Van Gogh e la schizofrenia: un viaggio tra le piaghe della psiche

Vincitore della Coppa Volpi per il Miglior attore alla Mostra d’arte Cinematografica di Venezia, Willem Dafoe è Van Gogh nel film di Julian Schnabel Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità. 

 

Più che un film descrittivo delle opere e del percorso pittorico dell’artista, esso si presenta come un vero e proprio viaggio interiore, raccontando gli ultimi 10 tormentati anni di Vincent: dalla burrascosa amicizia con Paul Gauguin, fino al colpo di pistola che lo uccise a soli 37 annni.

Trama del film

Figlia di una non felice esperienza a Parigi, il pittore Vincent Van Gogh decide di recarsi a Arles, paesino di campagna ideale per la produzione di quadri a lui più congeniali. I cittadini, peró, lo considerano pazzo e lo maltrattano provocando al pittore dall’ animo irrequieto reazioni impulsive. Nonostante l’aiuto del fratello minore Theo, commerciante di quadri, Vincent non riesce ad avere successo continuando a restare nella sua povertà economica e relazionale. In seguito giunge ad Arles anche il pittore Paul Gauguin, inizialmente amico e sostenitore di Van Gogh, poi costretto ad abbandonare la casa gialla, in cui i due vivevano e lavoravano, in virtù delle differenti vedute. Da qui il protagonista si imbatte in una crisi emotiva che lo porta al fatidico taglio dell’orecchio e al conseguente trasferimento in un ospedale psichiatrico ove inizierà il suo percorso riabilitativo. 

 

Van Gogh: tra genio e folle

Di non facile lettura é l’associazione a Van Gogh delle locuzioni genio e folle. Il primo, considerato in termini utopistici e idealistici, é colui in possesso di quella speciale attitudine naturale atta a produrre opere di importante rilevanza artistica, scientifica, etica o sociale. Il secondo, invece, discriminato ed osservato come colui da non imitare, colui dal quale distanziarsi in quanto non congruo alle norme della società. Non sempre questa differenza si delinea tantoché, come per il pittore olandese, a volte risulta più interessante porsi nel mezzo, dissociandosi da tutti quei pregiudizi che ci portano inevitabilmente ad essere estremisti. 

 

Un’ipotesi convincente riguarda la correlazione tra Van Gogh e la schizofrenia. Quest’ultima è un disturbo caratterizzato da alterazioni nel modo di percepire, di pensare e di comportarsi che ha in genere un’evoluzione cronica e che, se non curata, tende ad aggravarsi nel tempo. Il disturbo è caratterizzato da 3 principali sintomi: positivi, come deliri ed allucinazioni, negativi, come l’apatia,e cognitivi, come il disordine del pensiero, preceduti da alcuni segnali detti prodromici, ovvero cambiamenti nello stile di vita e nel modo di reagire, tendenzialmente vissuti dai familiari come ‘normali reazioni’ ad un eventi spiacevoli. Ecco perché la schizofrenia puó essere considerata delirio del cotesto instaurandosi dunque nella relazione con l’altro. 

 

Comprensione psicologica del film

Inquadrature irregolari, suoni ambigui, alternanza tra tempi morti e veloci hanno permesso di ricostruire un’immagine assolutamente fedele della condizione del protagonista. Van Gogh mostra una visione della realtà differente da come la percepiscono gli altri. “Vedo cose che nessuno vede. Faró vedere ai miei fratelli umani ció che vedo io così da dare conforto e speranza”. Questo il suo principale obiettivo, distrutto, denigrato da tutti e dunque modificato lungo i suoi ultimi anni. Non dipinge più per gli altri, ma per se stesso :” quando dipingo smetto di pensare e sento che io sono parte di ogni cosa che è dentro e fuori di me”. 

 

Ci accorgiamo inoltre che l’amicizia costituisce una ruolo fondamentale per il pittore olandese. Amicizia che verrà malmenata, violentata, umiliata, passando dagli altri pittori, i quali escludono Vincent dalle esposizioni paesane, fino ai ragazzi che gli lanciano sassi per sbeffeggiarlo.   “Non ricordo nulla a parte l’oscurità e l’angoscia”. Provando a prendere seriamente questa affermazione rivolta al fratello Theo mi ritrovo affascinato di fronte ad una emozione così viscerale, così vera, permettondoci di intravedere da un piccolissimo spiraglio la visione Van Goghiana. È dal botta e risposta con Paul Gauguin che il protagonista ci rivela un altro frammento della sua interiorità:”ho passato tutta la vita da solo dentro una stanza, ho bisogno di uscire e lavorare per dimenticare me stesso. Voglio perdere il controllo, ho bisogno di sentirmi in uno stato febbrile”. 

 

L’esclusione dei folli è curativa? 

La riflessione avuta fin’ora permette di dissociarsi dalla visione restrittiva e categoriale della schizofrenia, giungendo all’osservazione della persona e considerando solo superficialmente la malattia che la identifica. Ecco che gli appellativi folle e genio diventano trascurabili, portando enfasi sul vissuto di un uomo tormentato dalle relazioni affettive. Se, dunque, la schizofrenia é delirio del contesto e se questo delirio si instaura nella relazione con l’altro, è corretta una emarginazione che non permette la comprensione del contesto di riferimento? 

La paura dell’imprevedibilità del pensiero del folle ci blocca nella conoscenza dello stesso, la categorizzazione diviene la strada più immediata e più semplice.  Il disordine non è impossibile da conoscere, è soltanto più complicato da giustificare. 

“Un alienato è anche un uomo che la società non ha voluto ascoltare e al quale ha voluto impedire di proferire insopportabili verità”, Antonini Artaud. 

 

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