Vladimir Nabokov: perversione sessuale tra complesso di Lolita e pedofilia

Humbert Humbert è letteralmente ossessionato dalla dodicenne Lolita, che, seppur apparentemente consenziente, è vittima di pedofilia. 

 

 

La perversione sessuale di un professore per le ninfette si trasforma in un concreto atto di pedofilia, che vede come vittima una dodicenne seducente ma altrettanto immatura ed ingenua. Nucleo del romanzo è proprio il rapporto malato tra i due individui.

 

Humbert Humbert e la sua ossessione per la piccola Dolores

Lolita è un romanzo di Vladimir Nabokov scritto in inglese, pubblicato inizialmente a Parigi nel 1955 e dieci anni più tardi tradotto in russo dallo stesso autore. La storia suscitò subito scalpore a causa del contenuto ritenuto scandaloso che portava alla luce una delle turpitudini umane più criticate: la passione e conseguente ossessione di un uomo maturo per una giovane adolescente. La vicenda è narrata in prima persona da un professore trentasettenne di letteratura, Humbert Humbert, che rimane letteralmente ossessionato da una dodicenne, Dolores, da lui soprannominata in privato Lolita, con la quale intreccerà, dopo esserne diventato il patrigno, una relazione sessuale.

La passione di Humbert Humbert, tipico prodotto della vecchia cultura europea, attraversa il grottesco di un matrimonio e l’adempimento di successivi doveri coniugali con la madre di Lolita, con lo scopo del protagonista di rimanere accanto alla “ninfetta” senza destare alcun sospetto. Liberatosi con la morte, quasi cercata, della moglie che aveva scoperto quel terribile feticcio, l’uomo fugge in auto con la sua Lolita in una corsa senza meta tra un motel ed un altro per consumare il suo desiderio.

Dopo aver ammesso la morte della madre, Humbert propone a Lolita di accettarlo come suo patrigno e affidatario e comincia a pagarla per ottenere favori sessuali. In questo modo le impedisce di andare alla polizia e la spaventa affermando che anche lei, assieme a lui, sarebbe finita in prigione, perché complice della sua avventura.

Alla fine, Humbert l’incantatore, il predatore, è lui predato ed i ruoli si invertono quando Lolita scompare improvvisamente e riappare altrettanto inaspettatamente nella normalità di una donna coniugata con un coetaneo, rivelandogli che era stato tutto un semplice gioco, come per lei lo era il tennis o una nuotata. Lolita è capricciosa e civettuola tanto da farsi inseguire per gioco in un lungo viaggio picaresco che non porta da nessuna parte e che illude l’uomo ossessionato. In questo senso, la ninfetta può essere paragonata ad Eva, nata dalla costola di Humbert-Adamo, che sfugge ancora una volta di mano all’uomo.

La perversione sessuale tra complesso di Lolita e pedofilia

Il termine “Lolita”, complice anche la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick, entrò subito nella cultura di massa con il significato, per antonomasia, di diabolica ninfetta, piccola seduttrice, ma probabilmente senza consapevolezza alcuna. Il termine deriva dal soprannome dato dal protagonista adulto del romanzo “Lolita” alla dodicenne Dolores (nome che rimanda alla Madonna Addolorata) di cui si è invaghito.

Il complesso di Lolita infatti è quel fenomeno per cui una ragazza molto giovane può apparire con i suoi atteggiamenti seducenti e provocanti più grande della sua età effettiva ed il cui aspetto sottolinea una sessualizzazione precoce con riferimento ad un comportamento estetico-erotico più coerente con l’età adulta.

Se da una parte appare un’adolescente seducente, ma ancora acerba ed ingenua, dall’altra parte è presente un uomo sedotto, adulto ed ossessionato dalla perversione sessuale per lei. Mentre per la ninfetta si tratta di un semplice e divertente gioco, per l’uomo esiste un vero e proprio desiderio che si trasforma poi in molestie ed abusi, motivo per cui si arriva a parlare di pedofilia.

La parola pedofilia, di derivazione greca (bambino e affetto), indica un disturbo della presenza sessuale avente per oggetto bambini e neonati o comunque prepuberi. Per individui adolescenti si parla invece di sottocategorie come efebofilia o ebefilia. In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie (disturbi del desiderio sessuale) e consiste nella perversione sessuale da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non sono ancora sessualmente maturi, cioè che si trovano in età prepuberale. Il limite di riferimento di età varia da persona a persona poiché ogni individuo raggiunge la maturità puberale in tempi diversi ed oscilla generalmente tra gli 11 ed i 13 anni.

Nell’accezione comune, talvolta, tale termine si discosta dal significato letterale e viene usato riguardo quegli individui che commettono violenza attraverso la sessualità su un bambino o che commettono reati legati alla pedopornografia. Tuttavia questo uso del termine è inesatto e può generare confusione. La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai molestatori o persone che abusano di bambini (child molester); le due categorie non sono sempre coincidenti. La pedofilia è una perversione sessuale dell’individuo o un disturbo psichico: si tratta di una deviazione della libido del soggetto, non un comportamento oggettivo. È un disturbo mentale riconosciuto, per cui le fantasie, gli impulsi sessuali e i comportamenti (che sono il sintomo) causano al pedofilo, durante e dopo l’eventuale relazione sessuale con il minore, egodistonia, ossia disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre importanti regioni di funzionamento.

Perché, nonostante l’apparente consenso di Lolita, il professore può essere considerato un pedofilo?

Sebbene Lolita stia al gioco di Humbert Humbert, non può essere considerata consenziente, poiché non completamente cosciente del peso, delle conseguenze di tali avvenimenti e dell’atto in sé. Inoltre ella è sotto ricatto dell’adulto che la spaventa costantemente inducendola a servirlo sessualmente dietro pagamento. Per questo, si può parlare da una parte, per quanto riguarda l’atteggiamento della giovane ragazza, di Complesso di Lolita, e dall’altra, per quanto riguarda la perversione dell’uomo, di pedofilia.

Per la diagnosi di tale disturbo mentale, infatti, non è necessario attendere che l’interesse perverso si concretizzi nell’atto sessuale con il minore. Dal punto di vista penalistico, il fatto che la rara ed eventuale presenza di una patologia mentale possa temporaneamente ridurre la capacità di intendere e di volere del reo, in particolare la capacità di inibire la pulsione sessuale verso il minore, non esclude la responsabilità derivante dalla condotta omissiva e negligente per non aver intrapreso per tempo i trattamenti psicologici e farmacologici preventivi verso un tipo di disturbo, che, in letteratura e nella stessa definizione clinica nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), è preceduto da un crescendo di stintomi eccitatori e di disagio personale che, per intensità e durata nel tempo, è impossibile non siano avvertiti dal soggetto.

Leggendo il romanzo, si tende a giustificare Humbert per i suoi comportamenti e per il suo gusto sessuale, sostenendo la sua innocenza a fronte dell’apparente consenso di Lolita. Tuttavia, egli conosce il danno fisico e morale che la sua perversione e la concretizzazione di essa possono apportare a Lolita, ma persegue comunque i suoi obiettivi, minacciando e ricattando la ragazza. Con tali premesse, è evidente che Humbert Humbert sia a tutti gli effetti un pedofilo, sia a livello diagnostico che su una base legale. Egli infatti, non solo prova una certa pulsione sessuale per le adolescenti, da lui stesso definite ninfette, ma concretizza anche il desiderio, cosciente e non curante dell’illegittimità di tale atto.

 

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