Il populismo si consoliderà definitivamente? Analizziamone la storia, i metodi e gli obiettivi

Jean Yves Camus, noto politologo esperto di estrema destra, in un’intervista rilasciata ieri al quotidiano francese “Le Figaro”, ha sostenuto che l’ascesa dei populismi, in Europa e negli Usa è costantemente in crescita e che difficilmente cesserà di esistere.

Scomparsa delle nazioni, mancanza di un’identità forte dell’Unione Europea, critica dell’ultraliberismo, le difficoltà della democrazia nel riuscire a conciliare l’esigenza di eguaglianza, l’adesione a valori universali, con quello che sembra essere la necessità di preservare le diverse culture, l’autonomia delle scelte dei cittadini. Sono questi i fattori che portano all’affermazione di movimenti e partiti politici populisti. Per Camus, la mancanza di politiche sociali sposta l’asse di fiducia dei cittadini verso questi partiti, considerati “più vicini” alle loro esigenze.

Alle origini del populismo

Per populismo si intende genericamente un atteggiamento ed una prassi politica che mira a rappresentare il popolo e le grandi masse esaltandone valori, desideri, frustrazioni e sentimenti collettivi o popolari. Storicamente il termine nasce in riferimento ai movimenti socialisti e anti-zaristi nella Russia della seconda metà del XIX secolo: il movimento populista è stato infatti un movimento politico e intellettuale della Russia della seconda metà del XIX secolo, caratterizzato da idee socialisteggianti e comunitarismo rurale che gli aderenti ritenevano legate alla tradizione delle campagne russe. Il sintagma quindi prende il nome dall’omonimo movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: esso proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e degli ex servi della gleba (affrancati nel 1861 dallo zar Alessandro II, senza che ciò significasse un effettivo miglioramento delle loro condizioni), attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. Allo stesso modo il termine può essere considerato legato al Partito del Popolo, un partito statunitense fondato nel 1891 al fine di portare avanti le istanze dei contadini del Midwest e del Sud, sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908: essi si ponevano in conflitto con le pretese delle grandi concentrazioni politiche industriali e finanziarie, e anch’essi erano caratterizzati da una visione romantica del popolo e delle sue esigenze. Si trattava infatti di gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell’argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell’emissione di azioni, l’introduzione di tasse di successione adeguate e l’elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto. Per lo più usato con accezione dispregiativa e quale sinonimo di demagogia, il termine è assai diffuso con riferimento al contesto latino-americano nella seconda metà del XX e nel XXI secolo — in maniera indifferenziata per gruppi di destra e di sinistra (peronismo, chavismo) — a indicare un rapporto diretto e spesso carismatico con le masse popolari. Forme di populismo ante-litteram possono essere rintracciate nel bonapartismo (Napoleone I e Napoleone III, in accezione cesaristica) e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee di Rousseau (come i giacobini).

Metodi e strategie del Populismo

Le strategie principali del Populismo sono le seguenti: prima fra tutte vi è sicuramente il tentativo di adattarsi all’umore e alle richieste delle persone. Ad esempio, usando la crescita dei movimenti anti-caucasici nella società russa, molti politici nazionalisti avanzano slogan estremisti: “la Russia è per i russi”, “non c’è posto per i Daghestani” e simili. Allo stesso tempo, sanno bene che il Caucaso, come molte altre regioni, fa parte di un paese multinazionale unito. I loro abitanti sono cittadini della Federazione Russa che hanno uguali diritti e libertà costituzionali in tutto il territorio dello stato. I politici che avanzano tali slogan lo capiscono perfettamente, ma continuano ad agire in questa direzione per aumentare il sostegno all’elettorato. In secondo luogo, troviamo l’utilizzo della mentalità dell’uomo medio della strada. Non è un segreto che la maggioranza dei cittadini non comprende appieno tutte le sottigliezze geopolitiche e macroeconomiche della gestione. Ad esempio, è impossibile aumentare i salari a tutti o rafforzare il tasso di cambio nazionale del rublo agitando una bacchetta magica. Ma i populisti, usando formulazioni semplificate e un minimo di teoria, agitano le masse, affermando che i requisiti in questa fase sono fattibili. Forniscono persino un piano graduale per l’implementazione del loro programma, scritto in un linguaggio comprensibile a milioni di persone. Tuttavia, sono ben consapevoli della futilità di tali promesse. Il loro compito principale è vincere le elezioni e arrivare al governo. Successivamente, si ricorre al discorso a nome dell’uomo comune. Questa è un’illusione deliberatamente creata di “un ragazzo del popolo”. Questi politici spesso usano proverbi e detti nei discorsi pubblici. E infine, sono frequenti sia il contatto diretto con gli elettori, dove le dichiarazioni populiste vengono spesso presentate su basi emotive, che la speculazione sulla fede delle persone nella semplice e semplice via d’uscita dalle crisi economiche e politiche. Anche se i politici sanno bene che ciò è impossibile anche teoricamente, dal momento che ogni crisi è sistemica.

Il carattere illusorio e divisivo del Populismo

Il populismo non ha connotati ideologici predefinibili: il tema aggregante può avere connotati di sinistra (lotta alla disuguaglianza) o di destra (reazione ai flussi migratori). Si individua una retorica populista e populismo quando un movimento non desidera essere indipendente dal sistema elettorale, ma ambisce piuttosto a occupare le istituzioni rappresentative e a ottenere la maggioranza di consensi al fine di plasmare l’intera società secondo la propria ideologia. In una società democratica, un movimento popolare di protesta o di contestazione non dovrebbe essere confuso o identificato con una visione populista del potere statale. Il primo riflette la natura diarchica della democrazia rappresentativa (che è sia il potere del voto o suffragio che il potere della voce o potere indiretto dell’opinione di influenzare le decisioni attraverso un’ampia rete di giudizi pubblici); il secondo considera la diarchia stessa un ostacolo perché mantiene l’opinione separata dall’autorità del potere istituzionale. Il populismo aspira a uniformare l’opinione della maggioranza a quella dell’autorità stessa dello stato sovrano; il suo scopo perciò è di indurre i leader e i rappresentanti eletti a ‘usare’ lo stato per favorire, consolidare ed estendere il loro elettorato. Il populismo è un richiamo al popolo entro un ordinamento politico in cui il popolo formalmente è già sovrano. Sarebbe improprio quindi identificare il populismo con la rivoluzione democratica: la rivoluzione francese e quella americana non furono populiste anche se nacquero da una mobilitazione popolare. Il populismo, qui, non sta all’origine e non dà origine a un sistema democratico. Il populismo può essere inteso come un movimento che esprime l’ambizione di un nuovo leader, smanioso di conseguire il potere e incapace di adeguarsi alle condizioni temporali che le regole esigono. Si sviluppa all’interno di una democrazia esistente e contesta il modo in cui questa opera, ma non garantisce che renderà quest’ultimo più democratico. Il carattere e l’attuazione del populismo esprimono una visione di democrazia, e più o meno consciamente ne sono il prodotto, che può ostacolare fortemente la libertà politica nella misura in cui trascura la dialettica politica tra i cittadini e i gruppi, annulla la mediazione delle istituzioni politiche e si fa artefice di un’idea organica della politica che umilia le minoranze, infatti è pronto a sacrificarne i diritti. L’ideologia populista confonde l’uguaglianza con l’unità pertanto si oppone al pluralismo sociale e politico.

 

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