Il Superuovo

Il 18 febbraio 1564 muore Michelangelo Buonarroti: ripercorriamo qualche tratto della sua vita

Il 18 febbraio 1564 muore Michelangelo Buonarroti: ripercorriamo qualche tratto della sua vita

Il 18 febbraio del 1564 moriva Michelangelo Buonarroti, il “Divino”.

Michelangelo, “Pietà”, Basilica di San Pietro, 1497-1499.

Non basterebbe un’enciclopedia per capire Michelangelo, nato nel 1475 a Caprese, in provincia di Arezzo, ci lasciò appunto nel 1564, il 18 febbraio, attraversando per intero quello che potrebbe essere considerato il Rinascimento nel senso stretto del termine, con opere amate e odiate dalla critica, con opere che ancora oggi ci lasciano quasi catatonici; ne ripercorreremo la vita, a tratti la morte, e… beh si… anche i miracoli.

La Vita

Due parole sulla vita sono doverose: a dispetto di ciò che la mera opinione pubblica pensa, Michelangelo non è fiorentino “De Firenze” di nascita, ma nacque a Caprese, attuale provincia di Arezzo, si formò a partire dal 1487 a Firenze città presso la bottega di uno dei maggiori artisti fiorentini dell’epoca: Domenico Ghirlandaio.

Analizzare ogni opera, in questa sede è impossibile, poiché i suoi capolavori sono innumerevoli, ma ci basta sapere che secondo Vasari, Michelangelo fu l’artista che, tra Firenze e Roma, città in cui lavorò principalmente, riuscì ad incarnare meglio tutte e tre le arti maggiori, pittura, scultura ed architettura, infatti in una delle prime edizioni delle “vite”, accanto al ritratto dell’autore vi sono tutte e tre le allegorie rappresentanti le arti maggiori.

il carattere e la personalità di Michelangelo, sono stati molti dibattuti e oggetto di miti, leggende e dicerie, pare che egli avesse la Sindrome di Asperger, teoria riconducibile alla sua scarsa capacità di socializzare ed alla sua irascibilità, ma questo fatto rimane sostanzialmente e per certi versi un mistero; per non parlare del fatto che gli stessi aneddoti di Vasari ad esempio, è brutto dirlo, ma sono poco affidabili, poiché la storia ha romanzato molti eventi, citiamone un paio:

  1. Michelangelo era caparbio, e consapevole della sua bravura già da ragazzino, e non mancava mai di farlo notare anche ai suoi “colleghi di bottega”, accadde quindi che un tal Pietro Torrigiano, deriso dal giovane Buonarroti, gli assestò un pugno in pieno viso, deformandogli l’appendice nasale in modo permanente.
  2. Michelangelo e Leonardo da Vinci lavorarono a stretto contatto a Palazzo Vecchio, rispettivamente alla Battaglia di Cascina (incompiuta) ed alla Battaglia di Anghiari; pare che i due non andassero per nulla d’accordo, non mancarono insulti e sfottò, soprattutto perché Michelangelo, considerava lo stile leonardesco vecchio ed antiquato.
Copia di un cartone preparativo della Battaglia di Cascina

La morte

I soliti aneddoti raccontano che Michelangelo, fino a tre giorni prima della sua morte lavorò alla Pietà Rondanini, il suo più grande “incompiuto”, morì a Roma, la città che vede indubbiamente le massime opere del Divino, morì quasi in povertà, sì perché secondo le fonti, Michelangelo mise da parte un enorme tesoretto, che nessuno si sarebbe mai immaginato, essendo il Maestro spirato in un’abitazione povera e modesta.

Secondo Vasari, le esequie di Michelangelo presentano delle peculiarità: suo nipote Lionardo Buonarroti, desiderava riportare il corpo a Firenze, ma a Roma la volontà fu quella di inumare il corpo alla Basilica di San Pietro, opera dello stesso Michelangelo; secondo Vasari, che ha sicuramente ingigantito i fatti, il corpo di Michelangelo sarebbe stato trafugato da suo nipote e portato a  Firenze, dove l’inumazione del maestro avvenne a Santa Croce, in cui furono sepolti molti membri della famiglia Buonarroti, fino al 1858, quando la famiglia si estinse.

Monumento funebre a Michelangelo, Con al livello superiore il busto del Maestro, e sotto le allegorie delle tre arti maggiori: Pittura, Scultura ed Architettura.

Il Miracolo

Si ma perché avrei parlato di Michelangelo rivolgendomi a lui con il termine “Divino”? Sarò mica blasfemo? in realtà non sono il primo a farlo; sì perché, Ariosto, nel suo Orlando Furioso, inserisce un elogio agli artisti del suo tempo, riferendosi a Michelangelo come “Michel più che mortale Angel Divino”, ma quindi, quale sarebbe il vero “miracolo” di Michelangelo?

La risposta credo sia semplice: il David? Nah, La Pietà? Forse, ma nah, San Pietro? Mmm, il Giudizio Universale? Fuochino, La Volta della Cappella Sistina? Decisamente.

Durante uno dei suoi soggiorni romani, Michelangelo affrescò dal 1508 al 1512 la Volta della Cappella Sistina, il luogo in cui i papi si riuniscono tuttora in Conclave, la Volta rappresenta episodi tratti dalla Genesi, e, udite udite, Michelangelo fece tutto (o quasi) da solo, tanto che Goethe durante il suo viaggio in Italia disse…

“senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere”

…riferendosi all’immenso lavoro sia mentale sia fisico a cui Michelangelo, e Michelangelo solo, si dovette caricare sulle spalle durante la realizzazione della sua opera.

Non è un segreto, né un mistero, né un arcano che 457 anni fa, il 18 febbraio, ci lasciava un gigante.

“Creazione di Adamo”, Michelangelo, 1508-1512.

 

 

 

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