Il Superuovo

Di Maio promette di abolire la povertà con la legge di bilancio: analisi dei dettagli

Di Maio promette di abolire la povertà con la legge di bilancio: analisi dei dettagli

Le aspettative del Movimento cinque stelle per il prossimo anno sono una vera chimera. La povertà sarà un concetto sconosciuto a tutti, grazie alle conseguenze di qualche semplice manovra economica.

Durante l’intervista a Porta a Porta di lunedì 25 settembre il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro Luigi di Maio ha detto che la povertà verrà abolita. Fornisce anche coordinate temporali, in termini di scadenze, per indicare quale sarà l’inizio di questa nuova era: il 2019. Tra il sogno e l’ambizione, la portata di questa promessa può essere letta solo sotto una lente vanagloriosa. Il mantenimento della dichiarazione avverrà grazie alla legge di bilancio di quest’anno, la quale si occupa di decidere come spendere i soldi pubblici, e verrà approvata entro la fine del 2018. La pensione di cittadinanza, con il minimo che sale a 780 euro al mese, e il reddito di cittadinanza faranno calare il tasso di povertà ad un minimo storico. Una promessa importante, una decisione forte e una realtà dura da affrontare. I dati Istat di giugno parlano chiaro: la povertà è un problema che coinvolge 5 milioni di persone in Italia, un tasso così alto non si vedeva dal 2005.

Populismo e promesse

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Fonte: https://www.altreinfo.org/attualita/3408/lo-strano-populismo-del-xxi-secolo-eugenio-orso/

Le radici del populismo possono essere trovate facendo riferimento a due idee di stato e di nazione: una figlia dell’illuminismo, l’altra del romanticismo. La prima parla dello stato come associazione di liberi individui che, convenzionalmente, decidono di vincolarsi ad un sistema politico per assicurarsi di poter godere di alcuni diritti. La seconda concepisce lo stato come l’unione, o l’espressione, di una comunità, di un popolo, di una cultura che condivide un’unica tradizione. Quest’ultima visione è un mito, le nazioni sono costruite. Non esiste nessuno stato che può vantare un’unica eredità, tale da riunire insieme l’intera popolazione sotto un solo insieme di tradizione universalmente condivise. Il populismo concepisce lo stato come unitario, si appella al popolo intendendolo come l’intera comunità di individui, lasciando perdere le divisioni sociali, etniche, religiose che solitamente, oggi in particolar modo, caratterizzano uno stato. Si appella al popolo, nella sua accezione più generale. Il dialogo politico, in linea teorica, che verte sulla rappresentanza delle differenze, viene a mancare. In uno stato populista il leader incarna la volontà dell’intera comunità, cerca di delegittimare il pensiero dell’opposizione, intendendolo come una macchinazione creata per disfare. Un esempio può essere il rapporto tra Di Maio e il ministro dell’Economia. Quest’ultimo cerca di far capire che determinate operazioni potrebbero essere troppo costose, ma il ministro del Lavoro risponde oltraggiando i poteri forti. La tendenza del populismo all’elevamento delle classi con un grado di povertà maggiore è evidente, dato che esalta la classe popolare come depositaria di valori totalmente positivi. Fornire una definizione chiara, univoca e universalmente valida è quasi impossibile. E’ un movimento, sia in Italia che altrove, disordinato e quasi irrazionale che sembra sia mosso da istinti di sopravvivenza da una parte e da promesse che poggiano sul piano emotivo dall’altra. Un rapporto vincente, funzionale a livello di consensi. 

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Fonte: https://appuntialessandrini.wordpress.com/2017/03/28/i-soggetti-del-populismo/

Il populismo e la lotta alla povertà

L’atteggiamento politico del Movimento cinque stelle sembra ancora, per certi versi, quello di una campagna elettorale. L’idea è quella che siano ancora alla ricerca di consensi e che stiano cercando di mantenere, con difficoltà, le promesse che hanno fatto. La promessa fatta da Di Maio, aboliremo la povertà, appare come una frase detta per smuovere le emozioni di tutti coloro che si ritrovano in quella determinata situazione, e in Italia non sono pochi. Una dichiarazione significativa che se detta su Twitter, in una piazza o in un programma televisivo, mobilita la popolazione. Affermazioni di questo tipo dal punto di vista razionale lasciano il tempo che trovano, sul piano emotivo e su quello strategico politico sono delle armi perfette. Armi del populismo, usate per raccogliere consenso, sfruttate per fare in modo che il rapporto tra il leader e il popolo non venga meno.

Pier Luigi Pireddu

 

 

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