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“King Arthur” e il condottiero semibarbaro: re Artù come non lo abbiamo mai visto

“King Arthur” e il condottiero semibarbaro: re Artù come non lo abbiamo mai visto

Lo spettacolare film di Antoine Fuqua ci catapulta in un’epoca barbarica, molto lontana dal classico contesto storico arturiano.

In quest’opera cinematografica la leggenda di Artù veste un ruolo marginale. Più che l’immaginario, il regista e gli sceneggiatori si sono sforzati di far rivivere l’Artù storico, in realtà quasi per nulla conosciuto. Un’idea originale, se non altro.

La leggendaria figura di Artù attraverso il Medioevo

La figura di re Artù è probabilmente una delle più note tra quelle che il Medioevo ci ha lasciato. In moltissimi abbiamo sentito parlare almeno una volta del valente re, della bella Ginevra e della formidabile Camelot. Le avventure vissute dalla cerchia dei cavalieri della Tavola Rotonda hanno accompagnato e accompagnano tutt’ora film e serie tv. La strenua ricerca del Santo Graal, tanto per fare un esempio, è conosciuta a livello mondiale. Il personaggio di Artù è dunque soggetto ad una mitizzazione continua, che non si limita ad attingere al patrimonio medievale, ma interviene attivamente talvolta a modificarlo.

La leggenda di Artù è molto complessa. Non è facile stabilire un punto di partenza assoluto. Con un po’ di sforzo possiamo tracciare la leggenda di Artù a partire da alcune Historiae bassomedievali, le quali ci narrano della figura di Artù integrandola con tutti quegli elementi fantastici che si sono poi cristallizzati nella percezione folklorica. Ad esempio, la figura di Mago Merlino, che viene introdotta ufficialmente proprio in uno di questi testi. Ma ci sono in realtà molti altri elementi che si formano e consolidano dopo il Mille, quali la presenza di Lancillotto e il tradimento di Ginevra, il Graal e la fata Morgana.

Tutti questi elementi oscurano la verità storica del personaggio arturiano e ci restituiscono un’immagine leggendaria e fantastica, pesantemente intrisa di valori e ideali cavallereschi. Molti elementi della leggenda di Artù riflettono peraltro l’immaginario e la mentalità medievale, sposandosi alla perfezione con il gusto dell’epoca. Ne sono esempi eloquenti il ruolo della famigerata spada Excalibur e l’amor cortese che si sviluppa tra Ginevra e Lancillotto. Nel caso di Excalibur il collegamento è diretto e chiaro. La spada (così come il cavallo) è considerata nella mentalità medievale come emblema del guerriero, oltre che fonte di forza e audacia e in un certo senso rappresenta, con la sua forma e la sua funzione, la virilità insita nell’uomo.

Ex tenebris venit. L’oscura storia di re Artù

La storicità di Artù è uno dei tormenti più longevi esistenti tra gli studiosi. Fino ad una quarantina di anni fa in realtà non si metteva granché in dubbio l’esistenza di Artù. Il problema era più che altro restituire alla storia la vera figura del re britannico, separandola con un taglio netto dalla leggenda. Operazione che, a mio avviso, è tanto vana quanto ostica e difficile. Studiosi dell’Ottocento e del Novecento, fino agli anni Settanta, erano convinti dell’esistenza di Artù e volevano a tutti i costi dimostrare quanto le loro tesi fossero solide e probanti. Oggi la divisione serpeggia più forte e assieme ai sostenitori della vera esistenza di Artù hanno preso campo i detrattori, o negazionisti, di una qualsivoglia radice di verità storica dietro la figura del primo tra i cavalieri.

Quello che sappiamo sull’Artù “storico” deriva in massima parte dall’Historia Brittonum e gli Annales Cambriae, opere altomedievali che ci forniscono il contesto storico entro il quale si muove Artù. Nei testi più antichi viene menzionata una figura he potrebbe essere identificata con Artù, variamente chiamata, che si fregia dell’appellativo di dux e non di re. Per cui, secondo questa linea di pensiero, l’Artù tanto celebrato non è mai stato un vero e proprio re, ma un comandante militare che ha conquistato la gloria con la spada. Questo comandante militare si sarebbe distinto per la sua abilità nel contrastare l’invasione sassone della Britannia tra il V e il VI secolo. Tutte le fonti che ci parlano di Artù associandolo ad avvenimenti storici trasmettono l’idea che il potere di Artù fosse anzitutto militare.

Numerosissime sono state le ipotesi di identificazione. Come è naturale d’altronde dato che se l’idea è quella di appurare la storicità di un personaggio, è in qualche modo necessario identificarlo nello spazio e nel tempo. In particolare, ci si è concentrati sul significato del nome di Artù, che però è tutt’ora oscuro, nonostante le numerose e talvolta fantasiose teorie proposte. Sembra che la figura di Artù sia destinata a rimanere avvolta dal mistero. Chissà, forse un giorno emergeranno nuove prove e finalmente si potrà diramare il mistero.

King Arthur e Artù. Un film più storico di quel che si pensa

Uno dei film più noti su Artù è sicuramente King Arthur, con Clive Owen nel ruolo di Artù e la bellissima Keira Knightley nel ruolo di Ginevra. Al posto che incentrarsi sulla figura leggendaria del famoso re, il film si concentra sulla figura storica di Artù, ovviamente romanzando. Qui Artorius è un guerriero, un capo militare di origine sarmata al servizio di Roma in Britannia, e si trova a stringere un’improbabile alleanza con degli indigeni dell’isola, i Pitti. Quest’alleanza è resa necessaria dal fatto che i Sassoni stanno invadendo la Britannia, provocando stragi ed esodi.

Al di là della trama specifica del film, l’intenzione è chiaramente quella di basarsi sulle fonti che ci parlano di Artù in maniera più o meno storica, tralasciando tutti quegli elementi del folklore che circondano il personaggio. Non c’è magia né poteri sovrannaturali. L’idea è quella di ridimensionare la leggenda in favore di un più realistico approccio alla figura. Anche la scelta di mostrare Artù come combattente per l’Impero Romano, che a seguito della corruzione e del tradimento subìto decide di non avere più padroni e di ribellarsi a Roma è ben radicata nel contesto degli ultimi secoli dell’Impero Romano.

L’atmosfera che si respira è cupa e rappresenta bene, dal punto di vista scenografico, quello che doveva essere il mondo britannico durante le invasioni dei Sassoni. L’Artù che emerge da questo film è dunque, come abbiamo visto, molto diverso dal nobile cavaliere che fonda Camelot e fa sedere tutti i suoi collaboratori su di una tavola rotonda, a significare l’uguaglianza di tutti i partecipanti. È sicuramente più vicino alla sua controparte storica (o presunta tale) dell’Artù del ciclo bretone, anche se probabilmente il vero Artù (semmai ce ne è mai stato uno vero) era molto più barbarico e rozzo rispetto al personaggio interpretato da Clive Owen.

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