Ci interessa davvero il nostro pianeta? L’atto di moralità in Kant

La nostra Terra è davvero sotto i riflettori in questi giorni? Mediante la moralità kantiana si riuscirà a comprendere o almeno ad approfondire la questione ambientale che sta macinando i pensieri della maggior parte delle persone.

Il problema del cambiamento climatico è reale e non è una sfida da sottovalutare. Non importa se lo dice un’attivista sedicenne o il novantasette percento degli scienziati che studiano questi movimenti. C’è e bisogna far qualcosa.

Il mutamento climatico ci concerne davvero?

Lasciando stare il lato scientifico, diamo per certo -senza sviluppare tesi completamente infondate- che il cambiamento climatico è in corso; oltre le varie ed eventuali attiviste che lo lamentano e ne discutono quotidianamente, si hanno centinaia di scienziati che lo stanno affermando da ormai una decina di anni: le previsioni per la nostra amata ma sofferente Terra non vanno oltre il 2050, mettendo da parte le numerose battute scaturite in quest’ultimo periodo riguardanti il lato positivo di questa nuova ed eventuale fine del mondo qui si ha a che fare con un problema serio e difficile da trattare e affrontare. Non si può dare la colpa a nessuno, i nostri antenati e predecessori hanno semplicemente vissuto le loro vite, come stiamo facendo anche noi in realtà, ma noi abbiamo un fattore in più, positivo probabilmente -si spera: le manifestazioni. Questo genere di protesta da sempre ha avuto punti di vista estremamente favorevoli o contrari. Si risolve qualcosa attraverso ciò? Beh in passato, per questioni completamente diverse sì, ma ora? Attraverso centinaia di manifestazioni si riuscirà a diminuire o almeno a provocare dei cambiamenti in positivo sulla questione clima ? C’è da approfondire questa questione: oltre i positivi, rivoluzionari e colorati cortei svolti la maggior parte delle volte il venerdì si ha una struttura- in senso marxiano- immensamente maggiore, più potente e forte degli allegri cortei del fine settimana: l’intera economia di decine e decine di paesi si basa sui meccanismi odierni che hanno portato alla società sviluppata del ventunesimo secolo ma anche ai diversi mutamenti climatici. Le fondamenta, la base su cui si regge l’intera comunità cadrebbero, sarebbero completamente annullate. Attraverso il progresso scientifico, la tecnologia e la scoperta di nuovi modi per risparmiare si può iniziare a portare dell’aria nuova -a tutti gli effetti- nell’intero mercato commerciale del ventunesimo secolo che purtroppo ancora oggi è dedito ad enormi consumi, scarti e avanzi in tutti i campi possibili.

Ognuno fa sorgere il proprio imperativo etico

In questi casi c’è bisogno di un sentito e profondo senso del dovere, lo afferma anche il saggista e scrittore statunitense Jonathan Safran Foer il quale, in un recente articolo, dichiara che credere ai mutamenti climatici ed essere dediti al nostro pianeta Terra non può non far sorgere in noi un intenso e totale imperativo etico: un elevato dovere nei confronti della Terra che ci porta a modificare e rivoluzionare le proprie abitudini. Ma il punto di tutto ciò è che questo profondo e interessante imperativo etico dovrebbe sorgere anche nelle strutture che compongono la nostra società, ma tutto ciò fino ad ora non ha avuto alcun effetto nelle industrie, fabbriche, stabilimenti e aziende che continuano a produrre in quantità elevatissime (fast-fashion) con materiali scadenti e inquinanti. L’altro lato della medaglia del mutamento climatico andrebbe bene e sarebbe digerita in modo appropriato da una società estremamente capitalistica e sempre più richiedente e insoddisfatta? Beh, il sì non sarà di certo unanime.

Quando un atto di moralità diviene mera legalità in Kant

Il filosofo tedesco Immanuel Kant concentra la sua elaborazione soprattutto nell’elemento del dovere, tanto che l’oggetto della moralità in lui è il dovere. Nella sua opera “Critica della ragion pratica” del 1788 distingue due diversi e opposti tipi di atti: l’atto morale e un atto meramente legale. I due possono essere visti come rispettivamente una scala di valori decrescente, dal valore più grande e importante ad uno completamente insulso, attuato e svolto senza un reale e preciso scopo. Un atto viene definito realmente morale se e soltanto se si ha una partecipazione interiore, l’individuo dev’essere dunque insito e immerso in ciò che fa, ci dev’essere un coinvolgimento personale, un profondo interesse, valore e significato in ciò che compie, le sue azione saranno viste come significative e valorose. A differenza dell’atto di legalità che è una qualsiasi azione compiuta semplicemente esteriormente senza interesse e/o partecipazione.

 

 

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