Modelli comportamentali delle scuole ellenistiche

Nell’antichità numerose sono le personalità che cercano di fornire un modello comportamentale combattendo il dolore per cercare di vivere una vita il più “felicemente” possibile . Le scuole ellenistiche ne sono un esempio lampante.  Epicuro e la scuola Epicurea (307 a.C)  forniva un modello di vita basato sulla ricerca del piacere, non un piacere edonista legato al lusso ed alla superficialità, ma stabile e duraturo nel tempo. La felicità non è altro che una vita colma di piaceri atta a raggiungere l’atarassia; poiché per gli Epicurei il mondo è basato puramente sulla casualità, il criterio della condotta umana sarà costituito dalle sole sensazioni di piacere e dolore.

Anche la scuola Stoica (300 a.C) offriva un modello comportamentale ma opposto all’epicureismo. Esso infatti era basato sulla causalità del tutto; poiché ogni cosa ha una causa, lo stoico deve vivere secondo natura ovvero vivere secondo ragione, rispecchiando l’ordine del tutto. In tal modo l’uomo arriverà a comprendere e raggiungere la virtù, un autocontrollo senza falle ne oscillazioni.

Plotino e il disagio dell’uomo

Se le scuole ellenistiche si basavo su un modello comportamentale atto a trovare la felicità, Plotino invece, che vive in un momento cruciale della storia, ricerca una filosofia che possa ridare significato ad un mondo ormai perduto. Infatti durante il III secolo l’impero Romano si ritrova ad affrontare la pressione delle popolazioni barbariche. Anarchia militare, crisi ed impoverimento spingono gli uomini a ricercare una certezza, avvertendo il bisogno di entrare in contatto personale con un dio. Plotino offrirà un’innovativa e dettagliata costruzione del tutto basata su una scala gerarchica. Per Plotino l’uomo è soggetto al sortilegio del mondo. Ogni cosa che presenta una relazione con l’esterno ne subisce il sortilegio e viene intaccata dal molteplice. L’unica soluzione per Plotino è la contemplazione di se stessi. Solo coloro che dimenticheranno tutto ciò che è estraneo all’io e la loro parte sensibile potranno arrivare alla contemplazione di Dio.

 

 

l’incontro con Dio e l’estasi

Anche in Plotino vediamo la divisone tra corpo e anima ma posta in un disagio ancora più elevato. Plotino parla inoltre di un Dio, egli lo definisce “Uno” per differenziarlo il più possibile dal dolore del molteplice. Con questo uno l’uomo si deve riunire attraverso l’estasi, un uscire da se stessi, un unione mistica dove il filosofo si annulla per fare tutt’uno con l’Uno stesso. Una totale negazione del nostro essere corpo.

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