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“Senza Dio” cantata all’unisono da Marracash, Gué Pequeno e Ludwig Feuerbach

L’uomo e Dio sono nati insieme. Un’affermazione forte la quale in sostanza svela essere una banale realtà: da che c’è memoria gli uomini hanno sempre alzato lo sguardo e trovato un Dio, che potesse essere Zeus, Cristo, o semplicemente l’Aria.

In un mondo che è in continua evoluzione, l’uomo, che anno dopo anno ma soprattutto giorno dopo giorno tenta di rispondere a tutti gli irrisolti dubbi rimasti fino a quel momento, si scopre rimane inerme verso quella che si è rivelata essere La Domanda: Dio esiste ?

“Non ci sono atei dove si rischia davvero”

Guè Pequeno e Marracash sono due veterani della scena rap italiana, hanno gettato le basi per quella che oggigiorno è una realtà musicale all’apice del successo. Andando oltre quello che è lo stigma della figura del “rapper” che come tale non può non far uso di parole come: “sesso, droga ed alcol” troviamo una profonda ricerca di salvezza. Se non si è credenti qual è lo scoglio che ci permette di non andare alla deriva ? “Non ci sono atei dove si rischia davvero” cantano Marracash e Gué.

È estremamente affascinante come seppur ci si dichiari atei il confronto con un qualcosa che, forse, sta sopra di noi e dal quale non ci si riesce a liberare, la domanda del “perché” risulta inevitabile. E ancora una volta non troviamo risposta.

“L’essenza del cristianesimo”

Ludwing Feuerbach, filantropo per eccellenza, da una risposta alla Domanda delle domande : decisamente innovativa considerata la sua epoca e soprattutto consolatoria per l’uomo.

La tesi di Feuerbach vede l’immagine di Dio –  in particolare quella del Dio cristiano, raffigurato come buono, misericordioso e  onnipotente – come pura alienazione che gli esseri umani hanno fatto delle loro qualità migliori.

Smonta dunque la concezione religiosa per cui l’uomo risulterebbe “buono” perché riflesso della figura divina.

Ma perché l’essere umano ha alienato da sé tutte le sue migliori qualità ” donandole” ad un Ente a lui superiore ?

Feuerbach articola la sua risposta sulla base di tre motivazioni:

1. l’uomo come individuo singolo si sente fragile; dunque crea un’immagine che possa accomunare tutti gli uomini;

2. Dio incarna l’onnipotenza: l’uomo riconosce all’entità la possibilità di volere e potere tutto;

3. come mostrato fin dall’antichità con i greci ad esempio, l’uomo conferisce alla natura tratti divini perché gli permettono la sopravvivenza.

La blasfemia rivela il credere 

“Mi avvicino a Lui, quei tempi in cui i giorni sono bui” troviamo in “Senza Dio” la medesima visione della religione concepita da Karl Marx, il quale la definì “Opium des Volkes”, “Il sospiro della creatura oppressa”.

“Ma non ho mai pregato” dice nella seconda strofa Gué Pequeno:  partendo da questa frase “atea” è importante sottolineare nuovamente la forza che un’entità, reale o ipotetica, esercita sull’uomo. È evidente nella potenza intrinseca delle parole blasfeme di fronte alle quali nessuno riesce a rimanere indifferente.

Nonostante la vasta gamma di parolacce e improperi in uso, gli stessi appaiono tutti livellati, ricorre alla bestemmia dunque, anche colui che non crede per esternare il suo massimo grado di rabbia che necessita di trafiggere l’INTOCCABILE.

 

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