccare quell’eternità promessa da Calipso a Odisseo.

Calipso fai l’alta marea,

a sud nelle tue labbra,

foresta,

caligo,

marea.

 

 

 

 

 

 

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