Alcune curiosità sorprendenti sui profumi e l’ossessione di Gabriele D’Annunzio per essi

Nove cose che forse non sapete sui profumi: a partire dalla loro origine fino alla passione di D’Annunzio, passione che viene evidenziata in alcune delle sue opere più famose.

(Accademia del profumo)

Da quanto tempo esistono i profumi? Dove sono nati? Perchè alcuni costano più di altri? Queste e molte altre domande sorgono nella nostra mente se pensiamo alle fragranze che fanno ormai parte della nostra quotidianità. La parola profumo deriva dal latino “fumum” e probabilmente in origine essa indicava “il suffumigio con sostanze odorose“. Ma se da sempre l’etimologia riserva qualche mistero, la scienza e la storia hanno soddisfato diverse curiosità su questa sostanza.

Alcune cose che probabilmente non sai sui profumi

Le origini sul bisogno di profumarsi risolgono probabilemente al 1200 a.C., data incisa su una tavoletta in cui si legge la storia di Tapputi: una donna che lavorava nel palazzo dei re babilonesi, realizzando i profumi per la corte reale. I registri ci dicono che usava fiori, oli, erbe e mirra, dai quali estraeva le essenze aromatiche aggiungendo dell’acqua. Sull’isola di Cipro è stata scoperta una fabbrica di profumi risalente al 2000 a.C.: un sito pieno di vasi di ceramica contenenti profumi, che probabilmente venivano esportati in tutto il Mediterraneo. Anche per gli antichi Egizi i profumi erano importanti, al punto che essi avevano un Dio del profumo, Nefertum. Oltre a portare benefici olfattivi, gli Egizi credevano che i profumi avessero la capacità di guarire: è a loro che gli storici fanno risalire le origini dell’aromaterapia, il metodo curativo naturale che si basa sull’uso degli oli essenziali. Un tempo si credeva che alcune malattie fossero trasportate dal tanfo, ipotesi che era supportata dal fatto che le fonti di infezione hanno spesso un cattivo odore. Ecco perché durante l’epidemia di peste si usava accendere grandi falò nelle strade per scacciare la puzza e bruciare erbe all’interno delle case sperando che il fumo le purificasse. Oggi, i profumi non derivano solo da essenze floreali, ma spesso da sostanze repellenti come il vomito di balena.  Nel 2008, una famosa catena di hamburger ha lanciato uno spray per il corpo, per introdurre la fragranza di carne alla griglia nel mondo dei profumi. Per quanto riguarda i profumi che impazzano al giorno d’oggi, ce ne sono diversi a prezzi accessibili, ma anche alcuni piuttosto costosi, la causa si trova negli ingredienti. Per ottenere il mitico Chanel n.5, per esempio, servono migliaia di fiori di gelsomino, tutti raccolti a mano. Esiste anche una speciale versione di DKNY Golden Delicious, venduta nel 2011 per un milione di dollari. Più che gli ingredienti, in questo caso, la motivazione del prezzo alto si trova nella bottiglia, tempestata di pietre preziose.

D’Annunzio e il profumo: una lunga storia d’amore

I profumi, nella vita di d’Annunzio, diventavano “essenza”, nel senso di essere, di esistere. Li usava, li creava, li cospargeva ovunque, sui tendaggi, tra le lenzuola, sui cuscini. Per gli aromi il poeta nutriva una grande passione, la quale si è concretizzata in sei essenze realizzate dalla marca Mavive, a cui è stato dato il nome di alcune delle sue più grandi opere: Il Piacere, Notturno, Ermione e Acqua NuntiaIl Vate era ossessionato dagli odori, tanto da spendere un intero patrimonio in essenze, intrattenendo relazioni con i più importanti profumieri europei. Egli ha creato una sua linea di profumi, rievocando nei nomi di essi le proprie imprese. Ad esempio chiamò un profumo Acqua di Fiume, in onore della famosa impresa di Fiume in età fascista.

Una confezione di Acqua Nuntia

Fragranze nella letteratura: L’Alcyone, Il Piacere e il Notturno

In tutta la produzione letteraria dannunziana odori e profumi diventano parte integrante della scrittura: a cominciare dall’odore della violetta, il fiore preferito dalla sua amante Eleonora Duse, che viene inserito nel romanzo Il Piacere. In esso la passione amorosa si nutre spesso della memoria olfattiva, con quel sublime ricordo, innescato nella mente di Andrea Sperelli, l’alter ego dell’autore, del profumo lasciato sulla pelliccia dal corpo di Elena. “Si chinava verso di lei (…) e, nell’atto, le premeva il braccio, sentiva l’odore delle viole, le comunicava un brivido di delizia”. Nei versi dell’Alcyone, invece, lo spettacolo della natura e delle stagioni ha un continuo riferimento ai profumi, dalle fervide membra dell’Estateodorate di aliga di resina e di alloro” alle “vesti aulenti come il fien che odora” della Sera fiesolana, fino alle “coccole aulenti” della Pioggia nel pineto. Di genere completamente diverso sono i riferimento al profumo nel Notturno, l’opera forse più personale del Vate, in cui viene descritta la dolorosa convalescenza di un suo incidente durante una missione militare: è proprio l’olfatto a portare il poeta a risvegliarsi dalla malattia. Un mazzo di fiori freschi ancora bagnati dalla pioggia, risveglia l’immaginazione del convalescente che riconosce il profumo del giacinto, della zagara e dell’amorino che “più odora all’apice, come l’ultima falange delle dita che lavorano ai belletti“. Quella tra D’Annunzio e i profumi è, quindi, una relazione sensuale ed estetica, che ha permesso al poeta di abbandonarsi completamente alle proprie sensazioni.

Copertina de Il Piacere di Gabriele D’Annunzio

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