Il Superuovo

La scuola ha bisogno di eroi: Dangerous Minds, un modello su come agire da insegnanti efficaci

La scuola ha bisogno di eroi: Dangerous Minds, un modello su come agire da insegnanti efficaci

Sostenere l’immaturo nella strutturalizzazione della sua identità personale comporta un attraversamento altalenante del movimento esperienziale e delle tempeste emotive e cognitive inattese e sconvolgenti. La scuola è un luogo artificiale in cui è possibile osservare la forma strutturale del fenomeno educativo definito attraverso un profilo partecipativo di tipo istituzionale, ed è proprio ciò che la distingue rispetto al gruppo primario quale è la famiglia.

Una tra le principali peculiarità della fenomenologia della scuola è quella di promuovere un complesso di conoscenze a cui ciascuna società storica attribuisce un valore prioritario, cioè che reputa socialmente indispensabile e degno di essere trasmesso. Ma la scuola è anche una comunità educante, genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi come se al compito dell’insegnare ad apprendere affiancasse quello dell’insegnare ad essere.

La scuola è un luogo artificiale in cui è possibile analizzare la forma strutturale del fenomeno educativo definito per mezzo di un profilo partecipativo di tipo istituzionale, ed è proprio ciò che la distingue rispetto al gruppo primario quale è la famiglia.

In ogni atto di insegnamento la relazione con l’allievo è stabilita a partire da un oggetto didattico: si insegna sempre “qualcosa” a “qualcuno”. L’intervento dell’insegnare comporta un’implicita funzione promozionale dell’esperienza cognitiva e sociale dell’allievo, e quindi anche dello sviluppo e/o dell’evoluzione globale della sua persona.

L’insegnamento si definisce come un tentativo di direzione o di canalizzazione dell’esperienza altrui. Ed è tale intrinseca natura promozionale che colloca l’azione didattica all’interno di una più ampia dimensione formativa, poiché fuori da questa concezione qualsiasi tentativo di controllo dell’esperienza altrui sarebbe prevaricante e strumentale, quindi eticamente e politicamente inaccettabile.

Nella scuola, così come in qualsiasi altra realtà umana, è sempre presente il rischio di assolutizzare polemicamente una parte di verità, disconoscendo l’altrui valore e perdendo il rapporto con la totalità dei fattori presenti nella realtà.

Nella scuola, così come in qualsiasi altra realtà umana, è continuamente vivo il rischio di assolutizzare polemicamente una parte di verità, rinnegando il valore altrui e smarrendo il rapporto con la totalità dei fattori presenti nella realtà.

Uno straordinario esempio di modello educativo ci viene offerto dal filone cinematografico hollywoodiano: quello della professoressa Louanne Johnson (Michelle Pfeiffer) in Dangerous Minds. Ex marine, divorziata e con un bambino morto nella memoria, Louanne Johnson con l’aiuto dell’amico e collega Hal Griffith ottiene un incarico di assistente per insegnare lettere in una scuola californiana diretta dal preside Grandey.

Le viene affidata la classe considerata più difficile in quanto composta soprattutto da chicanos di ambo i sessi, indisciplinati al massimo e menefreghisti. Louanne si trova così in un vortice di teppisti, sbeffeggiata ed umiliata. Ma non demorde e cambia il programma scolastico davanti ad un muro di ostilità, cercando la chiave migliore – il pensiero di vari poeti ed il significato stesso della poesia – per aprire i cuori degli allievi.

Lezione frontale tenuta dalla prof. Johnson. Notiamo l’utilizzo di una frase insolita come strumento per un’analisi grammaticale

La strategia educativa della Johnson si erge in netta antitesi con quello che è l’orientamento prelevante della high school in cui si trova ad insegnare. Tale antitesi si invera nel classico contrasto tra due modelli: il primo, di orientamento tradizionalista, basato su un rapporto unidirezionale, dal maestro all’alunno, sui principi classici dell’educazione e che stagna in uno sterile perbenismo efficientista, tale orientamento è proprio della scuola.

Il secondo orientamento si invera, invece, nel celeberrimo esempio di modello progressista, già noto al grande pubblico con il professor Keating, la cui strategia di insegnamento si basa su una comunicazione bidirezionale, per cui l’educatore dovendo tener conto di fissare i contenuti in base agli educandi, ripensa costantemente l’esperienza e rimodella continuamente la sua capacità comunicativa in relazione ad un destinatario specifico.

Per coinvolgere i suoi studenti e suscitare in loro l’interesse, Louanne non impone loro un determinato programma ma lo adatta in base alla loro reazione, al loro linguaggio e al loro background culturale, tenta di indirizzarli verso un pensiero critico rispettando la loro individualità. Fin dal primo momento la giovane professoressa prendere le redini di una classe lasciata allo sbando dall’istituzione scolastica, la quale ha prediletto un atteggiamento di marginalizzazione verso una classe ritenuta troppo “difficile”.

Lezione di karate per suscitare l’attenzione dei ragazzi verso l’apprendimento pratico

I ragazzi vengono motivati a studiare e ad appassionarsi alla poesia di Dylan Thomas a partire dalla musica di Bob Dylan; in tal modo Louanne recupera l’apprendimento significativo di cui aveva parlato Carl Rogers in quanto prova a coinvolgere nella totalità i suoi allievi, a toccare i loro sentimenti facendo leva su motivazioni intrinseche che si integrino con il sistema di apprendimento personale dell’alunno.

È un professoressa temeraria e capace di tenere la scena (non con il fine di autorappresentazione ed esposizione del proprio Io). Il suo obiettivo didattico mira all’auto-espansione del soggetto attraverso l’utilizzo di strumenti educativi che siano veicolo per la costruzione dell’identità personale dello studente.

Louanne si dimostra portatrice di una vigorosa carica empatica che consentirà ai suoi allievi di porre le basi per affrontare un percorso di crescita individuale alla cui base vi è una rinnovata presa di coscienza delle proprie potenzialità; cercherà sempre di trovare il miglior modo per aiutarli a raggiungere un grado di autonomia formativa ritenuto impensabile dalla direzione della scuola, poiché, nonostante lo scetticismo del preside Grandey e della amministratrice Carla Nichols, quella che si instaura tra gli studenti e la giovane insegnante è una solida relazione educativa.

Gli studenti della prof. Johnson intenti ad approfondire la poesia di Dylan Thomas

La competenza della professoressa Johnson nell’impostazione della lezione frontale e, in generale, nella componente comunicativa rappresenta un ottimo esempio di didattica pedagogica. Di fatto, la competenza più caratteristica della professione docente consiste nella competenza comunicativa complessa. Si tratta di una competenza comunicativa che intreccia la sfera delle conoscenze, la sfera delle relazioni e la sfera dell’organizzazione.

La competenza si concretizza non semplicemente attraverso l’azione didattica, ma anche nelle relazioni con l’intero universo scolastico. Per questo si può facilmente comprendere quanto la comunicazione non sia mai semplicemente un’espressione di sé, ma un dinamismo interattivo.

Never shoot a homeboy, ulteriore scelta alternativa alle frasi “vuote” utilizzate per gli esercizi di analisi grammaticale

In tutto ciò ricade correttamente la definizione di insegnamento inteso come “pensare un oggetto definito con riferimento a un destinatario specifico“; questo perché esiste un movimento antecedente alla comunicazione, cioè il pensare complesso nel quale si congiungo una percezione, una ideazione e un progetto di comunicazione.

Il momento iniziale della comunicazione didattica sembra accompagnarsi a una sensazione di relativo “disagio“, come è ben testimoniato dai primi minuti della pellicola, per la percezione di una divaricazione fra l’ideazione e le parole che dovrebbero esprimerla. Il passaggio dal concetto alla parola è un percorso inevitabilmente lento e determina un forte travaglio interiore: trovare le parole implica sempre un “ripensare” l’oggetto stesso in rapporto al destinatario individuato, tale è la prima sfida affrontata con successo dalla professoressa Johnson. La capacità espositiva di un docente deve, infatti, “rimodellarsi” continuamente in base al soggetto\allievo che ha di fronte.

Michelle Pfeiffer con il rapper Coolio, autore della colonna sonora del film: Gangsta’s Paradise

La competenza comunicativa si struttura secondo due diversi aspetti: l’ascolto attivo e la riverbalizzazione. Insieme si forma un modello comunicativo esemplare. L’ascolto attivo è un’efficace strategia comunicativa, spesso sottovalutata perché pur riconoscendone il valore, non si considera che tale aspetto possa essere oggetto anche di acquisizione e di sviluppo. Deriva dall’interconnessione positiva fra l’ascoltare e il rispondere da parte dell’insegnante. Essa suppone la concentrazione di un’attenzione intelligente verso la verbalizzazione e l’espressione dell’altro.

La riverbalizzazione, cioè la riformulazione in altre parole del contenuto di una comunicazione verbale ascoltata, è un momento imprescindibile per l’ascolto attivo da parte dello studente. Louanne chiede di continuo, anche in termini dubitativi o problematici, la conferma\consenso del partner comunicativo (i suoi studenti) della propria corretta interpretazione delle loro verbalizzazioni. La riverbalizzazione da parte del docente è anche essa una strategia didattica, perché stimola e favorisce nuove classificazioni del dato appena espresso, come se si avvalesse di una funzione specchio.

Immagine tratta dalle riprese della pellicola

L’ascolto attivo comporta anche una funzione di contenimento dell’insegnante nei confronti dell’allievo ascoltato. Questa capacità è commensurabile alla competenza comunicativa del docente e dipende dalle caratteristiche della sua personalità.

Il primo elemento del “contenitore” è l’ascolto attivo del docente; un secondo elemento è la qualità globale della sua conduzione dentro il gruppo classe; un terzo elemento è l’oggetto didattico che si comporta anch’esso da contenitore. Applicando tali elementi al suo insegnamento, Louanne mette in relazione la sua “capacità di tenere la scena” con la funzione di contenimento.

Riconosciuto, infine, il compito della scuola come incessante attività riorganizzatrice dell’Io personale dello studente, emerge quanto sia necessario accantonare lo sterile mito efficientista che rappresenta ancora l’anima intrinseca della burocrazia scolastica (incarnato dal preside Grandey e della amministratrice Carla Nichols) per lasciare spazio all’ascolto e alla comprensione pedagogica proposta dalla professoressa.

La battaglia per una “scuola buona” è sempre in atto; si deve quindi scegliere tra il rischio della conquista dell’autonomia adulta o l’oscillare tra le rassicuranti regole del potere e un sentimento di ribellione fine a se stesso.

 

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