Qual è il rapporto tra l’individuo e il proprio lavoro?

Vivere per lavorare o lavorare per vivere è una domanda che racchiude dentro di sé il vero dilemma del rapporto tra individuo e il proprio lavoro. Ci si potrebbe anche chiedere il lavoro debilita l’uomo o lo eleva? Può vivere l’uomo senza lavorare o necessità di un’attività che venga chiamata tale?

Il lavoro debilita l’uomo

Il lavoro debilita l’uomo
È sempre ora di chiedere ma che ore sono
Ore straordinarie per impiegati mai domi
Niente come la noia sa uccidere i cromosomi

Lo Stato Sociale è un gruppo musicale bolognese, famoso per i testi socialmente e politicamente impegnati e per aver mantenuto negli anni lo stile e i temi underground che li ha sempre contraddistinti. Uno dei temi che più spesso toccano è il tema del lavoro nell’epoca contemporanea, con la sua dose di alienazione e debilitazione, e il rapporto tra l’individuo, la libertà e la costrizione del suddetto lavoro.

Nel brano Cromosomi il gruppo si focalizza sul tempo che viene “imprigionato” dalle ore lavorative, sulla cognizione capitalistica della “perdita di tempo” come tempo lontano dal lavoro e in modo sarcastico sulla noia come male estremo da combattere. L’ultimo verso del ritornello infatti dice “Niente come la noia sa uccidere i cromosomi”, facendo proprio una visione che chiaramente non è propria de Lo Stato sociale, ma di un’intera parte della società che vede nel lavoro la parte più elevata dell’essere umano.

E fai il cameriere, l’assicuratore
Il campione del mondo, la baby pensione
Fai il ricco di famiglia, l’eroe nazionale
Il poliziotto di quartiere, il rottamatore
Perché lo fai?

Nel brano Una vita in vacanza, invece si concentrano di più sul rapporto tra l’esistenza dell’individuo e il proprio lavoro, andando ad analizzare il rapporto ontologico che c’è tra queste due nozioni, pur richiamando sempre il tema del tempo libero e della noia, visti dal mondo industrio-capitalistico come qualcosa di negativo o –con ancor più forza, forse –come l’intermezzo tra due periodi lavorativi, il momento di pausa dalla vera essenza dell’uomo: il lavoro.

Per un mondo diverso
Libertà e tempo perso
E nessuno che rompe i coglioni
Nessuno che dice se sbagli sei fuori, sei fuori, sei fuori, sei fuori, sei fuori

Il rapporto tra l’individuo e il proprio lavoro

Georg Wilhelm Friedrich Hegel e Friedrich Nietzsche sono due filosofi tedeschi del diciannovesimo secolo tra i più importanti e famosi nella storia della filosofia occidentale, i cui pensieri apparentemente non hanno alcuna rassomiglianza. I due hanno una visione del lavoro diametralmente opposta, entrambe che si richiama all’ambivalente visione che ha Aristotele del lavoro pratico.

Il primo ritiene che il lavoro risponda a quell’appetito che la coscienza ha per le cose del mondo dando luogo ad un interminabile ciclo per cui alla soddisfazione di un desiderio ne succeda immediatamente uno nuovo. Illustrando la dialettica servo-padrone egli mostra come il lavoro sia un processo di liberazione per il servo sia dalla paura nei confronti del padrone sia dal desiderio trattenuto, permettendogli di mutare il suo rapporto con la natura. In semplici parole si può dire che Hegel concepisce il lavoro come l’essenza dell’individuo, come strumento di realizzazione e libertà, o come lo definisce Marx un “divenir per sé dell’uomo nell’alienazione”.

Proprio per questa visione estremamente positiva che Hegel ha del lavoro sarà criticato dal suo allievo indiretto Karl Marx, che invece coglie il lato negativo del lavoro e sostiene che esso sia semplicemente alienazione e sottomissione alle logiche industrio-capitalistiche, da cui solo con la rivoluzione del proletariato, dei “sottomessi”, ci si potrà liberare.

Nietzsche dal canto suo ha una visione completamente opposta. Egli non sottolinea né la realizzazione a cui conduce il processo lavorativo né l’alienazione dell’individuo, ma si concentra maggiormente su un tema che a Lo Stato sociale sta particolarmente a cuore, ossia come viene impiegato il tempo libero.

Egli parte dal presupposto che il lavoro non sia la forza che plasma la natura a immagine dell’uomo e dunque non lo ritiene un elemento essenziale per la vita dell’uomo e per la sua educazione, come invece sostengono Hegel e Marx. Il lavoro, dice Nietzsche, e in particolare la dedizione completa al lavoro, è un primitivismo e un vizio borghese che porta quasi a vergognarsi del proprio riposo e del proprio tempo libero. Anzi gli effetti negativi del lavoro si ribaltano proprio sul tempo libero, portando a scegliere svaghi e piaceri semplici e rozzi, allontanandosi dalla riflessione e dalla contemplazione nate dalla noia, dall’illustre otium oraziano, e dallo spirito essenziale nell’essere umano, ossia il dionisiaco nietzschiano.

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

Vivere per lavorare
O lavorare per vivere

La domanda finale che si pone Lo Stato sociale è proprio questa: si vive per lavorare o si lavora per vivere? Queste due visioni possono prescindere l’una dall’altra?

Questa è una questione molto complicata e che probabilmente non ha una risposta univoca e soddisfacente. Entrambe le posizioni sono proprie della società in cui viviamo, pur la seconda essendo un richiamo ad una società preindustriale e precapitalistica e la prima prettamente della contemporaneità. Vivere per lavorare può essere considerata una posizione aberrante, eppure vi sono numerosi casi in cui questo accade: inoltre potrebbe rappresentare un connubio felice tra il proprio lavoro e la propria vita non lavorativa oppure al contrario un’esistenza non vissuta al di fuori del proprio lavoro. La seconda visione invece rappresenta la condizione del maggior numero di persone, le quali spesso si trovano nella necessità di lavorare per vivere -o sopravvivere.

Probabilmente non vi è una posizione più corretta dell’altra: vi è la semplice consapevolezza che nel mondo contemporaneo è difficile prescindere da questo. Lo si può accettare appoggiando la tesi positiva di Hegel oppure le criticità di Marx. O lo si può negare e accogliere il pensiero dell’otium di Nietzsche, intraprendendo una strada molto più complicata. A ognuno la propria scelta.

 

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