Amore Tempo e Morte: tre astrazioni che inglobano noi, Collateral Beauty e Petrarca

“Queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra…noi desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte”. La chiave di lettura dei Trionfi di Petrarca talvolta è la stessa.

Howard, interpretato da Will Smith, perde la figlia e con lei la sua esistenza tutta. Appassionato di domino, sa bene che nel momento in cui cade il tassello portante iniziano a cadere inevitabilmente tutti gli altri; rimetterli al proprio posto risulta inutile e impossibile, fino al momento in cui lui stesso non pone limiti ad Amore, Tempo e Morte, riuscendo a trovare la “bellezza collaterale” intrinseca. Nei Trionfi, Amore, Tempo e Morte, sono le tre personificazioni allegoriche negative, vinte da pudicizia, fama ed eternità. Petrarca che non da una seconda possibilità alle prime due astrazioni, ricompone il puzzle con terza.

Amore

Keira Knightley, personifica Amore col nome di Aimee Moore, rispondendo alle lettere di invettiva che Howard le indirizza. In una di questa si legge solo una parola: “Addio. Caro Amore, addio.” Sembra che per il protagonista ci si possa sbarazzare da un momento all’altro di Amore, senza tener conto che non possiamo scegliere noi chi amare, o da chi essere amati, e che Amore è dentro ogni uomo e ogni cosa, che ci piaccia o no, e solo accettando questo si può continuare a condurre la propria esistenza. Ma Howard non si fida più, perché l’amore che vedeva negli occhi di sua figlia, che riconosceva nella sua voce e nel suo sorriso, che sentiva dentro di lui quando lo chiamava per giocare, si sono dissolti e hanno lasciato il posto ad un cuore spezzato. E’ solo allora che Amore rivela l’una e l’altra faccia della sua essenza:

Io sono in ogni cosa, nell’oscurità e nella luce, nel sereno e nella tempesta. Si, hai ragione ero anche nella sua risata, ma come sono qui adesso nella tua disperazione. Sono la ragione di ogni cosa, sono il solo ed unico perché. Non cercare di vivere senza di me, ti prego!

Amore è il primo trionfo dell’opera volgare di Petrarca, in cui il poeta, assopito, vede Cupido su un carro trionfale, trainato da quattro cavalli bianchi insieme con una schiera di prigionieri, amanti storici e biblici. Uno di questi si offre spontaneamente come guida per svelare l’identità dei suoi compagni, è il poeta stesso, anche lui schiavo dell’amore per Laura, ma come aggravante la massima dantesca per lui non vale, non viene ricambiato nel suo amore. Eppure segue Cupido insieme agli altri  nell’isola di Cipro e viene rinchiuso in una prigione, scena che ben evidenzia come un sentimento così totalizzante renda schiavi. La perdita definitiva di Amore viene inscenata nel secondo trionfo, quello della pudicizia, che incarnata da Laura vince Cupido e lo umilia, e dopo un viaggio a Roma, consegna le sue spoglie nel tempio dell’unica virtù capace di avere la meglio su Amore. E’ chiaro che Petrarca non vede oltre la siepe, preferisce tagliare una parte malata del suo corpo anziché curarla.

Tempo

“Tempo, dicono che tu guarisci tutte le ferite, ma non dicono che distruggi tutto il buono che c’è al mondo, che trasformi la bellezza in cenere”, così recita una delle copiose lettere che Howard spedisce al Tempo. Lo sfida appellandolo “legno fossile” e “tessuto morto”. Manuel Meli, nel ruolo di Raffi, risponde per le rime, chiedendogli il motivo per cui gli abbia scritto, palesandogli che Howard ha bisogno di lui, e anche quando si lamenta e brontola perché non c’è abbastanza tempo, perché la vita è breve, perché compaiono i primi capelli bianchi, il tempo è sempre lo stesso: abbondanza, un prezioso dono, un regalo sprecato per nulla. Anche se nessuno capisce il tempo, e Einstein c’è andato vicino dicendo che è un illusione, è il Tempo stesso a chiarire il punto:

“Se l’amore è creazione e la morte è distruzione, io sono solo il terreno nel mezzo.”

Tempo è il penultimo dei sei trionfi che compongono il poema allegorico petrarchesco. Il sole accelera il moto del suo carro per impedire agli uomini di sopravvivere grazie al loro nome. Petrarca riflette sulla caducità della gloria e sull’illusione degli uomini di garantirsi una fama che vinca il tempo; come si evince dalla chiusa del trionfo precedente: il tempo vince la fama. Più e più volte, anche nel Canzoniere, Petrarca è ricorso all’effimerità del tempo se gestito male; come nel caso di Collateral Beauty, il tempo è quasi sempre gestito male, ma è sempre lui che la spunta, è sempre lui che ha il coltello dalla parte del manico. Allora bisogna saperlo sfruttare, questo Howard lo capirà bene e Petrarca anticipa le ricompense: l’eternità.

 

Morte

Assai discusso è l’ordine da dare ai trionfi, la Morte per convezione appare al terzo posto. Abbiamo lasciato Laura e le altre donne virtuose a Roma nel tempio della pudicizia. A questo punto la donna dai bei capi d’oro va ad Avignone, in Provenza, città-sede della corte papale, ed è lì che accetta la sua fine terrena. Riappare in sogno al poeta per confidargli di essere beata e per dichiarargli il suo amore, forse in quel giardino dove Petrarca l’aveva immaginato prima, amore tenuto nascosto per garantire la salvezza ad entrambi. E’ la morte a ricoliggere sia l’amore che il tempo, che dona a Petrarca e a Laura l’eternità per mostrarsi amore. Il primo incontro di Howard è quello con la morte, che senza giri di parole dice quello che il protagonista aveva detto di lei in una sua lettera: una “tigre di carta”, una “patetica impiegatuccia”. Si sbaglia! La Morte non segue gli ordini altrui, ma col suo potere decide o meno di concludere affari, è una componente della vita e bisogna accettarla. Impossibile per Howard, inconcepibile che Dio abbia visto la rosa più bella sulla terra e l’abbia presa per sé,  che ogni religione cerchi di giustificare la morte, che la poesia la celebri, tutte trovate intellettuali vane. Nel finale del film, in cui si rivela l’identità di Madeleine, moglie fino a questo momento taciuta di Howard, questo, in preda allo strazio e alle lacrime, mentre getta uno sguardo su un filmato di Olivia, trova la forze e le parole che prima non aveva, e nello stesso momento in cui pronuncia il nome di sua figlia e la causa della sua morte, nel suo inconscio il processo di accettazione si forma. Emblematica è la scena in cui Howard non cerca più di arrestare la caduta dei tasselli del domino, li lascia fare. E’ proprio la morte che si era già presentata a Madeleine, a metterle in bocca le parole che fanno riferimento alla “bellezza collaterale”, che trasforma le perdite in conquiste: un matrimonio rinsaldato, un animo ritrovato, una pace interiore e una nuova consapevolezza. 

 

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