Vaccini, Salvini e Mulino Bianco – Manipolare i dati non è mai stato così facile

E’ molto facile trovare su una confezione di biscotti la scritta “Contiene il 35% di grassi in meno!”. E’ invece più difficile sapere rispetto a quali prodotti è stato fatto il confronto . Questo è solo uno dei moltissimi casi di manipolazione statistica ai quali siamo quotidianamente esposti.

 

Il costante flusso di informazioni che ci investe senza tregua è uno dei tratti più caratterizzanti dell’inizio di questo millennio. In ogni grande discussione pubblica, come il riscaldamento globale, l’immigrazione e i vaccini, le parti coinvolte utilizzano dati numerici per conferire autorevolezza alle proprie tesi. La stessa cosa si può facilmente ritrovare in altri settori, uno su tutti quello pubblicitario. Questo metodo si basa su ciò che Charles Seife, professore e giornalista per il New York Times, chiama Proofiness: la tendenza istintiva a credere a qualsiasi cosa supporti ciò che già si suppone, dimenticandosi o volutamente evitando di controllare la sua veridicità.

I metodi di manipolazione

Esistono moltissimi modi diversi con cui è possibile manipolare gli esiti di una ricerca statistica. Non è possibile elencarli tutti, ma sono raggruppabili in alcune categorie. La maggior parte degli errori, voluti o no, avvengono nella fase di ricerca dei dati e molti riguardano il campione statistico preso come riferimento. Per esempio, l’esito dei sondaggi in cui la partecipazione non è obbligatoria è falsato dal fatto che le persone più propense a rispondere sono quelle con una forte opinione riguardo l’argomento trattato. In questo modo non si tiene conto di una larga fascia di popolazione con idee incerte o moderate e si generano dati sbagliati, o quantomeno non affidabili. Per una persona media è molto difficile sapere con che criteri è stata portata avanti una ricerca del genere, soprattutto se chi ne diffonde i risultati non ha interessi nel renderli pubblici. E’ il caso dei già citati biscotti del supermercato: 35% in meno rispetto a chi? La Mulino Bianco ci informa che il numero si basa sul confronto con i frollini più venduti, ma approfondendo la ricerca sul sito di Aidepi, ovvero la fonte da cui sono presi i dati, si scopre che il campione considerato comprende solo il 32.8% del mercato. Ciò equivale a dire che, presi 30 frollini completamente casuali, i biscotti in vendita contengono in media il 35% di grassi in meno rispetto a solamente 11 di loro. Il campione scelto non è ovviamente rappresentativo, in quanto è estremamente limitato, ma è curioso notare come la quasi totalità dei biscotti che lo compongono siano marcati Mulino Bianco.

La presentazione dei dati

L’ultimo esempio offre un altro spunto interessante: il dato che la Mulino Bianco diffonde per pubblicizzarsi non è tecnicamente errato, perché in effetti i biscotti usati per il confronto sono i più venduti, ma è rivedibile, almeno moralmente, il fatto di non essere trasparenti sui criteri usati. Così facendo gli acquirenti sono indirettamente ingannati, in quanto l’affermazione pubblicitaria e la mancanza di una spiegazione porta loro a dover assumere da soli i parametri della ricerca. E’ come se qualcuno affermasse di aver risolto il cubo di Rubik facendo vedere una sola faccia completa e nascondendo le altre. A quel punto il tutto regredisce ad una mera questione di fiducia e i dati diventano solo estetica. Un caso simile ma in ambito molto diverso è capitato lo scorso aprile, quando l’ex ministro degli Interni Matteo Salvini ha affermato che il numero di stranieri irregolari in Italia fosse 90’000, nonostante le stime ufficiali al tempo si aggirassero sul mezzo milione. Incredibilmente entrambe le stime sono corrette, ma il leader della Lega non ha specificato che il suo dato faceva riferimento ad una categoria molto più ristretta di ‘irregolare’. Nel suo conteggio erano inclusi solo coloro che erano arrivati dopo l’inizio del 2015, che erano rimasti in Italia e che erano fuori dalla rete dell’accoglienza. Non si tratta quindi di sottigliezze, ma di differenze nell’ordine delle centinaia di migliaia. Di nuovo, senza sapere i parametri di ricerca si arriva al fattore fiducia, che in politica è un concetto ancora più complesso. Fonte Il Corriere

Paragoni errati e panico di massa

Un altro strumento molto usato sono i paragoni. Questi possono essere tanto efficaci quanto estremamente difficili da maneggiare. Per esempio, negli Stati Uniti la percentuale di persone affette da autismo è cresciuta esponenzialmente negli anni, passando dallo 0.1% negli anni ottanta al 0.67% nel 2000, fino all’1.47% nel 2017 (Scientific American). Questa crescita esponenziale ha spaventato una grossa fetta dell’opinione pubblica americana e non, dando il via ad un improbabile caccia al colpevole nella quale sono state anche tirate in mezzo le vaccinazioni. La realtà dei fatti è diversa: dal 1980 ad oggi la comprensione scientifica sull’argomento ha fatto passi da gigante, portando profondi cambiamenti nella concezione stessa di autismo. Oggigiorno è molto più semplice individuare comportamenti anomali nei bambini grazie ad una migliore consapevolezza sulla questione, diffusasi soprattutto tra genitori e personale scolastico. Tutti questi fattori hanno portato ad un ovvio aumento dei casi riscontrati, ma ciò significa che molte più persone stanno ricevendo l’aiuto che solo 15 anni fa sarebbe stato loro negato

 

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