Il grido d’aiuto di Madre Natura: etica ambientale fra ghiacciai agonizzanti ed altri umani capolavori

Sono anni che vediamo scorrere, in maniera ormai sterile, immagini televisive di enormi blocchi di ghiaccio che si sbriciolano e di orsi polari ridotti a scheletri in pelliccia. Ma è forse giunto davvero il momento di risvegliare in noi una tipologia di etica da troppo tempo ignorata: quella ambientale.

Fotografia scattata dallo scienziato Steffen Olsen, durante la traversata di un fiume di ghiaccio sciolto, nel nord-ovest della Groenlandia.

Stando alla maggioranza degli scienziati, il livello del mare è in continuo aumento per via del riscaldamento globale. Gli effetti di questo cambiamento climatico variano dall’aumento generale della temperatura di 0,74°C nell’arco di un secolo, fino al crescendo di zone colpite da siccità, alla drastica diminuzione di spazi occupati da nevi perenni e ghiacciai ed alla migrazione straordinaria di specie animali e persino vegetali. Emblematico il caso dell‘orso polare spostatosi a ben 400 km dal suo habitat per raggiungere la città di Norilsk, nel nord della Siberia. O ancor più eclatante la vera e propria invasione, da parte di una cinquantina di orsi polari affamati e sfiniti, di Beluš’ja Guba, un piccolo insediamento urbano russo.

 

Qualche scettico potrebbe credere che questi episodi siano sporadici ed utilizzati dalla “propaganda ecologista” per portare dalla propria parte i deboli di cuore. Parliamo quindi di creature con cui è certamente meno facile entrare in empatia ma che sono altrettanto agonizzanti: parliamo dei ghiacciai della Groenlandia.

Cosa accade in Groenlandia?

Poniamo la questione in maniera semplice e diretta: in un solo giorno 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio si sono sciolti e riversati nell’oceano. Questo accade perché il clima ha cessato di essere “sano” persino lì. In una situazione normale, infatti, la fusione dei ghiacci avrebbe dovuto interessare quasi esclusivamente le zone costiere e, invece, ha colpito il cuore della Groenlandia, la cui temperatura, di norma, non salirebbe sopra lo zero neppure nei giorni più caldi. È anche vero che questo riversamento straordinario ha provocato un innalzamento delle acque di pochissimi millimetri. Ed è proprio questo il problema, la causa dell’immobilismo che rende le pubblicità sui ghiacciai sciolti e sugli orsi polari disperati praticamente inutili e davanti alle quali restiamo insensibili: il pericolo non è immediato. Così come uno studente pigro procrastina lo studio fino a ritrovarsi con l’acqua alla gola (lo so, è una battuta geniale a dir poco), la specie umana rimanda il risanamento climatico-ambientale a data da destinarsi. Neppure l’estensione spaziale del pericolo sembra metterci in guardia. Già, perché se un italiano medio potrebbe percepire la Groenlandia o la Siberia come entità così lontane da non sentirsi minimamente toccato da tali notizie, a quello stesso italiano qualcuno dovrebbe ricordare che nel 2100 Venezia potrebbe scomparire del tutto. Ma, di nuovo, molti noi non saranno più in giro per quella data. Dunque, perché preoccuparsi?

Grafico esaustivo sull’aumento dell’estensione della superficie di ghiaccio sciolto in Groenlandia dal 1981 (linea blu) al 2019 (linea rossa).

Questione di potere

Abbiamo citato l’etica ambientale. Ovviamente essa implica concetti tanto urlati nel corso degli anni quanto ignorati come il rispetto dell’ambiente, la tutela degli animali e dei loro habitat, l’abitudine a riciclare di più e consumare di meno e così via. E sentiamo spesso, parlando con qualche conoscente più sensibile alle tematiche ambientali, l’espressione “io, nel mio piccolo, faccio quel che posso”. Ma il “piccolo” non basta e non basterà mai. Parrà banale dirlo, ma l’ecologia vera, quella che sortisce effetti sull’ambiente, è una questione di potere. Le coscienze dei popoli restano addormentate se è eticamente addormentato anche chi è al governo o comunque chi è a capo di quelle attività di produzione che emettono nella nostra atmosfera gas come il biossido di carbonio, il metano, il protossido di azoto, l’ozono e i clorofluorocarburi, causando il famoso effetto-serra. Dunque, per quanto non possiamo che ringraziare ed omaggiare i semplici cittadini che cercano di fare la loro parte, ciò di cui abbiamo bisogno è una rivoluzione delle coscienze che, per una volta, parta dall’alto, da chi ha veramente il potere di cambiare le cose. Non basta neppure l’impegno di intere nazioni come la Danimarca, in grado di rendere una delle sue metropoli, Copenaghen, una delle città più vivibili del mondo, con circa due milioni di abitanti e nota per la pianificazione e le politiche ambientali avanzate, con l’obiettivo di essere carbon-neutral entro il 2025. La situazione globale tende comunque a peggiorare, come si suol dire, lentamente ma inesorabilmente. Non ci resta che puntare su imprenditori potenti e promettenti come Elon Musk, che, con un progetto come quello di Tesla Motors, potrebbe fornire auto elettriche a buon mercato, ideali per ridurre drasticamente l’inquinamento. Male che vada, ci affideremo invece ad un’altra azienda del buon Musk, SpaceX, grazie alla quale, una volta rigurgitati dalla Madre Terra, potremmo pensare di migrare, come fanno i poveri orsi polari, su Marte.

Tranquilli, è solo un disegnino.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.