Yale censura il rinascimento perché ”bianco e troppo etero”. Politicamente corretto o solo anti-artistico?

Il caso Yale ci porta a riflettere su quale dovrebbe essere o non dovrebbe essere il rapporto tra la vera arte ed eventualmente la politica.

Uno scorcio sull’Università di Yale, New Heaven (Connecticut)

L’università americana cancella il corso di introduzione alla storia dell’arte, quello che va dal Rinascimento ad oggi, perché ”il canone occidentale non è politicamente corretto”. Lo stesso che per decenni è stato il più frequentato e popolare di Yale. Addirittura esterni all’università affollavano l’aula magna per seguire le lezioni del professor Vincent Scully, illuminante professore di arte, che ha retto quella cattedra fino alla sua morte nel 2017. Yale rivendica la sua decisione come politicamente corretta. Ma siamo sicuri che le conseguenze saranno quelle sperate dall’università? E soprattutto la cultura, la letteratura e l’arte, possono veramente avere come parametro di valutazione quello politico o presunto tale? Oggi parleremo del rapporto tra la vera arte e le sue implicazioni socio-politiche e dell’importanza della contestualizzazione dell’arte.

Il caso Yale

Prima di tutto il caso Yale e le dichiarazioni rilasciate dall’università. Dalla prossima primavera, come è stato annunciato lo scorso 1 febbraio, il corso verrà soppresso perché ”non rappresenta più gli standard del politicamente corretto”. L’assunto dell’ateneo è quello di evitare agli studenti quello che potrebbe apparire come un possibile disagio, perché ”il canone occidentale della bellezza analizzata” sarebbe il risultato di uno scenario oppressivo e frutto di una cultura ”bianca, maschilista, eterosessuale ed europea”. Il presidente del dipartimento di storia dell’arte di Yale, Tim Barringer, sostiene che lo scopo di tale decisione sarebbe quello di far sentire ”tutti gli studenti (…) a loro agio nell’analizzare e nel godere dei capolavori dell’arte occidentale”. È vero anche che molto probabilmente verranno introdotti nuovi corsi, dove la storia dell’arte di altri paesi venga considerata alla pari di quella europea come ugualmente meritevole di studio: e cioè, l’importanza di far capire che non è mai esistita una sola versione storica della storia dell’arte. Un fatto che invece penalizza moltissime delle discipline insegnate nell’intero occidente.

La Cappella Sistina, fra le più importanti opere rinascimentali (consacrata nel 1483), Città del Vaticano

Contestualizzare l’arte

In filosofia la questione qui è molto centrata: il giudizio estetico si può accostare al giudizio morale? E cioè: l’arte è bella quando il suo ”messaggio morale” è ugualmente positivo? Alcuni dicono di sì, altri negano del tutto. Il primo problema che si pone è quello di una morale universale e universalmente accettata, che certamente manca ancora: e se manca questa, diventa difficile definire sulla base della morale ciò che è bello esteticamente. Alan Goodman, filosofo della tradizione analitica inglese, circoscrive l’ambito dell’estetica a se stesso, sostenendo che non sia assimilabile al modo in cui pronunciamo giudizi di natura etica. Questo perché di fronte all’arte il soggetto da solo una risposta emotiva, spontanea, che sa emergere immediatamente. Ciò che è importante capire è che se anche un’opera d’arte non è portatrice di valori morali sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri, questo non deve togliere ad essa il suo valore artistico. L’esempio che faceva Hume era quello della tragedia: anche azioni scellerate, quando degnamente espresse in forma artistica, hanno un loro valore estetico e una loro bellezza (forse maggiore che altrove), anche se la riflessione morale che segue in noi avviene per opposizione al contenuto delle azioni dei suoi personaggi. Soprattutto perché i valori cambiano nel tempo, ed è importante saper sempre contestualizzare: la bellezza dell’arte sta anche nella sua coerenza, suggerisce il filosofo scozzese, con il contesto storico in cui muove.

La Scuola di Atene di Raffaello, fra le più importanti opere rinascimentali (datata 1509-1511), Città del Vaticano

L’educazione estetica

La bellezza ci educa. Arte e letteratura, come diceva già Schiller nell’Educazione estetica, sensibilizzano l’uomo e lo aiutano a sviluppare la propria umanità. È l’attenzione ai dettagli, la capacità di cogliere la bellezza artistica e la raffinatezza estetica ad educarlo a una sensibilità che sarà essenziale anche alla formazione dell’uomo come uomo morale. Quella proposta da Schiller assume via via i contorni di una vera e propria strategia educativa e formativa, che consente sia la crescita emozionale ed emotiva dell’essere umano sia l’acquisizione di competenze cognitive. L’uomo che sappia apprezzare l’arte e scovare in essa la sua bellezza, indipendentemente da tutto il resto, è un uomo sensibile e a sua volta sensibilizzato, che in quanto tale sarà in grado di capire da sé cosa è moralmente giusto e cosa moralmente sbagliato. Non perché l’arte da sola dia lui uno specifico indirizzo etico o perché gli fornisca il materiale necessario a definire il suo agire morale: ma perché un individuo reso sensibile dalla capacità di riconoscere la bellezza sarà a sua volta capace di agire da solo, a partire da una sensibilità ormai implicita e che prescinde dall’effettivo contenuto morale che potrebbe essere contenuto nell’opera d’arte.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: