Vi raccontiamo l’origine dell’arte di Egon Schiele, che deriva dal disturbo ossessivo compulsivo

Il DOC è un disturbo che si caratterizza per la presenza di pensieri, azioni e comportamenti ricorrenti; vediamo in che modo dalla patologia si crea arte.

Egon Leon Adolf Schiele (1890-1918) è considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte figurativa del Novecento. Sotto la guida di Gustav Klimt, di cui era allievo, entra in contatto con il movimento della Secessione Viennese, peculiare per la sua volontà di staccarsi dal rigore di stampo prettamente classico imposto dall’Accademia delle Belle Arti. Come spiega il Manifesto di questa tendenza, la Secessione non mira a rivoluzionare l’arte in sè, quanto a scavare in essa una piccola nicchia che promuova l’uso dei colori per portare fuori l’interiorità dell’uomo che la crea e ne diventi quindi espressione impressa nella tela.

Anatomia di un’ossessione

Già dalla nascita la vita di Schiele non si prospetta esattamente rose e fiori : venuto alla luce in una stazione ferroviaria a Tulln, comincia a conoscere il mondo a partire dal suo lato più duro. Da una parte una società fiorente che si prepara alla Secessione, in toto disposta ad un confronto aperto su temi quali la psicologia, la pittura e la letteratura, dall’altra la sua esistenza orientata ad una oscura malinconia, segnata già in tenera età dalla convivenza con la malattia mentale del padre. E’ infatti in seguito al trauma della morte di quest’ultimo per sifilide che inizia a formarsi in lui una sorta di interesse morboso per il corpo umano e per l’erotismo. Di certo non sfugge il nesso con la sfera sessuale: la sifilide è un’infezione causata dal batterio Treponema Pallidum, contratta a seguito di rapporti, per così dire, ‘biblici’. Incoraggiato da Klimt e dall’interesse condiviso per le rappresentazioni del corpo e della sua nudità, la sua attenzione morbosa trova sfogo in rappresentazioni di nudo decisamente inconvenzionali. Il corpo umano e la sua raffigurazione lo ossessionano a tal punto da produrre in circa un decennio, circa 300 opere e qualcosa come 3000 schizzi su carta, tra i quali spiccano per maggioranza numerica i suoi autoritratti. Il suo stile peculiare è nevrastenico, intriso di particolari che rivelano la dimensione dell’interiorità dell’artista; egli emerge dalla concezione introspettiva dei corpi, dal suo tratto nervoso che sembra plasmarli, come una specie di Demiurgo, facendogli acquisire le posizioni più contorte. La tensione che regge i tratti sottili, traspare attraverso i tendini, le vene e le arterie, perfettamente visibili, nonostante la loro teorica posizione sottocutanea. Si può dire che l’uomo rappresenti se stesso attraverso la pittura e che la pittura sia effettivamente l’uomo che la crea. Mai come altri autori, Schiele riesce a far emergere il proprio Io fino ad imprigionarlo tra le trame delle sue tele .

Il Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

Il meccanismo malato di cui si serve il DOC nelle sue perversioni, si basa sull’ Attenzione  Selettiva, una sorta di loop di pensieri supportato dalla teoria secondo cui l’uomo è più incline a ricercare informazioni che tendano a confermare le sue credenze, piuttosto che a sfatarle. Quindi la ricerca costante diventa gradualmente più intensa e fa sì che a livello cosciente rimangano maggiormente a disposizione e quindi reperibili, pensieri della categoria per la quale siamo fissati.  Il DOC si struttura in Ossessioni e conseguenti Compulsioni. Le prime sono impulsi, immagini, pensieri persistenti che suscitano una certa dose di ansia o disgusto nella persona in questione ; le seconde sono i derivati comportamenti ripetitivi di pulizia, controllo, ordine etc. Costituiscono una patologia nella misura in cui la routine cede il posto alla dimensione del rituale che quindi impedirebbe la normale vita di qualsiasi persona. Per diagnosticare il DOC servono dei criteri specifici, tra cui l’impiego di un tempo considerevole che viene sprecato in attività tanto rigide da non consentire che la persona si apra a orizzionti di tipo sociale. La tendenza all’isolamento e crisi di ansia o panico sono possibili nel caso in cui avvenga la rottura degli schemi ossessivo-compulsivi; così facendo viene a mancare un tassello fondamentale nel castello di carte che costituisce la fragile coscienza della persona e la sicurezza che si trova nella ripetitività delle azioni crolla, mattone dopo mattone.
Altre disordini sulla stessa scia del DOC sono ;
Tricotillomania : l’impulso a strapparsi compulsivamente i capelli;
Hoarding Disorder : il disturbo di accumulo compulsivo ;
Skin-picking disorder: il disturbo da escoriazione ;
Dismorfofobia : la preoccupazione esagerata per la forma del proprio corpo, tavolta per dettagli infimi.
Egon Schiele,Quell’arancia è stata l’unica luce,1912

L’Io emerge attraverso l’Arte

Come già accennato, Schiele nutriva più di un forte interesse per il corpo e la sua natura sessuale. Ora, di sicuro non gli venne diagnosticato il DOC, tuttavia ne suggeriscono la presenza l’utilizzo ricorrente delle medesime immagini e lo scopo quasi terapeutico della pittura, come egli stesso testimonia riguardo il dipinto Quell’arancia è stata l’unica luce (1912), di cui scrive, dal Diario del carcere :  […] la piccola macchia colorata mi ha fatto un bene indicibile. Il legame che si crea tra artista ed opera si arricchisce di una certa reciprocità leggermente malata; il pittore usa l’arte per manipolare la sua ossessione e da questo trae sicurezza e giovamento, mentre l’arte assorbe il fascino dei turbamenti del suo creatore e sfiora la genialità. L’innegabile parallelismo tra la sua vita e le sue rappresentazioni ci fa apparire quest’ultime come una sorta di diario illustrato che mette noi a contatto diretto con la sua intimità. C’è questo aspetto peculiare che accomuna tutte le forme di espressione dell’umano; dalla pittura alla musica, fino alla letteratura, spesso ciò che rende grande un autore è la capacità di portare all’esterno la propria interiorità, per quanto turbolenta. Forse è un modo per convivere con le proprie inquietudini e affrontarle, o forse serve a cercare disperatamente un sostegno nella realtà quando la mente può trarre in inganno, chi può dirlo? Le immagini che scegliamo per rappresentarci  parlano e raccontano la nostra storia, allo stesso modo il comportamento e l’organismo riflettono ciò che succede nella nostra testa, e chi riesce a leggerne il significato ha in mano un potere immenso, radicato nella comprensione, nell’umanità e nel rispetto dell’altro.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: