Waldo contro Platone: il problema del linguaggio della politica e delle sue conseguenze nella società

Quali sono gli effetti del linguaggio della politica nel dibattito pubblico di oggi ? Platone, attraverso Black Mirror, ha ancora qualcosa da dirci al riguardo.

Waldo, protagonista dell’episodio “Vota Waldo!” (fonte: RadioTimes.com)

Nell’episodio della serie tv Black Mirror “Vota Waldo!” assistiamo all’ascesa politica di Waldo, un orsacchiotto immaginario animato da un comico satirico di Stentonford. Come può un personaggio superficiale e buono solo all’invettiva ottenere un così grande successo ? Quali conseguenze comporta nella società ?

“Come le Pringles”

Se spesso nell’immaginario comune i futuri distopici si situano ad una confortante distanza di sicurezza temporale e tecnologica, Black Mirror ha il pregio di ricordarci che in realtà il mostro più spaventoso può abitare nella casa del nostro vicino. Oppure si è già infiltrato nella nostra.

Le elezioni di metà mandato si fanno sempre più vicine e la politica torna ad imporsi al centro del pettegolezzo e del dibattito pubblico statunitense. Lo sanno bene Jamie, un comico satirico non troppo brillante che presta la voce a Waldo, un orso blu digitalizzato frutto della sua immaginazione, e i suoi colleghi coi quali lavora per una tv della città Stentonford, quando Waldo riscuote un gran numero di ascolti prendendo di mira il leader dei conservatori per un presunto scandalo di molestie. Lo sanno bene anche i finanziatori dello show, i quali vogliono capitalizzare quanto più possibile la momentanea popolarità del loro programma. Nasce così, quasi per gioco, l’idea di candidare Waldo alle prossime elezioni: giusto per estendere al massimo la risonanza mediatica del loro personaggio nelle successive settimane. Una candidatura provocatoria e senza pretese. Un gabibbo in politica, in pratica.

Sempre al centro di interviste, interventi e dibattiti, Waldo, tra una freddura e uno “sta’ zitto idiota”, accumula consenso ed incassa minuti e minuti di applausi, elevandosi a paladino dell’antipolitica: non importa chi sia l’avversario o quale sia la sua posizione, sarà in ogni caso una persona falsa, una di quelle che pensa solo ai propri loschi interessi (“siete meno reali di me” è uno dei suoi motti); non importa rispettare le regole del dialogo politico, ciò che importa è fare più rumore e scalpore di tutti; soprattutto non importa proporre idee e soluzioni, che tanto a criticare non si è mai nel torto. Il suo successo si fa talmente ampio che non può non essere captato dai radar della CIA, quando una notte un agente dell’agenzia di spionaggio si presenta a Jamie e al suo capo, proponendo loro di replicare ed esportare il “modello Waldo” in altri Paesi: le potenzialità e la viralità di un fenomeno simile infatti sono tali da poter influenzare gli esiti politici in molte parti del mondo. “Come le Pringles” spiega l’agente: non sono salutari e costano più di altri alimenti necessari, ma tutti, di un gusto o di un altro, le vogliono.

Giunge infine il giorno degli spogli e i rappresentanti dei partiti concorrenti vengono riuniti davanti ad una vasta platea di spettatori per la lettura dei risultati finali. Waldo non riesce ad andare, se pur di poco, oltre al secondo posto, ma la sensazione è che questo sia solo il primo passo di un percorso più lungo. Nonostante il risultato, è chiaro infatti che sia stato impresso un segno indelebile nella politica del presente e del futuro: lo intuiamo quando Waldo (dietro cui ormai non si nasconde più Jamie, ma che sembra ormai vivere una vita propria) invita la folla presente a lanciare scarpe o qualsiasi altro oggetto contro il vincitore, il quale viene così scortato via, in un’accoglienza che sembra essere piuttosto il presagio di un estremo saluto.

Platone (fonte: Libriantichionline.com)

Platone, la marionetta e il buon medico

Come è stato possibile per un personaggio irreale, offensivo e superficiale, la cui identità rimane all’oscuro di tutti (in una certa misura anche di noi spettatori) a suscitare tanto apprezzamento ? Come ha potuto lo slogan più becero competere contro argomentazioni e posizioni fondate ? Platone probabilmente risponderebbe servendosi di un’immagine che troviamo nel dialogo delle Leggi: l’immagine della marionetta. Secondo il filosofo greco infatti l’uomo è simile a una marionetta mossa da dei fili: da una parte i fili “metallici” delle passioni (piacere e dolore in primis), dall’altra il filo “aureo” della ragione, la risultante delle cui forze con le quali ci spingono determinano le nostre azioni.

In questa lotta tra passioni e ragione che si consuma continuamente in noi è però facile notare come le prime abbiano più facilmente la meglio sulla seconda. Se è infatti vero che in quanto umani siamo esseri razionali, è altrettanto evidente come i fili “metallici” tirino con maggior potenza e come le emozioni abbiano una presa diretta su di noi (e-moveo): la risposta “di pancia” è la reazione più immediata e spontanea agli stimoli che riceviamo. Ma, avverte Platone, nonostante l’emotività sia essenzialmente connaturata in noi, essa non è fatta per condurre i nostri comportamenti e deve essere sempre domata dalla ragione, senza la quale vivremmo nel caos, non riuscendo a guardare oltre il vantaggio o lo svantaggio momentanei: come un’opera teatrale deve essere giudicata non per il piacere soggettivo che provocata in ogni singolo spettatore, ma per il talento degli attori e la qualità della narrazione, come una persona malata è disposta ad assumere una medicina amara oggi per guarire domani, o ancora come un cittadino paga volontariamente tributi onerosi per poter usufruire di un servizio pubblico efficace, allo stesso modo la ragione ci permette di agire in vista di beni maggiori di un immediato ma effimero piacere; altrimenti avremmo a che fare con una giuria incapace di giudicare, un malato incurabile, un’accozzaglia di individui che non riesce ad armonizzarsi in una comunità.

Se però le passioni sono così difficili da contenere, come è possibile ristabilire il giusto ordine e portare la ragione al comando ? Dato che, secondo Platone, ognuno tende a rendersi simile al modello che gli viene proposto come esempio da seguire, tutto dipende dai modelli diffusi all’interno di una comunità. Da ciò, argomenta l’ateniese, comprendiamo la necessità di proporre modelli virtuosi in ogni ambito della città, dall’educazione agli eventi culturali, fino alla politica. Non a caso infatti i giovani educati al lusso cresceranno senza fermezza d’animo e le città abitate da legislatori e cittadini avidi sono destinate, presto o tardi, a collassare su loro stesse.

È in questo senso che Platone introduce la dicotomia tra cattivo medico e buon medico. Se da un lato il secondo è il medico che non solo ha una conoscenza stabile e certa delle malattie e dei relativi rimedi, ma sa anche persuadere il paziente per convincerlo della bontà delle cure a cui verrà sottoposto, nonostante in un primo momento possano essere dolorose, il primo è quello che opera senza una conoscenza profonda della materia e, sulla base delle poche esperienze accumulate, impone i propri rimedi con un’ingiustificata altezzosità, senza cercare di persuadere il paziente. Mentre dunque il buon medico rappresenta il paradigma del modello virtuoso che, guidato dalla ragione, sa indirizzare le passioni attraverso la persuasione non per ingannare, bensì per domare le passioni stesse, il cattivo medico rappresenta il paradigma del modello vizioso che, condotto dalla cieca guida della sola esperienza e della necessità del momento, non sa indirizzare nel giusto verso piacere e dolore, in quanto egli stesso ne è succube.

‘Società-Lago’

Per quanto non potesse immaginare internet e la viralità dei media, d’altro canto Platone conosceva bene gli effetti delle passioni e della persuasione retorica sull’animo umano e con ogni probabilità non avrebbe esitato a vedere nelle estreme conseguenze dell’agire politico di Waldo la peggiore delle distopie. Come mostra il finale della puntata infatti ogni causa, in politica come in altri ambiti, porta inevitabilmente con sé degli effetti, ogni azione si trascina dietro delle conseguenze, senza che niente in questo processo vada perduto (“Niente si crea e niente si distrugge, ma tutto si trasforma” avrebbe detto Lavoisier). È così che, attraverso l’espediente di Waldo, osserviamo l’evolversi in negativo della teoria platonica: proporre un modello politico dal linguaggio brutale e dai propositi banalizzanti comporta a sua volta il rischio di una brutalizzazione dei comportamenti e di una banalizzazione dei pensieri della comunità in cui tale modello dilaga.

Potremmo dire, per riassumere in un’immagine, che la società si comporta come l’ecosistema di un laghetto: se vi gettiamo un sasso, questo turberà lo stato di quiete della superficie d’acqua e causerà il ‘fuggi fuggi’ dei pesci nei dintorni, modificando, nel bene o nel male, in modo più o meno drastico, l’equilibrio dell’ambiente.

Anche per questo forse la questione del linguaggio e dello spessore del dibattito pubblico, a cui tutti prendiamo parte, non è oziosa.

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