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Afghanistan e diritti sociali: quando quarant’anni fa si viveva meglio di adesso

Afghanistan e diritti sociali: quando quarant’anni fa si viveva meglio di adesso

Non tutti sanno che l’Afghanistan non è sempre stata la terra dei terroristi. Un prospetto inusuale per una evoluzione “al contrario”. 

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L’Afghanistan: oggi conosciuta solo per via delle operazioni militari di tutto l’occidente. Un tempo la nazione diventò un esempio di come il progresso lo si può esportare in Medio Oriente. Da 20 anni tuttavia, sembra che questa speranza non possa essere più alimentata.

La Repubblica afghana e il socialismo: la nazione si perfeziona

Negli anni 70, la nazione poteva già contare una repubblica forte come quella instaurata dal presidente Mohamed Daud Khan. Il progresso non si fece attendere e, forte di un appoggio di USA e URSS, Khan ottenne pieni poteri, apparendo più come un sovrano che come un diplomatico. Tuttavia, l’Afghanistan in quel momento acquisì notorietà soprattutto per il fatto di aver esteso i diritti delle donne in maniera graduale, sotto però i principi della religione islamica.
Infatti, è con la Rivoluzione d’aprile del 1978, che si apportarono delle notevoli modifiche interne. Venne instaurata la Repubblica Democratica dell’Afghanistan, governata dal leader comunista Nur Mohammad Taraki. Nonostante la sua presidenza durò un anno, le riforme messe in atto dal Partito Democratico Popolare Afghano sembrarono “democratizzare” il paese, introducendo sempre più libertà collettive. Tra queste possiamo ricordare l’istruzione pubblica estesa a tutti, il riconoscimento del voto alle donne, il rimpiazzo di leggi religiosi con quelle laiche. I servizi sociali divennero accessibili a tutti, grazie al regolamento dei prezzi e al controllo statale di questi.
Ben presto però, queste riforme portarono non pochi dissapori con le autorità, sia interne. Sia estere.

Before Sharia Spoiled Everything Twitterissä: "Afghanistan, 1970s.  #BeforeShariaSpoiledEverything… "
Donne afghane negli anni 70, durante la presidenza Khan. Di certo, nulla a che vedere con quelle odierne!

L’invasione sovietica e la guerra con i mujaheddin

Questo rinnovamento nel paese non ha messo d’accordo le diverse fazioni che in quel momento stavano avanzando nel paese. Taraki fu assassinato l’anno successivo, nel 1979, per ordine del vice-presidente Hafizullah Amin. I rapporti tra i due non furono mai andati a gonfie vele. Si disse anche che la stessa URSS avvertì Taraki di un possibile attentato alla sua persona, riconducendo il colpevole a personaggi del suo stesso partito. Tuttavia Breznev non mandò mai le sue truppe ad assicurarsi l’incolumità di un suo alleato. Non volle mai che i sovietici, alimentando i conflitti tra fazioni in un paese, facciano lo stesso gioco dei suoi alleati. Di conseguenza, non attaccò.
Lo ‘strappo alla regola’ avvenne però quando si insediò Amin come presidente. Con il sospetto che il nuovo capo di stato fosse in realtà un uomo della CIA, l’URSS invase l’Afghanistan.
Durante questo periodo si ipotizzarono massacri e violenze sulla popolazione locale. L’obiettivo dei sovietici fu, ciononostante, quella di respingere i mujaheddin, combattenti jihadisti finanziati dalle potenze occidentali. Questi avranno poi una nomina speciale, ossia quella di “soldati della libertà”. Ancora non si seppe però, come in realtà questi combattenti non vollero in realtà avere nulla a che fare con libertà e affini.

Osama Bin Laden and Zbigniew Brzezinski | President Jimmy Ca… | Flickr
Tra i mujaheddin, vi fu anche un giovane Osama bin Laden (a destra).

Un nuovo inizio: lo Stato Islamico e il terrorismo

Nel 1989, i mujaheddin ebbero la meglio contro l’Armata rossa. I sovietici abbandonarono il paese dove, dopo un’intensa guerra civile, si andò a creare lo Stato Islamico dell’Afghanistan. Ancora una volta, le truppe occidentali finanziarono le imprese dei jihadisti, dettate da un reciproco odio verso l’URSS e il socialismo.
Lo Stato Islamico apparì subito debole e frammentato, tant’è che lo stesso Afghanistan si presentò sotto l’egida di tre bandiere. Ciò permise ai talebani di prendere senza troppi rischi il potere, proclamando nel 1996, l’Emirato islamico dell’Afghanistan. Il periodo di terrore che ne scaturì, culminò con l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan, dando inizio a quella guerra che tutt’ora si combatte estenuantemente. Nonostante ciò, il regime talebano terminò solo dopo un mese, nel novembre del 2001. I gruppi terroristici come Al-Qaeda, alleati con i talebani seppur indipendentemente, iniziarono ad avere un ampia risonanza anche all’estero. Aumentò il numero di attentati e di violenze anche all’estero, anche se spesso non si trovò alcuna motivazione politica nelle gesta.

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L’Afghanistan oggi: tra ipocrisie, limitazioni e paure

Oggi sembra essere tornati al punto di partenza. Tra miliardi di euro/dollari spesi in operazioni belliche, morti, feriti e incontri diplomatici, i talebani hanno ripreso il potere. Un nuovo Emirato si sta formando, e i metodi con cui si sosterrà non saranno di certo ortodossi. Nonostante le vaghe promesse del mullah Abdul Ghani Baradar, è difficile che in Afghanistan avverrà un nuovo periodo di pace e di tolleranza. Il loro fanatismo religioso non smette di ardere, e la loro repulsione verso la diplomazia sembra rinascere dalle ceneri.
Ma potevamo fare di più, noi potenze occidentali, per prevenire tutto questo? La risposta è sì. Gli americani avrebbero potuto evitare di finanziare i combattenti jihadisti. La Nato avrebbe potuto essere più risoluta nelle operazioni di peace-keeping. L’Europa avrebbe potuto nascondere ipocrisie e tentativi di chiarimento sulla situazione mediorientale.
Non si può di certo continuare a combattere per proteggere ciò per cui non si sa di farlo. Ricordando anche che l’Afghanistan è ricca di risorse primarie come il petrolio e il gas, non sappiamo ancora quale sia la motivazione reale di questa guerra. Economica? Non così poco probabile.

 

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