Il palinsesto televisivo italiano ci sta proponendo in questo periodo “Adrian – La serie evento”, una serie tv a puntate su Adriano Celentano in onda su Canale 5. Sotto la regia di Adriano Celentano stesso, questo cartone animato narra le vicende dell’alter ego del Molleggiato, Adrian, in un’ipotetica e distopica Italia del futuro governata da uno spietato regime totalitario. Per questo prodotto televisivo, com’è noto, sono state spese enormi risorse: questi nove episodi sono costati la bellezza di 28 milioni di euro e 10 anni di lavoro, con la partecipazione di artisti di enorme calibro come Milo Manara ai disegni e Nicola Piovani alla colonna sonora. Dimensioni da colossal.

È stata pubblicizzata quindi a tutti gli effetti come l’evento televisivo del 2019: la serie tv di Adrian doveva essere il coronamento epico della carriera di uno dei cantautori italiani più amati di sempre, ormai giunto all’età di 81 anni. Doveva essere, forse, il format con cui Adriano Celentano si rivolge alle nuove generazioni per comunicare i suoi ideali di sempre: l’ambientalismo, la critica al potere, la manipolazione dell’informazione, il pacifismo e così via.

da solodonna.it

Un “flop”?

Ma qualcosa è andato storto: la serie non piace. Provoca polemiche, gli ascolti calano, l’interesse sfuma: la trasmissione prima cambia giorno di programmazione, quindi viene interrotta. Ad oggi, questa sarà ben la terza settimana di stop. Già si mormora di “flop”. Quali sono le motivazioni di questo fallimento?

Mettiamo in chiaro che la motivazione ufficiale per lo stop è un malanno di stagione di Adriano Celentano, che gli impedisce di partecipare al pre-show. Sta di fatto che di fronte ad altri programmi, come il festival di Sanremo, Adrian avrebbe subito un ulteriore crollo di ascolti. Insomma, Adrian non è il programma preferito degli italiani, né tantomeno quell’appuntamento imperdibile come pubblicizzato. E anche agli utenti non sembra interessare più di tanto.

Come vediamo dal grafico di Google Trends, dopo la prima puntata del 21 gennaio (e successivo polverone) praticamente nessuno si è più interessato di questa serie.

Cosa non ha convinto? Ci sono un’enorme quantità di motivi: l’animazione pessima, l’utilizzo improprio degli schizzi preparatori di Milo Manara, la trama lenta e noiosa, le scene cringe e imbarazzanti, una rappresentazione della donna completamente sottomessa all’uomo e così via, in una girandola di banalità e oscenità poco divertente e sbagliata. Basta guardare su Youtube le recensioni di VictorLaszlo88 degli episodi andati in onda finora per farsene un’idea.

Sì, perchè proprio “la rete” e “i social”, gli strumenti “dei giovani”, hanno criticato fortemente i contenuti della serie, sia con memes che con parodie ma anche commenti ben pensati. Così, tra una “Mafia International” con sede a Napoli, scene di sesso troppo frequenti per una prima serata e una supposta abbronzante, Adrian non ha affatto appeal sulle nuove generazioni, che al massimo lo seguono quasi esclusivamente come una miniera di trash di cui ridere. Adriano Celentano non riesce a farsi capire ai giovani.

Un protagonista lamentoso

Il protagonista Adrian è uno dei principali problemi di questo prodotto. L’alter ego di Celentano è una vera e propria Mary Sue – o meglio Gary Stu, per la versione maschile del termine. Un personaggio esageratamente bello ed esageratamente muscoloso che non si trova mai in difficoltà, che combatte i cattivi senza problemi, desiderato da tutte le donne, che fa sesso con una ragazza bella e stupida (che opinione ha Celentano delle donne?). Insomma, un personaggio piatto, irrealistico, a tratti addirittura comico.

Grazie alla sua saggezza immensa, sa confondere i nemici e convincere le folle con poche parole e una canzone, rivelando l’ipocrisia, la sottomissione di pensiero e i vizi della società. Si sente insomma un profeta, che dall’alto della sua sapienza illumina le menti degli uomini normali rivelando la verità. Tutto questo si traduce in una critica sociale dei nostri tempi, in cui tutto va male ma i giovani possono cambiare il mondo se ascolteranno e metteranno in pratica le parole pure e salvifiche del vecchio Celentano. Si nota giusto una leggera superbia in tutto questo, non credete?

Questo è il problema: Adriano Celentano si crede il nuovo Messia (come già aveva dimostrato nel suo film Joan Lui), ma in realtà non dice niente di nuovo. Come dice WesaChannel, si tratta di “discorsi da bar”:

Perchè Adriano Celentano pensa di dire qualcosa di importante, ma in realtà si lamenta soltanto. Rimpiange i vecchi tempi, deplora il malcostume dei giovani, rieduca le ragazze appena salvate da un tentato stupro ammonendo che se non avessero bevuto non si sarebbero messe nei guai. Non c’è amore verso l’interlocutore: solo snobismo e senso di superiorità. Quello che riesce a comunicare Adriano Celentano non sono i vecchi valori, ma i valori dei vecchi: i “rumores senum severiorum”cioè “le lamentele dei vecchi austeri” di catulliana memoria, non piacciono a nessuno.

Seneca e la saggezza

La lamentela non è sicuramente saggezza. Chi è saggio, allora? Come si dovrebbe comportare una persona saggia, in particolar modo oggi? Una possibile risposta a questo quesito ce la dà Seneca. Seneca, famoso filosofo esponente del Neostoicismo romano di epoca imperiale, ha sempre perseguito il proprio perfezionamento interiore, morale, spirituale e razionale. È quindi agli antipodi di Adriano Celentano, il quale, piuttosto che una critica sistematica e approfondita, cerca la provocazione, il “far parlare di sé”, l’apparire, e con questo atteggiamento vorrebbe, con Adrian, essere un punto di riferimento morale per i giovani.

Per Seneca, “Il saggio è pieno di gioia, allegro e sereno, imperturbabile”. Questo apparire del saggio deriva dall’accettazione serena del tempo in cui vive, con le sue luci e le sue ombre. Non c’è un rifiuto del presente o un rimpianto del passato, anzi, apprezza tutto il tempo a sua disposizione: “il passato lo abbraccia col ricordo; il presente lo mette a frutto e il futuro lo pregusta”.

Al tempo stesso, questa serenità è frutto di un costante lavoro di miglioramento di se stessi, tramite lo studio della filosofia e la pratica delle virtù, con sobrietà ed equilibrio – concetti ben distanti da quanto mostrato in Adrian! Seneca scrive: “È indizio di grandezza d’animo disprezzare la grandezza e preferire la moderazione agli eccessi”. Il percorso del saggio è quindi una lotta drammatica fra anima razionale e pulsioni: da questo sforzo e dal continuo mettersi in discussione sorge la convinzione di non essere mai giunti alla vera méta a cui tutti tendono, cioè la felicità.

Basta inoltre leggere qualche sua lettera a Lucilio per rendersi conto quanto Seneca amasse aiutare le persone a migliorare la propria vita. Nelle Lettere a Lucilio, Seneca non fa proclami, ma lascia delle massime facilmente memorizzabili da mettere subito in pratica. Il ragionamento sulla morale lo aiuta a seguire un percorso che lui stesso percorre insieme al lettore, evidenziando come, a volte, anche lui da maestro è in difficoltà nel perseguire la virtù. Seneca si abbassa verso l’interlocutore, lo ascolta e instaura un dialogo. Adrian, invece, non dialoga, ma produce verbosi monologhi con cui tutti sono inspiegabilmente d’accordo.

da studiarapido.it

Soprattutto, Seneca non cerca la massima popolarità. Citando Epicuro, Seneca afferma “Io parlo non per molti, ma per te” e “noi siamo l’uno per l’altro un teatro sufficientemente grande.”. Perciò esorta l’amico Lucilio a “… disprezzare il piacere che deriva dal consenso generale.”. Infatti, Seneca sa che la maggioranza “è il peggior interprete della verità”, mentre Adrian, senza appoggio della folla, non avrebbe nemmeno uno sviluppo della trama.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire sul nostro filosofo, ma lascio che ciascuno, con la propria curiosità, recuperi i suoi scritti seguendo il proprio percorso. Intanto, Seneca, morto nel 65 dopo Cristo, sa ancora parlare all’uomo di oggi con il suo pensiero moderno, dinamico, potente. Adrian, che non è ancora stato trasmesso tutto, sembra invece aver già finito tutto quello che aveva da dire con le sue lamentele da vecchio rancoroso. Se Celentano avesse apprezzato di più la cultura e l’approfondimento, invece di recitare la parte del “re degli ignoranti”, magari avrebbe dato un maggior spessore al suo personaggio.

Federico Mandelli

 

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