Il film “Cast away” tra Seneca e Pirandello: riappropriarsi di se stessi e del proprio tempo

Le sorti avverse di un naufrago insegnano a capire il valore del tempo che abbiamo e come spesso lo impieghiamo male

Chuck Noland (Tom Hanks) insieme al pallone “Wilson”, sua unica compagnia sull’isola deserta del film

Il film Cast Away, diretto da Robert Zemeckis, racconta la storia di un dirigente della compagnia internazionale di consegne FedEx, Chuck Noland, completamente dedito al lavoro e al successo professionale. Accade che durante la cena della vigilia di Natale egli decida di andarsene perché deve partire per effettuare alcune consegne in Malesia, ma durante il viaggio il suo aereo precipita. Chuck, unico superstite, è costretto a vivere su un’isola deserta per cinque anni, riscoprendo piano piano la sua umanità proprio dove dell’umanità non c’è la minima traccia.

In una scena del film Chuck Noland fa spedire un cronometro già azionato per rimarcare l’importanza del tempo

Il tempo è denaro (e non si ferma)

La vita di questo Robinson Crusoe dell’epoca del delivery, prima del naufragio, è apparentemente felice: ha un lavoro importante in un’azienda in espansione e una fidanzata (Kelly Frears) che ricambia il suo amore. La loro relazione però viene spesso sacrificata da Chuck per innumerevoli impegni professionali che lo portano a viaggiare in tutto il mondo, anche a Mosca in Russia. Il protagonista è davvero innamorato di lei, ma la sua vita è scandita costantemente dalla sua professione, che a sua volta è schiava del tempo, quella inesorabile e intangibile grandezza che non si ferma mai. Le lancette sono sempre in movimento, i numeri degli orologi digitali si susseguono senza sosta e ogni attimo perso è una sconfitta per un’azienda che vuole fare della puntualità delle consegne il suo marchio di fabbrica. In un film ricco di richiami interni come questo, si può notare un fatto importante: nei primi minuti non c’è una scena dove non compaia un orologio e, appena prima che Chuck parta per il suo tragico volo in aereo, la sua fidanzata Kelly gliene regala uno d’oro, di proprietà della sua famiglia e con una foto di lei dentro. Una volta che avviene il naufragio il protagonista va alla deriva su un canotto di salvataggio e, arrivato sull’isola che lo ospiterà per i futuri cinque anni, l’orologio di Kelly smette di funzionare. Il tempo si ferma, non ha più misura e la vita di Chuck inizia ad essere scandita da altri ritmi: la sopravvivenza, la richiesta di aiuto, la ricerca di cibo e di un giaciglio, l’accensione di un fuoco. Adesso è ad uno stato primitivo di umanità, lontano dalla civiltà e dalle abbondanti cene natalizie, però la sua vita non ha più quel guinzaglio o quello sprone che era stato il tempo fino a quel momento. Al centro delle sue azioni ora c’è lui e tutto accade in virtù sua, non di una grandezza che sfugge al controllo umano e che influenza ogni decisione. Da naufrago ha imparato che il tempo non è e non deve essere una gabbia né qualcosa contro cui combattere per garantire efficienza sul lavoro. Lontano da tutto e da tutti capisce quanto le priorità della sua vita siano state sbagliate e quanto abbia impiegato male i suoi giorni:  l’orologio d’oro ha smesso di funzionare, ma la foto di Kelly c’è ancora ed è l’unica cosa, insieme a un pacco della FedEx, che lo sprona a lottare per la vita e a non uccidersi per la disperazione. L’amore è più forte del tempo, è qualcosa di eterno che trascende il flusso continuo dei secondi. Infatti la fotografia è sempre così, ferma e immobile, mentre le lancette eccome se si muovono. Ma quando anche loro si fermano, allora Chuck capisce che avrebbe dovuto chiedere a Kelly di sposarlo e che quella cena di Natale sarebbe dovuto rimanere a casa con la famiglia.

“Il tempo è l’unica cosa che possediamo ma continuiamo a sprecarlo” – Lucio Anneo Seneca

Vindica te tibi

Chuck capisce dunque quale sia il valore del tempo e quanto importante sia l’uso che ne facciamo. Ciò che gli sta davvero a cuore, ciò che davvero gli ha permesso di rimanere vivo era stato subordinato a impegni che in realtà lo avevano distratto. Chuck aveva perso tempo e contemporaneamente ne era schiavo. Questi sono i due più grandi errori che un uomo possa commettere, come lo scrittore e filosofo latino Seneca ha voluto esprimere in una delle sue opere più importanti, il dialogo De brevitate vitae. In quest’opera il filosofo intende dimostrare come gli uomini in realtà posseggano una cosa sola, che è il tempo, l’unico bene che appartiene loro e che paradossalmente si ostinano a sprecare. Certo il tempo scorre senza sosta e per gli uomini è impossibile arrestarlo, ma ciò non vuol dire che non possiamo impiegarlo come meglio riteniamo. Non appena pensiamo al presente questo ci è già sfuggito di mano ed è proprio per questo che non dobbiamo sprecare tempo, perché è vero che ne abbiamo una piccola quantità ma è sempre abbastanza per chi sa usarlo nel modo giusto. Coloro che si lamentano che la vita dura poco o che vorrebbero vivere di più sono quelli incapaci di gestire il loro tempo e pieni di rimpianti per non aver fatto prima ciò che avrebbero voluto. Come sprecano questi il loro tempo? Impiegandolo in cose futili, prive di vero valore, delle distrazioni dalla vera pratica della vita. Queste preoccupazioni di scarso valore tengono occupati mente e corpo per una notevole quantità di tempo che poi non verrà mai restituito. Nella vita politica, in quella professionale o in quella familiare gli uomini si circondano di cose superficiali che loro stessi spesso si creano, a volte non sapendo come impiegare il tempo quando non sono impegnati in altre distrazioni. La soluzione è fermare tutto, fare ciò che davvero fa bene, vivere a pieno ogni istante. Vindica te tibi, dice Seneca con tono imperativo, cioè rivendicati a te stesso, riappropriati della tua vita che fino a qui hai sprecato per cose che non hanno valore, per preoccupazioni infondate. Ecco quello che ha saputo fare Chuck sull’isola deserta: liberarsi delle catene che il tempo e il suo lavoro gli avevano messo addosso distraendolo da ciò che, infondo, per lui aveva davvero valore: l’amore per la sua Kelly. Laddove tutto si è fermato e laddove la civiltà con le sue mille distrazioni si è azzerata del tutto Chuck ha saputo essere davvero Chuck.

Lo scrittore siciliano Luigi Pirandello (1867-1936) premio nobel per la letteratura nel 1934.

Vivere due volte

Ad un certo punto però una nave cargo trova Chuck in mezzo al mare che va alla deriva sulla sua zattera di fortuna. Adesso per lui è il momento di tornare alla sua vecchia vita, se non fosse che tutti lo hanno creduto morto. Non ha più un posto di lavoro e Kelly ha accettato con dolore la sua scomparsa e si è sposata, lei che è stata la ragione per cui ha lottato per continuare a vivere. Insomma, a tutti gli effetti per il suo vecchio mondo lui non esiste più. Reinserirlo a pieno titolo non è facile ma tutti i colleghi e gli amici ci provano e già iniziano di nuovo a scandire le sue giornate con appuntamenti fissati e scartoffie da firmare. Solo che è proprio Chuck che non riesce a reinserirsi. La sua vecchia vita gli sta stretta ora che ha capito cosa vale veramente per lui e, liberatosi dolorosamente anche di Kelly, riparte da zero, come se fosse rinato in quel momento. Non ci sono più orologi, solo aperta campagna e strade infinite davanti a lui, con numerose possibilità. Stessa sorte capitata al protagonista del famosissimo romanzo Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, nel quale si racconta di un uomo, Mattia Pascal appunto, che vive in a Miragno, in Liguria. La sua è la vita di una persona che si sente in trappola, ingabbiata dal lavoro e soprattutto da una famiglia che, tra lutti e incomprensioni, non fa altro che soffocarlo. Decide così di partire per l’America fermandosi prima per qualche giorno a Montecarlo, dove vince molto denaro giocando d’azzardo. Sulla via del ritorno scopre da un necrologio che al suo paese lo hanno creduto morto scambiando per lui un uomo che gli assomigliava e così inizia a diventare un morto vivente, un nato due volte, liberandosi delle sue prigioni della vecchia vita per iniziarne una nuova. Innanzitutto è interessante il fatto che sia Chuck sia Mattia siano creduti morti pur essendo vivi e che comunque entrambi, anche vivendo un’altra vita, tornino lo stesso nei luoghi della loro vecchia identità. Anche Mattia Pascal (diventato Adriano Meis) come Chuck non riesce del tutto a lasciarsi alle spalle gli affetti e per questo, dopo un’esperienza a Roma, torna a casa. Ma quando si accorge che tutti hanno continuato le loro vite senza di lui, definitivamente cancella la sua vecchia e vera identità, ogni tanto andando a visitare la sua tomba. La morte lo ha liberato da quelle trappole sociali come la famiglia e il lavoro che gli procuravano frustrazione e ricominciare diventa per lui la cosa più facile e immediata. Anche Chuck, senza rinunciare alla sua vera identità, a tutti gli effetti non esiste più. Anche lui, senza saperlo, era immerso in un vortice che ne condizionava le scelte e ha potuto accorgersene ed uscirne solo con l’apparente morte. Una volta tornati possono lasciarsi tutto alle spalle per aprirsi una miriade di porte e magari, ogni tanto, fare una visita alla loro tomba.

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