Venezia: come il bias della disponibilità e la ricerca di coerenza portano alla polemica

L’effetto congiunto di processi psicologici come bias della disponibilità, associazioni e ricerca di coerenza crea terreno fertile per la nascita della polemica. L’acqua alta a Venezia è l’esempio lampante di questo processo nocivo per l’opinione pubblica ma soprattutto per le vittime.

 

IL FATTO

Venezia, 13 novembre 2019, la città registra il picco massimo del livello della laguna sul livello medio del mare. Due persone sono morte a causa dell’acqua alta, i mosaici della basilica di San Marco sono stati danneggiati e il web è ormai saturo di immagini in cui si possono solamente scorgere gli immensi danni (stimati per qualche decina di milioni di euro). L’impatto economico dell’evento è prevedibile in maniera a dir poco semplice, non è altrettanto semplice pensare a come i veneziani lo stiano vivendo emotivamente, neppure le loro testimonianze possono aiutare, il governo, dal canto suo,  ha stanziato venti milioni di euro in loro aiuto. Figure politiche di spicco hanno espresso la propria opinione sul tema. Matteo Salvini ha proposto un emendamento da cento milioni di euro da destinare alla manutenzione annuale del Mose, un’imponente opera ingegneristica che, una volta completata, proteggerà Venezia dall’acqua alta. Un certo giornalismo di sinistra accusa il centro-destra di aver permesso che miliardi di soldi pubblici siano stati spesi per un’opera che non è ancora stata completata. Vengono ricordati gli arresti, successivi all’inchiesta della guardia di finanza (2014), che hanno portato in carcere ventiquattro persone tra amministratori e dirigenti.

La polemica cresce e il benessere dell’opinione pubblica scende vertiginosamente.

IL BIAS DELLA DISPONIBILITÀ

Il bias della disponibilità è un escamotage cognitivo che il nostro cervello utilizza per risparmiare energie quando deve produrre un giudizio sul mondo. Un evento emotivamente rilevante, come l’acqua alta, può fissarsi nella nostra memoria e acquistare “punti” in accessibilità (spinto dall’incessante fiume in piena che sono le notizie giornalistiche e i post sui social network). L’accessibilità è la capacità di un pensiero di emergere più o meno frequentemente alla coscienza, l’emersione può essere cronica o temporanea. Un esempio di accessibilità cronica può essere la credenza da parte di un medico che le malattie da lui curate siano molto più frequenti di ogni altra.

L’episodio di questi giorni a Venezia è il perfetto esempio per il concetto di accessibilità temporanea. L’evento acqua alta si fissa massicciamente nella memoria, grazie all’impatto emotivo che scaturisce, ed entra in gioco nella valutazione del mondo, per poi scomparire quando la copertura mediatica cessa. Di fronte a questa catastrofe la realtà perde in stabilità, in coerenza, ogni evento, anche innocuo, sembra catastrofico, abbiamo paura che l’accaduto si ripresenti, in forme diverse ma altrettanto tragiche, proprio al di là dell’uscio di casa nostra. La conseguenza inevitabile è la produzione di giudizi errati che non aderiscono alla realtà e ci portano ad agire in preda all’emotività.

LA NECESSITÀ DI COERENZA

Grazie alla grandissima capacità del cervello umano di creare associazioni tra concetti ed eventi, l’evento di Venezia rende accessibili le passate controversie giudiziarie, economiche e politiche riguardanti il Mose. La ricerca di coerenza tra eventi è la causa prima delle stesse controversie e polemiche. Alla base della percezione sociale, infatti, vi è la ricerca di coerenza, F. Heider costruì la teoria dell’equilibrio secondo la quale quando emerge incoerenza tra ciò che crediamo e il modo in cui si presenta la realtà, siamo portati a cercare attivamente informazioni che risolvano le incongruenze e rattoppino quei buchi che si sono creati. In una discussione, ad ogni livello, due interlocutori partono da presupposti diversi, da valori diversi, ed è compito di ognuno dei due   individuare quelli dell’altro, per poter instaurare un dialogo proficuo che possa persino portare entrambi a cambiare opinioni su diversi fronti. Quando li comprendiamo si risolve la dissonanza tra l’opinione contraria e la nostra in quanto si crea coerenza interna nell’interlocutore, l’opinione contraria stessa è coerente con il suo presupposto. Al contrario se l’individuazione dei presupposti altrui non avviene la tendenza sarà quella di risolvere l’incongruenza imponendo la propria opinione su ogni altra perché creduta massimamente coerente, inizia così il contrasto polemico. È fondamentale quindi in una discussione cercare la coerenza nell’interlocutore e non tra le diverse opinioni, queste infatti sono per loro stessa natura incongruenti e dissonanti.

LE CONSEGUENZE

In questo turbinio di opinioni, contrasti, attribuzioni di colpa e incapacità di trovare i presupposti del dire altrui, l’esame di realtà lascia il posto all’immaginazione di scenari irreali che tanto più si allargano quanto più prestiamo loro attenzione, il terrore per un’imminente catastrofe aumenta e il benessere psichico diminuisce. Le vittime subiscono le peggiori conseguenze di questo processo. Non solo sono le protagoniste di un’orribile tragedia, c’è molto di più.  In un primo momento sono messe sotto i riflettori di  giornali, televisione e social network per poi essere dimenticate quando la notizia ha perso il suo impatto emotivo.

“Passata è la tempesta:/Odo augelli far festa, e la gallina,/Tornata in su la via,/Che ripete il suo verso.[…] O natura cortese,/Son questi i doni tuoi,/Questi i diletti sono/Che tu porgi ai mortali./Uscir di pena/E’ diletto fra noi.”

Come scrisse il grande Leopardi, “Passata è la tempesta”  l’uomo, abbandonata la paura, fa un sospiro di sollievo ma i danni che essa ha provocato permangono, sia quelli emotivi che quelli materiali. Qual’è il migliore aiuto che possiamo dare ai veneziani colpiti dalla tempesta? Di certo non possiamo sommergerli di polemiche sterili dettate dalla sola emotività.

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