In Cina il riconoscimento biometrico delle persone utilizzando software con intelligenza artificiale è diventato un vero business, vuoi per il know-how acquisito nel tempo, vuoi anche per l’interesse “maniacale” mostrato dalla popolazione locale sul “controllo sociale”.
Come funziona, i pro e i contro
Il sistema più diffuso – non solo in Cina – è quello basato sull’identificazione tramite riconoscimento facciale, tecnologia che però richiede immagini chiare e ben definite e, ovviamente, pone come conditio sine qua non che il volto dell’individuo sia scoperto e rivolto verso la camera di sorveglianza. E allora perché non sviluppare una tecnologia capace di interpretare – tramite intelligenza artificiale ed algoritmi – la nostra postura e il modo in cui camminiamo? L’idea è venuta a Huang Yongzhen, CEO di Watrix con un passato da ricercatore universitario. Il sistema è già utilizzato dalla polizia a Pechino e Shanghai, e potrà essere ulteriormente sviluppato nei mesi a venire grazie ad un consistente finanziamento di 14,5 milioni di dollari.
Rispetto al riconoscimento facciale, quello della camminata presenta dei pro e dei contro: innanzitutto non richiede che il volto della persona da identificare venga inquadrato, poiché è sufficiente riprenderla da qualsiasi angolatura (fino a 50 metri di distanza), a patto che il movimento delle gambe e dell’intero corpo sia ben visibile. Un altro punto a favore riguarda il livello di precisione, calcolato essere pari al 94%: non è infatti possibile mascherare la camminata – magari zoppicando – visto che il software che analizza le immagini tiene in considerazione non solo gli arti inferiori, ma la postura e la silhouette del corpo. E non servono strumenti particolari per il monitoraggio delle persone nei luoghi affollati e per le strade, basta una semplice videocamera di sorveglianza.
Veniamo ai contro, riassumibili in due aspetti: la durata dell’elaborazione dei dati e la necessità di registrare video. Riguardo al primo punto, il software di Watrix non è (ancora) in grado di fornire responsi in tempo reale, richiedendo una decina di minuti per effettuare i calcoli. Il secondo “problema” è inerente alla modalità di raccolta delle informazioni: il riconoscimento della camminata richiede infatti la registrazione di video, dunque di una sequenza di immagini (per il riconoscimento facciale è sufficiente un’immagine singola). Solo in questo modo è possibile analizzare in dettaglio il modo in cui una persona cammina, ma le capacità computazionali delle macchine impiegate per l’elaborazione dei dati devono essere superiori rispetto a quelle necessarie per interpretare singoli fotogrammi.
Inutile dire, ovviamente, che si tratta di un nuovo strumento che solleva altre preoccupazioni sui sistemi di controllo e repressione del dissenso nella Repubblica popolare, ormai in grado di seguire i cittadini in gran parte delle loro esistenze, specialmente quelli nelle sterminate aree metropolitane.
Come in “Person of interest”…
Serie televisiva del 2011, la trama di “Person of interest” è incentrata su un gruppo di vigilanti, coadiuvato da un’intelligenza artificiale senziente, il quale è impegnato quotidianamente a sventare reati e cospirazioni perpetrati da delinquenti comuni e potenti organizzazioni criminali. Ebbene, la serie diventò particolarmente attuale anni fa, quando previde il caso Snowden, l’attualità della serie, però, non si è esaurita con questo ma si rinnova anche nell’aver puntato su un altro tema fondante dell’odierno dibattito scientifico: “If the legacy of the Second World War was the atomic age, then what might emerge from the war on terror would be artificial intelligence”.

Il nome scelto per il sistema che raccoglie ed elabora i dati sui quali basare le previsioni è “The Machine” nome volutamente anòdino, ovvero sedativo, indolore, per dare l’impressione che le informazioni ottenute vengano trattate in modo asettico da una sorta di entità spersonalizzata per sedare, appunto, la percezione di essere violati nella privacy e manipolati nelle scelte. In realtà, come appare sempre più manifesto nella serie, The Machine nella sua peculiarità di “intelligere” è un’Intelligenza Artificiale, un essere senziente a tutti gli effetti in grado di autodeterminarsi al punto da mettere in atto ogni sorta di meccanismo di autodifesa: come ogni essere cosciente di sé è provvista di istinto di sopravvivenza, come ogni essere intelligente è in grado di apprendere e The Machine, dal contatto con gli uomini, ha imparato anche a mentire e valutare l’eliminazione fisica per il proprio interesse: “We don’t understand The Machine at all. Out of 43 versions, how many do you think there were that didn’t try to either trick or kill me? One, and I could only bring it to heel by crippling it. I put The Machine in chains, bereft of voice or memory. Now it has both, and it terrifies me.” (Mr. Finch).

Questa è la parte che potrebbe sembrare più fantascientifica ma anche in questo caso Person of Interest non ha che anticipato la realtà perfino nelle riserve espresse da Bill Gates in passato. Il co-fondatore della Microsoft, nel corso di una sessione Ask me Anything su Reddit di quattro anni fa, interrogato proprio in materia di Intelligenza Artificiale si è detto sorpreso dalla scarsa preoccupazione dei colleghi nel considerare lo sviluppo delle intelligenze artificiali le quali, a suo parere, dopo una fase in cui mostreranno una proficua utilità, cresceranno fino a costituire un pericolo. Per Stephen Hawking era addirittura ipotizzabile “la fine della razza umana” a causa delle intelligenze artificiali.
Al momento le IA che stiamo sviluppando non sono neanche lontanamente conmparabili a “The machine”, in effetti “l’unico” pericolo che comportano sono quello di intromettersi sempre di più nelle nostre vite e di profilarci sempre più precisamente. In poche parole ora come ora le IA vengono sfruttate dall’uomo per il controllo e la repressione.
Ma cosa ci riserva il futuro?
-Valto