Il Superuovo

Baudelaire e Guccini hanno una sola cosa da dire alla società moderna: addio

Baudelaire e Guccini hanno una sola cosa da dire alla società moderna: addio

Epoche differenti ma medesimo intento di penna. Baudelaire e Guccini raccontano il loro non riuscire a rispecchiarsi all’interno di una modernità che mette al primo posto la materialità invece della sensibilità. 

Il bersaglio delle invettive è l’abbassamento del livello culturale che spegne il sogno nelle persone e le abitua ad accontentarsi del poco. Sia il poeta che il cantante sperano che il loro grido venga accolto e fatto proprio dal lettore/ascoltatore: un ipotetico “amico”.

L’ARTE DI SCRIVERE COL RAMPINO

Nei testi di Guccini si vede che una solida base letteraria c’è. Fa propri, reinterpreta ed applica alla vita quotidiana concetti chiave di poetiche passate (Marino la chiamava l’arte di scrivere col rampino). Pensiamo, ad esempio, agli imperativi di sentore dannunziano “taci” e “riposa” nella canzone “La Ballata degli annegati” (“Folk beat. n. 1, 1967). “La più bella” di Gozzano influenza la scrittura de “L’isola non trovata” (album omonimo, 1970). Ci inoltriamo poi nell’elottiana “Lui e Lei” (“Due anni dopo”) fino ad arrivare, sempre all’interno dello stesso album, alla polemica “Compleanno”.  Il ritmo monotono, ripetitivo, terzinato (stile valzer) sta ad evidenziare l’ipocrisia delle convenzioni borghesi. Rituale celebrativo di finzione e materialità: gli invitati regalano il disco che va di moda in quel momento e la sera il padre ha già stabilito che la sera guarderà la tv. Perché? Perché è così che si fa.

LA VIS POLEMICA NELLE CANZONI

Abbiamo visto come già in “Compleanno” comincia a delinearsi un senso di insofferenza per la convenzionalità moderna. Proseguendo in questo filone polemico andiamo inevitabilmente a scontrarci contro “L’Avvelenata”. Guccini ha detto più volte che non capisce il senso di come questa canzone abbia fatto breccia nell’animo dei fans, dato che riguarda un momento del tutto personale della sua vita (anche Caparezza fece più o meno lo stesso discorso per la canzone “Una chiave” inserita nell’album “Prisoner 709″). Nell'”Avvelenata” Guccini si scaglia contro gli artisti che, purtroppo ci sono ancora oggi (e in numero assai maggiore rispetto a una volta), scrivono canzoni più per esigenze di portafoglio che per scuotere la sensibilità negli ascoltatori. Ne derivano brani vuoti, sterili che non comunicano niente. Guccini prosegue la vis polemica contro i suoi “colleghi” musicisti in “Cyrano” (“D’amore di morte e di altre sciocchezze”)

Venite pure avanti signori imbellettati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe

Ma in questo brano si aprono nuovi bersagli, come ad esempio la Chiesa ([…] voi preti che vendete a tutti un’altra vita / se c’è come voi dite un dio dell’infinito / guardatevi nel cuore l’avete già tradito) e i conduttori di “trasmissioni false”, ossia che fanno del trash il nuovo idolo. Si apre poi una violenta requisitoria contro “la gente che non sogna” (tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali).

BAUDELAIRE E GUCCINI: ADDIO SOCIETÀ!

Baudelaire è l’anticipatore del Decadentismo, la quale corrente si contrappone a una contemporaneità che vede nella ragione la risposta alle domande dell’esistenza. I decadentisti invece non trovano niente di positivo nella società e deducono pertanto che per capire qualcosa della realtà occorre sconfinare nelle profondità del nostro inconscio: nell’irrazionalità. Baudelaire nella poesia “Al lettore” afferma che l’Apocalisse non sarà niente di eclatante, ma si limiterà ad essere uno “sbadiglio” che “ingoierebbe il mondo”. Il messaggio è che siamo arrivati ad un livello tale di falsità e di mediocrità dove tutto vale tutto. Va da sé che in un mondo dove tutto vale tutto, allora niente ha valore: ecco che si genera la Noia. Guccini condivide nella canzone “Addio” (album “Stagioni”) le tematiche baudelairiane e le applica alla propria epoca. Ecco pertanto che tra la canzone “Addio” e la poesia “Al lettore” si crea un legame, evidenziato soprattutto nei versi finali. “Al lettore” termina così:

Un pigro pianto per oscuro fardello,
sfumacchia il narghilè sopra morti e patiboli.
Di quel mostro impalpabile tu sai, lettore, i triboli,
ipocrita lettore, mio simile, fratello.

Baudelaire sostiene che tutti gli esseri condividono lo stesso sentimento della Noia, e sono inevitabilmente, chi più chi meno, contaminati dal mondo. Guccini al contrario affida all’ascoltatore un messaggio di speranza. Auspica che gli uomini, consci della miseria che li accomuna possano, attraverso la cultura, e perché no anche attraverso la musica, riscattare la loro condizione. Non a caso la poesia di Baudelaire è posta al limine della raccolta “I Fiori del Male”, come un avvertimento del tipo “quello che leggerai e che ti scandalizzerà fa parte di te”; Guccini invece pone “Addio” a chiusura dell’album, come a voler dire “tutto quello che hai letto e che ti ha scandalizzato fa parte di te, ma puoi riscattarti se prenderai sul serio le mie parole”.

Ma a te dedico queste parole da poco
Che sottendono solo un vizio antico
Sperando però che tu non le prenda come un gioco,
Tu, ipocrita uditore, mio simile…
Mio amico…

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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