Ecco come Aristotele e gli stoici avevano previsto due modi probabili in cui potrebbe finire l’universo

Esame di alcuni tratti delle due discipline filosofiche in parallelo a due teorie molto gettonate dagli studiosi riguardo la fine dell’universo

L’uomo vive tutta la propria esistenza dentro una bolla sottilissima. Il nostro mondo ci sembra molto grande, eppure basta guardarlo dalla Luna per accorgersi di quanto sia infinitesimo, di quanto l’atmosfera sia sottile rispetto all’immenso universo circostante. Alla maggior parte delle persone non capita certo tutti i giorni di pensare a cosa ci sia fuori dal pianeta Terra, a volte ci si dimentica quasi di vivere su un granello di polvere in balia del grande ordine delle cose. Eppure, come sempre la scienza ci dà grandi lezioni di vita, e porci sempre delle domande, anche sull’universo, ci rende più consapevoli, e anche più maturi.

Oggi la domanda è questa: l’universo finirà? Quando? E come? Si tratta di interrogativi che possono spaventare a pensarci, e che forse non trovernno mai una risposta. Due cose sembrano certe: che l’universo sia in espansione non solo continua, ma addirittura accelerata, e che la sua fine avverrà tra molto, molto tempo. Con i suoi 13,5 miliardi di anni, è in realtà straordinariamente giovane, e c’è chi stima la sua possibile “morte” tra 1.000.000.000.000.000 di anni! Sembra proprio eterno rispetto a noi, eppure non può continuare ad espandersi per sempre, non senza conseguenze.

Le ipotesi su come possa finire l’universo sono principalmente due, e ciascuna gode di molto seguito. Ma ciò che è davvero affascinante è che se guardiamo indietro nel tempo vediamo che alcune filosofie antiche avevano già, sotto certi aspetti, “intuìto” questi due possibili scenari, più o meno consapevolmente. Lo spirito di osservazione degli antichi ancora una volta ci lascia senza parole, ed è come se queste due teorie portassero da sempre nell’immaginario umano.

Il dio aristotelico e lo stato di massima entropia

Secondo Aristotele, è bene precisarlo fin d’ora, l’universo è eterno, in quanto “continua per sempre a desiderare la forma divina.” Tutto aspira a dio, e cerca di comportarsi come lui, che risiede nell’ultima sfera celeste, senza mai raggiungerlo. Ma non è tanto questo che ci interessa, quanto la visione di dio e di quest’ultima sfera celeste. Secondo Aristotele, oltre la Luna si squadernano sette cieli, che ruotano singolarmente e sono puri, incorruttibili (a differenza del mondo, che è transeunte e destinato al continuo mutamento). Tuttavia, solo il cielo di dio è immobile, in quanto è il più puro di tutti, eterno ed immutabile (in quanto dio, compiuto in se stesso, è felice in sé stesso senza mancanza).

Torniamo ora all’universo per come ce lo descrive la scienza: dicevamo essere in continua espansione. L’espansione è dovuta alla forza del Big Bang, che continua a “premere” sui suoi confini. Questo significa che le galassie si stanno allontanando, a velocità vertiginose per noi. Tra molti milioni di anni un ipotetico uomo del futuro guarderà un cielo notturno assolutamente vuoto, senza stelle e con una luna sempre più lontana!

Espandendosi, l’universo si raffredda sempre di più, fino alla dispersione degli atomi. In un giorno lontanissimo nel tempo, persino i componenti subatomiche si “spegneranno”, e l’universo toccherà lo zero assoluto di temperatura e la cristallizzazione della materia, la quale non disporrà più di energia: questo stato viene definito “massima entropia dell’universo“, dove nulla si muove e nulla cambia, per sempre. Un po’ come il dio aristotelico.

Lo stoicismo e la teoria del “grande rimbalzo”

Lo scenario di massima entropia, anche se noi non saremo certo vivi per vederlo, è piuttosto “triste” da pensare: un eterno stato di oscurità e di gelo cosmico. Eppure non è l’unica strada. Già gli stoici avevano elaborato una teoria ciclica dell’universo. Secondo la fisica stoica, un giorno i pianeti si allineeranno in un modo tutto particolare, e ciò causerebbe una vera e propria  deflagrazione dell’universo. A questo gigantesco evento apocalittico, però, seguirebbe un nuovo inizio: tutto verrebbe ricreato da capo.

Addirittura, secondo gli stoici, si potrebbe parlare non di un nuovo inizio, ma di un “vecchio inizio“: al principio di ogni ciclo cosmico, infatti, si rigenereranno sempre le stesse identiche cose, eventi e addirittura persone! Insomma ogni uomo, pietra o insetto mai esistito ritornerà in eterno. Ed è sulla base di questa suggestiva prospettiva che arriviamo a parlare della teoria del “grande rimbalzo“.

Secondo gli studiosi, l’universo potrebbe comportarsi proprio come un elastico: una forza originale lo ha fatto espandere enormemente, ma presto o tardi questa spinta finirà e la forza di gravità (che tiene unite tutte le cose nell’universo) tornerà a restringere il cosmo sempre di più, fino a ritornare all’origine, al punto di partenza. Immaginate tutto l’universo contenuto in un punto: la pressione sarebbe così forte e instabile da dare forse origine ad un nuovo Big Bang, e quindi ad un nuovo inizio.

Anche se è improbabile che, come affermavano gli stoici, ogni cosa riapparire nello stesso modo, si tratterà comunque di una rinascita che, per quel che sappiamo, potrebbe rinnovarsi in eterno, come se l’universo fosse un grande cuore pulsante. Ci avete mai pensato? Questo potrebbe non essere l’ultimo universo….e nemmeno il primo, perché questo processo potrebbe essersi perpetuato già un’infinità di volte prima di noi!!

In conclusione

Queste teorie sono pur sempre grandi supposizioni: non c’è nulla di certo. Sappiamo ancora pochissimo del nostro universo, di come funziona e di quale sia il suo destino. Anche nel migliore dei casi, non rispondono inoltre alla domanda di “come si sia originato il primo universo”, perché per noi è difficile pensare a qualcosa che si origini dal nulla.

Tuttavia rispecchiano, in fin dei conti, due modi molto propri di ragionare, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista umano: a volte tutto sembra finire irrimediabilmente, altre siamo spinti a pensare che dopo ogni fine ci sarà forse un nuovo inizio, e che nulla è per sempre, ma nulla finisce per sempre. E come al solito l’eccezionale empirismo degli antichi aveva intuito questi meccanismi molto prima della “scienza esatta”.

 

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: