Da Marx a Chaplin: l’importanza della denuncia sociale

A distanza di decenni due pensieri rivoluzionari si sono incotrati per lasciare un segno al loro passaggio. Charlie Chaplin, assieme a Marx, racconta il consumismo e l’alienazione nell’America del primo novecento,

Può bastare un film a fare denuncia sociale? Chaplin insegna come chiunque, anche restando muto, è capace di muovere gli animi degli sfruttati, facendo emergere in loro il desiderio rivoluzionario per troppo tempo rimasto sepolto.

Chaplin e il cinema come mezzo di divulgazione

Charlie Chaplin ha rappresentato molto più di un comico ed un attore di successo. La sua fama dipende dal messaggio estremamente rivoluzionario e progressista che, attraverso le sue produzioni, è riuscito a trasmettere al pubblico per più di cinquant’anni. Estremamente controcorrenti rispetto all’idea generale di consumo diffusa dai media tradizionali, le pellicole di Chaplin hanno segnato un’epoca, unendo perfettamente eventi di vita quotidiana a messaggi ideologici e politici che gli causarono, a dimostrazione della loro rilevanza, più di un guaio, soprattutto nei cosiddetti anni del “maccartismo”. Forse il più celebre personaggio interpretato dal comico è stato quello di Charlot, visto nei panni di marinaio, vagabondo, operaio e dentista in decine di film. L’ironia che gira attorno al personaggio si è sempre rivelata l’elemento di rottura dei film di Chaplin che non solo riusciva a far ridere il pubblico presentando attimi di quotidianità carichi di sarcasmo, ma effettuava vera e propria denuncia sociale attorno, soprattutto, al fenomeno del fordismo che, principalmente nei primi trent’anni del novecento, aveva caratterizzato la società americana e inglese. Le rivolte operaie messe in scena da Chaplin furono prese da esempio negli anni della Grande Depressione da parte dei lavoratori di tutta America e non solo, che diedero atto a veri e propri scioperi di massa sulla scia di quelli proposti dal regista britannico. A causa dei grandi effetti che i film di Chaplin ebbero a livello sociale, e delle sue idee politiche antigovernative, a partire dal 1952 gli fu vietato il rientro in America e fu costretto a rimanere in Europa fino a quando, grazie alla grandissima opinione pubblica guadagnata, negli anni settanta riuscì a tornare oltreoceano per ritirare l’oscar alla carriera. Uno dei temi preponderanti messi in scena da Chaplin riguarda il concetto di alienazione, molto comune nell’epoca del fordismo e dei ruggenti anni venti americani, ma che non riguarda solo la società americana.

L’alienazione come piaga sociale

Già Carl Marx, nella prima metà dell’ottocento, riprendendo il concetto di alienazione religiosa di Feuerbach, tracciava le linee guida di quello che si sarebbe dimostrato uno dei pensieri più influenti e rivoluzionari della storia moderna e contemporanea. L’alienazione, secondo Marx, andava ben oltre la sfera di competenza a cui Feuerbach l’aveva relegata. Secondo il filosofo di Treviri essa rappresentava una piaga condivisa dall’uomo moderno e in particolare dalla classe operaia. All’interno dei “Manoscritti economico-filosofici del 1844” Marx descrive così il processo dell’alienazione: “In cosa consiste ora l’espropriazione del lavoro? In primo luogo in questo: che il lavoro resta esterno all’operaio, cioè non appartiene al suo essere, e che l’operaio quindi non si afferma nel suo lavoro, bensì si nega, non si sente appagato, ma infelice, non svolge alcuna libera energia fisica e spirituale, ma mortifica il suo corpo e rovina il suo spirito.”
Il fordismo, assieme all’invenzione delle catene di montaggio e alle sterminate ore di lavoro quotidiane, avevano ridotto l’operaio, secondo Marx, a pura merce, alla stregua dei prodotti del suo lavoro. Ovviamente la critica marxista del sistema capitalistico andava ben oltre la semplice definizione del concetto di alienazione, la quale però viene brillantemente riportata su schermo da Chaplin a distanza di pochi decenni e nel pieno dell’esplosione economica che avrebbe portato alla più grande crisi finanziaria della storia dell’uomo. Aggiunge Marx che l’operaio si sente con sé stesso solo al di fuori del lavoro, e fuori di sé nel lavoro. Allo stesso modo i personaggi di Chaplin diventano indifferenti alle loro azioni e alle loro mansioni. Finiscono per evitare il più possibile le pause, puntando alla sola ed unica produttività, “entrano” (in tutti i sensi) a far parte del loro lavoro e delle macchine con cui si relazionano in rapporti di totale indifferenza. Scambiano la quotidianità con le catene di montaggio, e portano le loro abitudini lavorative al di fuori dell’orario di lavoro.

Il valore della denuncia attraverso la comicità

Forse per la prima vera volta nell’ambito cinematografico, Chaplin riuscì a coniugare commedia e politica alla contemporaneità del vissuto, facendo da precursore alle ormai annuali pellicole che cercano di emulare il successo ottenuto dal britannico a partire da quasi un secolo fa. Il comico si fece carico della volontà condivisa da un’intera classe di urlare contro i potenti politici e i grandi padroni delle fabbriche accecati dalla loro fama e pronti a tutto per guadagnare anche una sola briciola di potere in più, noncuranti della condizione disumana in cui i propri dipendenti erano costretti a passare intere giornate, confinati nelle mura delle fabbriche. La genialità di Chaplin stava nella novità delle scene proposte all’interno delle sue pellicole, ritraendo i suoi personaggi “assemblarsi” con gli ingranaggi delle infinite catene di montaggio che puntavano alla produttività a discapito dei diritti dei lavoratori. Il clamore generato dal regista lo fece entrare rapidamente nelle coscienze di tutto il mondo occidentale e lo portarono a vincere vari premi tra cui l’oscar alla carriera nel 1972.
Anche se non si dichiarò mai filocomunista, Chaplin riuscì comunque a reinterpretare i concetti descritti da Marx mezzo secolo prima, creando un vero e proprio genere cinematografico dalla strabiliante longevità. Il consumismo sfrenato si sarebbe ben presto rivelato illusorio portando, sul calar dei ruggenti anni venti, alla crisi del’29 e alla bancarotta dello stato americano. Le condizioni di vita della classe operaia, rimaste per lungo tempo mute o inascoltate, trovarono così un portavoce d’eccezione, arrivando al tribunale dell’opinione pubblica e destando stupore e fermento tra le strade delle metropoli statunitensi. Chaplin è stato non solo un genio indiscusso dell’industria cinematografica, ma il primo vero rivoluzionario del novecento, riuscendo a muovere centinaia di uomini, senza dire una sola parola.

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