Il Superuovo

Videodrome: il film capolavoro di Cronenberg continua a confermarsi attuale, nonostante i suoi 40 anni

Videodrome: il film capolavoro di Cronenberg continua a confermarsi attuale, nonostante i suoi 40 anni

Come è cambiato il nostro rapporto col mondo circostante con l’avvento dei social network e dell’immagine multimediale?

 

Il genio visionario di David Cronenberg riesce a immaginare, quasi 40 anni fa  attraverso un’estremizzazione tipica del suo cinema, un mondo in cui il corpo scompare e si trasforma in immagine.

 

Realtà o finzione. Cos’è meglio?

Videodrome è un film del 1983 diretto da David Cronenberg. La trama parla di Max, il proprietario di una TV via cavo che trasmette spesso contenuti pornografici e violenti. Un giorno si imbatte per caso nel segnale pirata di Videodrome, un canale streaming illegale che trasmette solo scene di violenza e torture. Attraverso frequenze che causano tumori, lo scopo originario di Videodrome è quello di uccidere tutte le persone “malate” che guardano determinati contenuti.

Già da questo incipit si potrebbe pensare che il film tratti dell’esagerata violenza che viene trasmessa in TV e in generale nei mass media, ma in realtà è molto di più. La trama è un pretesto usato da Cronenberg per introdurre un tema che oggi nel 2020 è più attuale che mai. Il valore dato ai media (i social) nella nostra società ha raggiunto livelli inimmaginabili. Si dà più importanza alla propria immagine social piuttosto che alla vita vera, come nel film in cui le immagini trasmesse dal televisore diventano palpabili e quasi più reali del realtà. Max gode più nel rapporto che ha con l’immagine di Nicky (la sua donna) proiettata da un televisore, che in un vero rapporto carnale con lei; emblematica la scena delle sue labbra che prorompono dallo schermo televisivo e Max che quasi entra dentro di esse. Oppure la scena in cui, attraverso il casco datogli da Convex (il proprietario di Videodrome), Max ha un’esperienza virtuale in cui prova maggior godimento frustando Nicky trasformata in uno schermo televisivo che la trasmette. Max non interagisce con una donna ma con la sua immagine. L’orgasmo, e più in generale il godimento, non pretende più il contatto fisico con la persona ma diventa una esperienza mentale, sotto forma di percezione.

L’immagine multimediale è la “nuova carne”

Tutto ciò che accade a Max sarà costantemente in bilico tra realtà e allucinazione, tra verità e finzione, lo stesso oblio che c’è tra la vita vera e l’illusione del piacere dato da Videodrome, verso il quale Max sarà sempre più orientato. Questa situazione porterà a delle mutazioni del suo corpo (lo squarcio sulla pancia e la mano-pistola) segno che questo si sta trasformando in qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. Nel finale tanto delirante quanto perfetto Max rivede Nicky sempre all’interno di uno schermo televisivo che gli dice di uccidere la sua vecchia carne (il suo corpo fisico) per diventare “nuova carne”, immortale, ossia l’immagine che sostituisce il corpo, concetto attualissimo: chi di noi non lascia ogni giorno una propria immagine (talvolta anche non veritiera) sui social? Qualcosa che va oltre la fisicità individuale del proprio corpo, diventando “nuova carne”. Così come il personaggio di Brian (brain) Oblivion (oblio): esso appare nel film solamente sotto forma di immagine televisiva, essendo egli stesso morto a causa del tumore causato dalle frequenze di Videodrome. Registrato su cassetta, ha creato un’immagine che sopravvive alla carne e diventa, sotto un certo punto di vista, immortale.

Lo schermo come occhio della mente umana

Lo schermo diventa parte della struttura del cervello umano, tutto ciò che ne vediamo all’interno è un’esperienza reale, e la realtà diventa meno interessante dello schermo. La percezione virtuale della realtà ha tolto spazio al mondo fisico (uccidi la vecchia carne per quella nuova). Basterebbe sostituire la parola televisore con smartphone per rapportare il film al mondo contemporaneo. Ormai si preferisce la bella e comoda finzione di Instagram o altri social, dove è facile mostrarsi per ciò che non si è, per accumulare consensi e goderne, piuttosto che buttarsi nel mondo reale e mettersi veramente in gioco. Ma così come le sensazioni, belle o brutte che siano, sembrano reali, anche gli effetti che hanno sulla persona lo sono (nel film sotto forma di tumori), come l’ansia e la dipendenza da social che dilagano in molti di noi. Perdere followers per alcune persone equivale quasi e perdere degli amici veri, il like diventa una forma di accettazione sociale e appagamento. È così che il mondo civilizzato sta abbandonando il contatto fisico per entrare in quelle scatole luminose che sono gli smartphone, e si è giunti nell’era dove apparire conta molto più che essere.

Questo potrebbe sembrare il solito attacco al mondo dei social, ma non è così. Io stesso vi parlo attraverso i media e solo un’idiota non vedrebbe gli infiniti benefici che essi comportano. Il mio è più che altro un invito a comprenderli, usarli come estensione e non farsi fagocitare da un mondo che solo all’apparenza sembra più bello di quello vero.

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