Vite parallele: cinque donne raccontano la loro Shoah, sulle parole di Anna Frank

#AnneFrank-Vite parallele è un docu-film, in uscita a Novembre 2019, che racconta le testimonianze di cinque donne, deportate nei campi di concentramento. Storie che prendono vita su un cimelio delle memorie del mondo: il Diario di Anna Frank.

12 giugno 1929. Annelies Marie Frank, conosciuta in tutto il mondo come Anne Frank, nasce a Francoforte, come secondogenita di Otto e Edith Holländer. Una bambina che, con i suoi soli sedici anni di vita, diventerà il simbolo degli orrori della Shoah, grazie alle memorie conservate nel famoso Diario. E oggi, nel novantesimo anniversario della sua nascita, Sabina Fedeli e Anna Migotto hanno deciso di renderle omaggio, con un docu-film firmato 3D Produzioni e Nexo Digital. Ma #AnneFrank-Vite parallele non vuole celebrare solo Anna, portavoce del genocidio. Il film nasce per ricordare tutte le vittime dell’Olocausto, tutti i nomi andati perduti. Infatti, accanto alle parole del Diario, si intrecciano altre cinque storie di bambine deportate nei campi di concentramento. Storie che per decenni sono rimaste nell’ombra, ma che devono essere ascoltate e ricordate. Adesso più che mai.

#AnneFrank-Vite parallele (da Nexo Digital)

#AnneFrank-Vite parallele: Helen Mirren ci guida attraverso i ricordi della Shoah

La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta.”- dal Diario di Anna Frank

Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss, Andra e Tatiana Bucci. Cinque nomi, cinque storie da raccontare. Arianna, a soli undici anni, venne deportata alla Risiera di San Sabba, poi ad Auschwitz-Birkenau e infine a Bergen-Belsen dove, ormai in fin di vita, venne salvata dagli alleati. Sarah, autrice del libro Chassez les papillons noirs (Cacciate le farfalle nere, racconto di una sopravvissuta dei campi di morte nazisti) come Arianna compì la “marcia della morte” verso Bergen-Belsen, ma fortunatamente riuscì ad essere liberata. Helga, oggi una nota artista ceca, trascorse tre anni nel campo di concentramento di Terezin, dove disegnò la violenza dell’Olocausto. Andra e Tatiana, deportate ad Auschwitz quando avevano solamente 4 e 6 anni, sopravvissero perché scambiate per gemelle. Racconti di bambine, di donne, che hanno vissuto la tragedia della Shoah e che conoscono l’importanza di raccontare, di denunciare e tramandare le spaventose memorie del passato, per poter preservare il futuro. “Perché solo ora ho deciso di pubblicare queste pagine che da decenni giacciono in un cassetto? Affinché una voce in più, quella di una bambina deportata a undici anni, si unisca alle tante che con le loro sofferte memorie vogliono contrastare chi osa, mentre alcuni dei sopravvissuti sono ancora in vita, minimizzare, addirittura negare, quanto accaduto. Chi alzerà la propria voce indignata, offesa, quando fra non molto non ci sarà più alcun testimone?” scrive Arianna Szörenyi. E a ragione. Infatti, ora più che mai, si sente il bisogno di ricordare. Ora che i testimoni dell’Olocausto, i sopravvissuti della Shoah, ci stanno lasciando. Ora che, nonostante le innumerevoli voci del passato, qualcuno prova ancora a negare quanto è successo. Ora che queste atrocità rischiano di ripetersi. Ed è proprio questo, l’importanza dalla memoria, del ricordo, il messaggio che vuole trasmettere Helen Mirren, Premio Oscar per The Queen. È proprio lei, infatti, a guidarci alla scoperta delle storie di queste ragazze, che prendono vita attraverso la lettura del Diario di Anna. Un filo conduttore che lega le vicende affrontate dalle bambine, gli orrori che non vanno dimenticati.

Helen Mirren in #AnneFrank-Vite parallele (da Libreriamo)

Il Diario

Il Diario di Anna Frank è una raccolta di scritti redatti, tra il 1942 e il 1944, da Annelies Marie Frank. In realtà, più che di un unico Diario, bisognerebbe parlare di Diari, dato che l’opera conta diverse versioni. Anna, infatti, iniziò a scrivere i propri pensieri il 12 giugno 1942, componendo una serie di quadernetti di carattere puramente personale, dove raccontava le emozioni quotidiane. Solo nel ’44, in seguito all’appello di Radio Orange, che invitava i cittadini a scrivere le proprie memorie per poterle pubblicare dopo la guerra, il Diario assunse un fine editoriale. Anna iniziò così una revisione degli scritti, conferendo ai quaderni un carattere maggiormente narrativo e più adatto alla pubblicazione. Una revisione che in realtà sarà terminata dal padre Otto, anni dopo la fine della guerra. Il racconto di Anna si interrompe infatti al 1º agosto 1944, tre giorni prima dell’arresto e della deportazione, che la porterà alla morte per tifo nel campo di Bergen-Belsen. Le memorie di Anna sono diventate una delle più importanti testimonianze delle violenze subite dagli ebrei durante l’occupazione nazista. Il simbolo del dolore e della crudeltà della Shoah. Un orrore che emerge dalle parole di una bambina, che, nonostante la terribile realtà quotidiana, non perde la speranza e la voglia di vivere. “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere” scrive Anna, quasi adolescente “Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora”. Parole dolci e sincere, scritte con la speranza di un futuro migliore. Una speranza che non dobbiamo dimenticare. Come non dobbiamo dimenticare la storia di Anna e delle migliaia di donne, uomini e bambini che hanno vissuto le atrocità dell’Olocausto.

Anna Frank (da Il Fatto Quotidiano)

Camilla Cavalli

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