Il Superuovo

William Kentridge racconta la storia di Roma in un murales di 500 metri sul Lungotevere

William Kentridge racconta la storia di Roma in un murales di 500 metri sul Lungotevere

William Kentridge ha realizzato un murales di circa 500 metri lungo il Tevere. Un’opera colossale ed estremamente innovativa che emerge dalla “sporcizia” dei muraglioni del Lungotevere.

“Triumphs and Laments”, tra innovazione e conservazione

Il 21 Aprile 2016 è stato inaugurato il fregio “Trionfi e Lamenti” realizzato da William Kentridge. Il murales rappresenta scene fondamentali della storia di Roma: dalla Lupa a Marcello Mastroianni, dall’omicidio di Remo a quello di Pier Paolo Pasolini e di Aldo Moro. Riesce a ricreare la sensazione di star osservando la pellicola di un film che narra i trionfi e le sconfitte dell’umanità. La narrazione non procede in senso propriamente cronologico, ma alterna, appunto, glorie e miserie: per ogni trionfo si crea anche un lamento, per ogni vincitore un vinto.
È composto da circa 90 figure di altezza fino ai 9 metri, rappresentate con una tecnica particolare: la pulitura selettiva.

Kentridge nel suo studio di Johannesburg (foto di Marc Shoul) (www.lifegate.it)

Alcune forme di alterazione e degrado

È comune che sulle superfici lapidee esposte agli agenti atmosferici siano presenti delle patine di “sporcizia”.
La patina biologica si forma per cause ambientali e naturali. Solitamente può contenere piccoli microrganismi detti biodeteriogeni come  licheni, funghi, muschi ed alghe. Possono contribuire all’alterazione anche fattori chimici che vedono protagoniste reazioni tra gli elementi che compongono il materiale stesso e l’ambiente.
Alla pellicola biologica può addizionarsi quella antropica, soprattutto in ambienti urbani. Il muraglione è in travertino ed è situato al centro di Roma, infatti è stata individuata la presenza di una patina di smog. L’inquinamento atmosferico tende a generare dei processi chimici di solubilizzazione degli elementi che compongono il supporto, con successiva rimozione o precipitazione degli stessi a formare una patina di diversa colorazione. Nella maggior parte dei casi questi fattori di degrado sono eliminabili e Kentridge l’ha dimostrato.

“Trionfi e Lamenti” – realizzazione, 2014 (labrouge.wordpress.com)

Pulitura selettiva: l’arte del restauro

Per la rimozione delle patine di alterazione vengono adoperati dei particolari solventi. I prodotti usati sono in grado di interagire con gli organismi o i composti responsabili del degrado, senza intaccare il supporto lapideo.
Per riuscire a realizzare “Trionfi e Lamenti”, William Kentridge ha sfruttato proprio questo tipo di conoscenze: ha eliminato la patina solo in alcuni punti. Ha rimosso la pellicola solo in alcune sezioni, basandosi su degli stencil creati in laboratorio. Una tecnologia inedita ma che, probabilmente, avrà vita molto breve. Così come si era formata prima del suo intervento, iniziato intorno al 2014, sapeva che la patina sarebbe riemersa, rovinando la raffigurazione. Questa consapevolezza ha contribuito a renderla “evanescente”.
Ad oggi, come previsto dall’artista, l’ambiente sta favorendo il riaffioramento dei fattori di alterazione eliminati. Proprio per questo motivo l’opera sta iniziando a scomparire. Non è ancora chiaro se sia presente l’intenzione di provvedere ad un “restauro del restauro”.

“Trionfi e Lamenti”, William Kentridge, 2016, Roma (www.lifegate.it)

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: