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Il Black Friday è l’apoteosi del capitalismo? Analizziamone le origini con Marx e Weber

Il Black Friday è l’apoteosi del capitalismo? Analizziamone le origini con Marx e Weber

Il Black Friday è il simulacro del capitalismo? Ma quali sono le origini dello spirito capitalista? Ce lo spiegano Marx e Weber. 

Marx e Weber sono i due pensatori che più hanno insistito sulle origini del capitalismo. Si tratta di due pensatori agli antipodi: da un lato un esponente del collettivismo metodologico, dall’altro un fautore dell’individualismo. Benché diverse siano anche le prospettive da cui partono per l’elaborazione del loro contributo, il loro pensiero sul capitalismo è di un’attualità disarmante tanto da rendersi capace di spiegare l’istituzione di una giornata come il Black Friday.

 

Il Black Friday e lo spirito capitalista

Se Marx se fosse vissuto ai tempi del Black Friday probabilmente l’avrebbe definito come quel giorno celebrante il rafforzamento dei rapporti di potere e il consolidamento dello status quo della gerarchia di classe. Adottando una chiave analitica neutra è innegabile che il Black Friday incarni gli ideali di una società consumista e del consumismo stesso; consumismo che viaggia sui binari appostigli dalla mentalità capitalista. Non è un caso che, di fatti, il venerdì nero nasca negli Stati Uniti, culla di quello smanioso e confuso spirito consumista, che negli anni Cinquanta ha per primo invaso le fila dei grandi centri commerciali americani quando ancora in Italia e più in generale in Europa regnava l’esaltazione del prodotto artigianale unico. A poco tempo di distanza quello spirito consumista ha toccato le sponde del Vecchio Continente riscuotendo da subito un successo senza eguali. Si pensi che in Italia di anno in anno ha subito un incremento del 55% delle vendite e quest’anno, complice il lockdown, ha raggiunto numeri mai visti prima. Ed ecco che paradossalmente lo spirito consumista è stato oggetto di un flusso migratorio dal Nuovo al Vecchio Continente allo stesso modo in cui quello capitalista è migrato dall’Europa agli Stati Uniti.

 

Il capitalismo nel pensiero di Marx

Abbiamo detto che lo spirito consumista affonda le radici nello spirito capitalista. Ma quali sono le origini del capitalismo? Gli autori che meglio hanno saputo rispondere all’interrogativo sono Marx e Weber, rispettivamente esponenti del collettivismo e dell’individualismo metodologico. Analizziamo per primo il pensiero di Marx.

Abbiamo detto che Marx si configura come uno dei maggiori esponenti del collettivismo metodologico. Scendendo nei dettagli, dobbiamo a Marx l’elaborazione del materialismo storico, con il quale ha profondamente mutato la teoria sociologica tanto da essere definito “il Galileo del mondo morale”. Ma cosa si intende per materialismo storico? Utilizzando le parole pronunciate nell’Ideologia tedesca il materialismo è quella concezione per cui “ciò che gli individui sono dipende dalle condizioni materiali della loro produzione”, mentre per storico si intende quell’approccio antropologico che poggia sugli “uomini […] nel loro processo di sviluppo, reale ed empiricamente constatabile, sotto condizioni determinate”. Ora, queste definizioni sono funzionali ad una corretta analisi dello sviluppo storico del capitalismo. Per Marx forze e rapporti produttivi danno luogo alla struttura, fondo della società; la sovrastruttura è invece la proiezione illusoria di tutti gli elementi che caratterizzano la struttura, la “falsa coscienza” dei rapporti di produzione. Nella storia vige da sempre il conflitto tra borghesia e proletariato, ed è in questo antagonismo tra i detentori dei mezzi di produzione e i detentori della prole che si colloca l’origine del capitalismo.

 

 

Il capitalismo nel pensiero di Weber

Se per Marx le origini del capitalismo stanno nei rapporti di produzione esistenti tra le due classi antagoniste, borghesia e proletariato, per Weber le radici dello spirito capitalista sono da ricercare nell’agire imprenditoriale che appartiene all’attore, il capitalista. Già da questa definizione si scorge un rovesciamento d’ottica che colloca il pensiero di Weber non più tra gli esponenti del collettivismo metodologico come Marx bensì tra i pensatori dell’individualismo metodologico. Vale a dire, gli studi sociali si servono frequentemente di concetti collettivi (per esempio stato, società, rivoluzione), quello che distingue un individualista da un collettivista sta nella realtà effettiva che fa corrispondere a tali concetti. Come abbiamo visto con Marx, per i collettivisti tali concetti incarnano entità reali e concreti. Al contrario per gli individualisti quel che c’è dietro sono solo le azioni degli individui, i quali agiscono sulla base di proprie considerazioni.

Questa premessa è funzionale ad innescare quel cambiamento d’ottica rispetto alla prospettiva di Marx che contraddistingue il pensiero individualista di Weber. Ora, risulta dunque possibile riportare le parole che meglio sintetizzano le origini del capitalismo per Weber:

Ci troviamo davanti al capitalismo là dove, in un’economia di produzione, il soddisfacimento di un gruppo umano si fa tramite l’impresa, poco importa quale sia la natura dei bisogni da soddisfare; e, specialmente, l’impresa capitalistica razionale, è un’impresa che comporta un calcolo dei capitali, cioè un’impresa di produzione che controlla il rendimento col calcolo, grazie alla contabilità moderna e all’impostazione di un bilancio […].

(cit. in Rutigliano, Teorie sociologiche classiche, Bollati Boringhieri, p. 204)

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